L'economista Matteo Rizzolli: «Non capiamo ancora lo tsunami della denatalità, quasi nessuna leva sembra funzionare. Ma chi "resiste" ci indica la strada»
(Foto di Bruno Kelzer su Unsplash)
C’è un nesso, meno sentimentale e più strutturale di quanto si voglia ammettere, tra le culle che restano vuote e le serrande che si abbassano. Esattamente un anno fa, su queste pagine, mettevamo in fila i numeri di un «inverno industriale» che non accenna a sgelare: cinquantanovemila aziende manifatturiere perse in cinque anni. Praticamente un’impresa su dieci è evaporata nel nulla tra il 2019 e oggi. Non si tratta solo di mortalità aziendale, ma di assenza di nascite: non nascono più imprese, non nascono più bambini.
I due fatti sono lo specchio della stessa sterilità. L’Istat continua a certificare il precipizio: trecentosettantamila nascite nel 2024, con la prospettiva di sfondare al ribasso la quota dei trecentocinquantamila il prossimo anno. Siamo sotto la soglia minima di sopravvivenza sociale. E come ha scritto Roberto Volpi su Tempi, non c'è immissione di migranti che possa curare questo quoziente di natalità (meno di 6 nascite annue ogni mille abitanti), che è figlio del crol...
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