Natale in Iraq, dove i cristiani rischiano la vita a messa e risorgono le cattedrali

«Rischio attentati», cancellate le funzioni di mezzanotte a Baghdad. E mentre il paese conta i suoi morti a Qaraqosh rinascono case e chiese

Natale a Baghdad, cancellata la messa di mezzanotte. «In questo contesto un attacco sarebbe un disastro», ha spiegato il cardinale Louis Raphael Sako, patriarca della chiesa caldea ad AsiaNews, riferendosi alle violenze perpetrate da gruppi infiltrati nelle manifestazioni anti-governative che dal 1 ottobre stanno agitando l’Iraq, e delle milizie che continuano ad attaccare, sequestrare e uccidere giornalisti e attivisti. Preti e parroci della capitale sono tutti «d’accordo sulla cancellazione. Abbiamo sentito anche diversi fedeli e il sentimento è comune e condiviso». Baghdad ha paura e i religiosi temono che «i fedeli che vanno in chiesa, soprattutto di sera, possano diventare un obiettivo da colpire». Da qui la scelta di celebrare messa solo di giorno, in piena luce: «Vogliamo prima di tutto garantire e tutelare la sicurezza delle persone». Il provvedimento interesserà tutte le chiese della capitale di un paese senza premier e insanguinato dalle proteste represse dalla polizia e da gruppi che attaccano i dimostranti in piazza: 450 morti e 20 mila feriti è il bilancio di un’escalation di violenze culminate, a fine novembre, nel doppio assalto al consolato iraniano a Najaf.

LA RINASCITA DI QARAQOSH

Un paese in cui la comunità cristiana continua a combattere per riconquistare ciò che è andato perduto. Dopo essersi letteralmente aggrappati alla ricostruzione della chiesa San Behnam e Sarah per «incoraggiarsi a rimanere in questa terra», i cristiani della Piana di Ninive attendono ora la riedificazione della Grande Cattedrale dell’Immacolata Concezione di Qaraqosh, guidata dall’indomito padre Georges Jahola. È stato lui, tre anni fa, a riprendere in mano la città ridotta a un cumulo di macerie dopo due anni di occupazione dell’Isis: «Qaraqosh fa parte del mio compito di pastore e sacerdote. Ricostruendo la città e la chiesa, infatti, noi ricostruiamo la fede delle persone», aveva spiegato a Tempi.it: «Le forze del male volevano distruggere non soltanto le pietre, ma la comunità intera dei cristiani. Non ci sono riusciti».

LA CATTEDRALE DEI CONTADINI

Dal suo ritorno in città poco più della metà delle 4.774 case parzialmente danneggiate dai terroristi è stata riparata, 818 case bruciate sono state ricostruite ex novo, la chiesa di san Behnam e Sarah riconsacrata nel giorno dell’Assunzione di quest’anno. La Cattedrale dell’Immacolata Concezione fa parte anch’essa dei luoghi di culto profanati e dati alle fiamme dallo Stato Islamico: «Si tratta di una chiesa molto importante per la storia di Bakhdida (nome aramaico di Qaraqosh, ndr) perché è stata costruita con le donazioni della popolazione locale, dei lavoratori agricoli», ha raccontato padre Jahola alla Catholic News Agency. Edificata tra il 1932 e il 1948 grazie al sudore e al lavoro dei contadini della Piana di Ninive, la chiesa carbonizzata dall’Isis tornerà quindi a rappresentare un punto di riferimento per quella che Tristan Azbej, sottosegretario di Stato ungherese per l’aiuto ai cristiani perseguitati ha definito «la culla del cristianesimo». L’Ungheria ha stretto una partnership con la Chiesa ortodossa siriaca locale per ricostruire cento abitazioni e l’Usaid, agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale, provvederà alla ricostruzione del centro e del mercato delle imprese locali. «I giovani non hanno lavoro, molti si trasferiscono ad Erbil o lasciano l’Iraq», prosegue padre Jahola. «Penso che sia molto importante sostenere questa città perché è il più grande simbolo del cristianesimo in Iraq. Fino ad ora ci siamo riusciti, ma non sappiamo cosa ci porterà il futuro». Al comitato di ricostruzione hanno preso parte le comunità siriaco-cattolica, siriaca-ortodossa, caldea, armena, assira e musulmana di Qaraqosh.

LA RESPONSABILITÀ DELL’AMORE

«Nessuno sa dove andrà l’Iraq», ha ricordato il cardinale Sako nel suo messaggio di Natale, diffuso attraverso i canali ufficiali del Patriarcato, alla luce dei nuovi attentati, i conflitti, le stragi, «sembra che gli iracheni non siano in grado di trovare un modo efficace per mettere il Paese sulla strada giusta, eliminare il settarismo, la corruzione, l’arricchimento illegale e l’ingiusto sequestro di proprietà pubbliche e private». Sako invita politici e funzionari della sicurezza ad «evitare soluzioni militari» che porterebbero a un’ulteriore escalation delle violenze, ascoltando «la voce del loro popolo in questa terra benedetta di Abramo. La voce di coloro che sono stati uccisi e di coloro che sono ancora sottoposti a ingiustizia, miseria e umiliazione». E ai battezzati di rispondere ai bisogni del popolo, musulmano o cristiano, seguendo l’esempio di Gesù Cristo: «Dio ci riterrà responsabili del nostro amore e del servizio che offriamo agli altri».

Foto Ansa