Le moschee in Francia. Come ti svendo la sacra laïcité per la soumission

Un archivio online svela un fiume di finanziamenti pubblici alle moschee francesi. A favore di imam «tutto fuorché moderati». Legati ai Fratelli Musulmani

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Donna in Niqab a Strasburgo, Francia

DA PARIGI – Il suo Observatoire de l’islamisation, che ha fondato nel 2007, è un archivio di dati, articoli, approfondimenti e reportage imprescindibile per chi vuole addentrarsi senza paletti ideologici nella realtà dell’islam contemporaneo. È la più grande riserva web di documenti in lingua francese dedicati agli avvenimenti rivelatori dell’avanzata dell’islam in Francia. La nascita di nuove moschee e “centri culturali islamici”, la proliferazione di madrase camuffate da istituti e scuole repubblicane, i veri dati sui flussi migratori che il sistema politico-mediatico preferisce non diramare, e numerose altre informazioni sulle varie personalità musulmane e correnti dell’islam in Francia trovano spazio all’interno di un sito che è consultato ogni mese da più di 80 mila visitatori unici.

Oscurato dai media, quello di Joachim Véliocas è un lavoro giornalistico e di ricerca colossale, oltre che coraggioso, che, come si può leggere sulla pagina ufficiale, «viene svolto nel rispetto dei musulmani, legittimamente alla ricerca della fede, la cui maggioranza aspira a una convivenza pacifica». Véliocas ufficializza il debutto della sua indagine nel 2006, all’età di 25 anni, con la pubblicazione di un saggio, L’islamisation de la France (edizioni de Bouillon), che passa in rassegna tutte le associazioni musulmane e le correnti islamiste di Francia. Ma è quattro anni dopo che il suo nome comincia a circolare e a infastidire le alte sfere della politica. Ovvero quando dà alle stampe la prima edizione di Ces maires qui courtisent l’islam (Questi sindaci che corteggiano l’islam), un libro esplosivo che per la prima volta denuncia le relazioni torbide tra fior fiore di personalità politiche della sinistra e della destra francese e le associazione islamiche locali, soffermandosi soprattutto sull’opaco sistema di finanziamento delle moschee e dei non meglio precisati “centri culturali islamici”. Il libro, edito dall’indipendente Tatamis, nonostante il totale boicottaggio dei media (il solo a parlarne brevemente nel suo blog personale è stato Ivan Rioufol del Figaro), è andato a ruba: più di 10 mila copie vendute. Un successo che ha convinto Véliocas a pubblicarne una seconda edizione, uscita a gennaio di quest’anno con l’aggiunta di otto nuovi capitoli.

«Con le elezioni municipali dello scorso anno, sono stati eletti molti nuovi sindaci, e in cinque anni numerosi altri progetti di moschee, finanziati dalle casse dei comuni, sono stati avviati. Un’edizione per rendere attuali i capitoli esistenti e aggiungere i nuovi aggiornamenti era indispensabile», dice a Tempi Véliocas, ricordandoci che prima di lui altri avevano abbordato la questione dell’islamizzazione, ma non era ancora stato realizzato uno studio circostanziato su di essa. «La questione dell’islamizzazione della Francia attraverso la demografia, la comparsa di rivendicazioni e la moltiplicazione di segni materiali come le moschee e gli abiti, era già stata posta negli anni Ottanta dal sociologo Jacques Ellul, e persino dall’ex ministro dell’Interno Michel Poniatowski. I padri della scienza demografica in Francia, Jacques Dupâquier e Alfred Sauvy avevano già realizzato delle proiezioni che annunciavano il processo di sostituzione di popolazione. Tuttavia sono stato il primo a realizzare un quadro dettagliato delle federazioni di moschee in Francia, i cui predicatori e imam sono tutto fuorché moderati, e a evidenziare le responsabilità dei politici che accompagnano questo processo».

La “sous-médiatisation” di cui il suo saggio è stato vittima non lo sorprende affatto: «Non faccio parte del serraglio mediatico, non sono ricercatore al Cnrs (Centre national de recherche scientifique) o a Science-Po, dunque non sono “presentabile” per la stampa. Tuttavia, noto divertito che otto anni dopo di me, Gilles Kepel (professore a Science-Po a Parigi) afferma che i “segni di islamizzazione” aumentano in Francia e che c’è un’“estensione del dominio dell’halal” secondo le sue proprie parole. Il successo del mio libro si spiega perché il popolo francese ha preso coscienza, nonostante le intimidazioni, di ciò che sta accadendo in Francia».

tempi-europa-hadjadjLa politica degli opportunisti
Pur essendo in totale contraddizione con la tanto osannata laïcité e la legge del 1905 che la costituzionalizza, i finanziamenti diretti delle moschee di cui si parla all’interno di Ces maires qui courtisent l’islam, non sono rari. È il caso, ad esempio, della moschea di Tours, nella Loira, dove il comune e la regione hanno appena promesso 2,5 milioni di euro per la finalizzazione del progetto. «Ma i casi più frequenti – spiega l’autore – riguardano la messa a disposizione dei terreni del comune per innalzare moschee in cambio di affitti irrisori, pratica generalizzata in tutte le grandi città, ma anche in quelle di medie dimensioni. La moschea di Cergy, uno dei casi più eclatanti, è stata costruita su un terreno di 2 mila metri quadrati, offerto dal comune socialista in cambio di un affitto pari a 728,50 euro mensili, vale a dire una miseria». Nel libro, sul banco degli imputati, finiscono anche l’attuale primo ministro Manuel Valls, ex sindaco di Evry, e Alain Juppé, tra i favoriti per le presidenziali del 2017 nonché primo cittadino di Bordeaux dal 2006. Eppure non passa giorno senza che i suddetti parlino della laicità come «valeur sacrée» della Repubblica francese. «Sono solo degli opportunisti», attacca Véliocas. «Quando Manuel Valls era sindaco di Evry, città con una forte concentrazione di popolazione di origine immigrata, si era pronunciato in un libro a favore del finanziamento pubblico delle moschee attraverso la riscrittura della legge sulla laicità del 1905. Ora che i tre quarti dei francesi, secondo gli ultimi sondaggi, temono la progressione dell’islam, si adatta e modula il suo discorso. Alain Juppé, dal canto suo, fa acquistare dal suo comune un terreno per affittarlo in seguito alla futura grande moschea di Bordeaux, diretta da Tareq Oubrou, un imam che ha confessato di essere un adepto dei Fratelli Musulmani e che proprio da Juppé è stato insignito del grado di cavaliere della Legion d’onore». Tareq Oubrou è anche membro dell’Amg (Association des musulmans de la Gironde), associazione vicina all’Union des organisations islamiques de France (Uoif), la quale, oltre a essere una delle più importanti federazioni islamiche del paese, è nota per essere l’antenna francese dei Fratelli Musulmani, nonostante nei media si preferisca omettere questa informazione (in un’intervista al quotidiano Le Parisien, Lhaj Thami Breze, ex presidente dell’Uoif, aveva scandito con orgoglio il motto dei Fratelli Musulmani: «Il Corano è la nostra Costituzione»).

Luoghi di culto e scuole
Ma qual è l’influenza dell’Uoif in Francia? «Su 2.400 moschee, l’Uoif ne controlla 400, e non si tratta di piccole sale di preghiera, ma delle grandi moschee di Mulhouse, Caen, Nantes, e presto di Bordeaux», spiega a Tempi Véliocas. «Le scuole medie-licei privati musulmani che hanno aperto in questi ultimi anni sono stati creati da questa organizzazione (come il Lycée Averroès di Lille, in questi giorni al centro della tormenta in ragione delle dimissioni di un professore che ha denunciato l’ideologia islamista che viene propagata surrettiziamente dai responsabili del liceo, eretto per volere dell’imam Amar Lasfar, col sostegno del sindaco socialista Martine Aubry, ndr). Due delle quattro scuole di imam presenti in Francia sono controllate dall’Uoif. I predicatori e gli imam usciti da queste scuole non si accontentano di predicare nelle loro moschee ma intervengono nelle moschee non affiliate e spesso fanno carriera nelle moschee appartenenti a delle associazioni locali (come a Cannes e a Cergy ad esempio). Alla fine, il miglior test di popolarità resta il loro grande congresso annuale al Parc des expositions del Bourget dove più di centomila musulmani convergono ogni anno. I congressi regionali di Lille o Nantes riuniscono quasi 10 mila persone, nessun’altra federazione di moschee ne muove così tante. Bisogna anche ricordare che le star dell’islam mondiale vengono a questi congressi, come gli sceicchi Qaradawi, Higazi, Abdelkafi (Egitto), Suwaidan (Kuweit), al Arifi (Arabia Saudita)».

Come sottolineato in precedenza, è sui controversi sistemi di finanziamento alle moschee che si concentra buona parte dell’inchiesta di Véliocas, sulle piogge di denaro pubblico che senza il minimo controllo innaffiano le comunità islamiche locali, sovvenzionando i loro luoghi di culto e le loro attività. Sotto accusa finiscono anche quei deputati che utilizzano le loro “réserve parlementaire” (fondi sbloccati dallo Stato a disposizione dei parlamentari dell’Assemblea nazionale e del Senato per finanziare le associazioni e le collettività della loro circoscrizione, ndr) per sovvenzionare la costruzione di moschee: «C’è il caso dell’ex deputato Ump Chantal Brunel, vicino all’ex primo ministro François Fillon, che ha perso il suo scranno nel 2012, il quale si vantava in un’intervista a Le Parisien di utilizzare la sua réserve per la costruzione di una moschea, o del deputato Ump del dipartimento del Nord Thierry Lazaro che ha donato parte della sua liquidità al progetto della moschea di Ostricourt. Il caso più eloquente è ad ogni modo quello del responsabile per il web della campagna elettorale di François Hollande, il deputato Ps Vincent Feltesse, che ha promesso 50 mila euro per il progetto di moschea a Bordeaux in piena campagna per le municipali».

Ambiguità bipartisan
Ma i finanziamenti non provengono solo dal territorio francese: «La Fondation des oeuvres de l’islam, creata da Dominique de Villepin quando era primo ministro, raccoglie i fondi stranieri per redistribuirli alle moschee», spiega Véliocas. «Visti gli interessi economici della Francia in Qatar e in Arabia Saudita, così come i loro investimenti in Francia, è mal accolto ogni sorta di inquietudine circa questi finanziamenti. Il ministro degli Esteri socialista, Laurent Fabius, e Nicolas Sarkozy hanno recentemente negato che il Qatar finanzia i jihadisti, nonostante il rapporto del Tesoro americano diramato alla fine del 2014 lo certifichi. E bisogna ricordare che Sarkozy tiene conferenze profumatamente remunerate per conto delle banche qatariote». Esistono soluzioni a breve termine per frenare l’islamizzazione? «Decadenza della nazionalità per i delinquenti di origine straniera o binazionali, fine delle prestazioni sociali agli stranieri che non lavorano, ricongiungimento familiare nei rispettivi paesi d’origine, espulsioni di gruppo dei clandestini. Tuttavia – evidenzia Véliocas – tutto ciò è proibito dalle convenzioni europee. Persino Sarkozy ha sospeso le espulsioni dei delinquenti stranieri che erano previste prima del suo approdo al ministero dell’Interno nel 2005. Temo che questa islamizzazione sia irreversibile in molte zone. Per arginare il fenomeno, servirebbe una destra che sia veramente convinta del suo credo politico, perché con Alain Juppé e Nicolas Sarkozy sembra di avere i candidati dei Fratelli Musulmani».

Foto donna in niqab a Strasburgo da Shutterstock

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