Meno tasse per 45 miliardi? È già molto se il governo non dovrà aumentarle per 75

Tanti sono i miliardi che, secondo la Cgia Mestre, Renzi dovrà trovare di qui al 2018 per evitare tutte le “clausole di salvaguardia” attivate negli ultimi anni

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Potrebbe risultare più difficile del previsto per Matteo Renzi realizzare la solenne promessa di tagliare le tasse per «45 miliardi di euro in meno dal 2014 al 2018». Sarà già molto se il suo esecutivo riuscirà a non aumentarle le tasse a quella scadenza, visto che secondo il calcoli della Cgia di Mestre nello stesso lasso di tempo l’Italia dovrà trovare ben 75,4 miliardi di euro per scongiurare l’innesco delle cosiddette “clausole di salvaguardia”.

IMPEGNI CON LA UE. «In buona sostanza», spiega l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre, si tratta di dispositivi che gli ultimi governi hanno disseminato all’interno dei provvedimenti fiscali approvati in questi ultimi anni e che rappresentano «impegni che abbiamo assunto nei confronti dell’Ue: nel caso lo Stato non fosse in grado di reperire le risorse necessarie per sterilizzare queste misure, sarebbe inevitabile l’aumento della tassazione, al fine di rispettare gli impegni presi con l’Europa in materia di conti pubblici».

SPENDING REVIEW. Ebbene, adesso l’ufficio studi della Cgia sostiene di essere riuscito a ricostruire l’ammontare totale di questi impegni: 74 miliardi e rotti. Da recuperare naturalmente attraverso riduzioni della spesa pubblica. Si può solo sperare che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan avesse bene in mente quella cifra mentre in questi giorni prospettava che le coperture per la riduzione della pressione fiscale promessa da Renzi potrebbero arrivare proprio da spending review e ritocco degli obiettivi di deficit…

LE PRIME SCADENZE. Tornando alle clausole di salvaguardia, «la prima scadenza – scrive la Cgia – è il prossimo 30 settembre: se entro quella data l’esecutivo non fosse in grado di reperire 1,4 miliardi di euro, dal giorno successivo scatterebbe l’ennesimo aumento delle accise sui carburanti, oltre a un deciso incremento degli acconti Irpef e Ires in capo alle aziende». Ancora più oneroso sarà poi «l’impegno che dovrà essere affrontato con la prossima legge di stabilità», prosegue la Cgia. «Entro la fine di quest’anno, infatti, Renzi sarà costretto a reperire ulteriori 16 miliardi di euro; diversamente, dal 1° gennaio 2016 scatterà un nuovo ritocco dell’Iva e un aumento della tassazione, attraverso l’elevazione di aliquote o la riduzione di detrazioni e deduzioni fiscali».

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A REGIME 30 MILIARDI. Ma le “trappole” non sono finite: nel 2016 la necessità di nuove risorse «arriverà a toccare la cifra di 26,8 miliardi», mentre per l’anno successivo, 2017, serviranno 30 miliardi. Dunque «a regime», spiega la Cgia, «il taglio della spesa rispetto al 2014 si dovrebbe attestare attorno ai 30 miliardi di euro, importo necessario per evitare un corrispondente aumento delle tasse». È «un impegno da far tremare i polsi», secondo l’associazione imprenditoriale veneta. «In quasi 4 anni il governo Renzi deve trovare ben 75,4 miliardi di euro per scongiurare l’ennesimo aumento delle imposte». Aumento che non solo smentirebbe le solenni promesse renziane di un fisco migliore, ma «soffocherebbe sul nascere i timidi segnali di ripresa economica in atto», osserva Paolo Zabeo della Cgia.

Foto Ansa