Negri: «Dove sono gli adulti? Una cultura cattolica nasce se c’è maturità nella fede»

Oggi l’arcivescovo di Ferrara riceve il il 31esimo premio internazionale Cultura Cattolica. «Don Giussani amava ripetere che non si può riconoscere la verità senza desiderare di viverla»

Monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara e Comacchio, riceverà oggi il 31esimo premio internazionale Cultura Cattolica a Bassano del Grappa. Un riconoscimento prestigioso, in passato assegnato a Augusto Del Noce, don Divo Barsotti, Joseph Ratzinger, Luigi Giussani, Angelo Scola, Giacomo Biffi, Camillo Ruini e Carlo Caffarra.
Ieri, in un’intervista ad Avvenire, l’arcivescovo Negri ha spiegato che, grazie ai suoi maestri – don Giussani, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI – ha imparato che «una cultura cattolica nasce se c’è maturità nella fede. Una fede matura produce criteri di interpretazione della realtà, capacità di giudizio, di spirito critico. Ecco, io la fede e la cultura le ho vissute così sin dal liceo. Poi questa fede e questa cultura sono state investite dal laicismo e dall’ideologia marxista, così sono entrate in dialettica con queste che sono presto divenute mentalità dominante».

LA MISSIONE E’ LA VITA NELLA FEDE. «Oggi si parla spesso di dialogo fra fede e cultura – ha detto Negri – e devo dire che sono avvilito perché nei fatti si è affermato un dualismo per cui la fede si vive come esperienza individualistica e soggettiva, mentre la cultura scorre su ritmi propri. In questo modo la cultura cattolica, o quello che ne resta, rischia di rimanere subalterna o di avere bisogno di una certificazione resa altrove. E mi sembra di percepire una difficoltà in tanti cristiani per i quali la cultura è stata ed è frutto di un cammino nella fede».
La scissione tra fede e cultura, ha proseguito l’arcivescovo, è oggi simile a quella che visse «ai tempi del liceo, quando incontravo professori per i quali un conto era la fede che si vive nel privato, un altro era la cultura che è il frutto delle conoscenze scientifiche». Un errore perché la cultura e la Chiesa «si realizzano insieme nella missione. Adesso però la parola missione rischia di essere rimandata a un’azione di carattere ecclesiale nei confronti di coloro che non conoscono il cristianesimo… Ma la missione è la vita della fede nel mondo in cui siamo, nella testimonianza; è una visione specifica della vita costruita su Cristo e per Cristo. In questo senso non c’è una cultura cattolica senza identità ecclesiale. La presenza e la testimonianza di papa Francesco col suo annunzio fondato su Cristo e aperto all’uomo costituisce sotto i nostri occhi un esempio di evangelizzazione».

RIFORMA NELLA CHIESA. Parlando poi delle difficoltà a formare nuovi cristiani nelle università e nelle facoltà teologiche («credo che prevalga un po’ di relativismo teorico»), Negri pensa che serva «una riforma culturale nella Chiesa e di conseguenza anche nella formazione. Tutto il resto verrà di conseguenza, anche una rinnovata visione morale, un movimento di vita innescato da una concezione chiara della vita. Don Giussani amava ripetere che non si può riconoscere la verità senza desiderare di viverla, che poi è una frase di Platone».

DOVE SONO I NOSTRI ADULTI? Oggi «esiste un’emergenza educativa», ma questa riguarda «gli adulti, non i giovani. Dove sono i nostri adulti? Sono educatori questi genitori, queste famiglie scombinate con più padri, più madri e una molteplicità di nonni? Sono educatori questi insegnanti…».
Oggi, «in un sistema culturale che non offre alcuna ragione per vivere», che non accetta il «pluralismo culturale» e che fa coincidere lo Stato con il Popolo e la Nazione, occorre «ripartire dal confronto vero, dal dialogo, che come diceva Aristotele, sono le motivazioni della democrazia».