«Meloni ha mantenuto qualche promessa. Schlein cosa vuole?»
Ultimo anno prima delle elezioni politiche. Forse si andrà al voto prima. Da una parte il centrosinistra, il “campo largo” e l’ipotesi delle primarie, dall’altra il governo di Giorgia Meloni reduce dalla sconfitta del referendum sulla giustizia e alle prese con la crisi iraniana. «L’esecutivo subisce un certo logoramento dovuto al fatto che la legislatura è stata molto lunga, molto tormentata, complessa», osserva Stefano Folli, commentatore politico di Repubblica. «In questo ultimo anno, il governo deve evitare il rischio di tirare a campare nell’attesa del voto e trovare il modo di mandare messaggi positivi al paese, anche se non è semplice, perché mancano risorse e non ci sono soldi da spendere».
Cosa può vantare il governo Meloni?
Ha rispettato qualcosa delle sue promesse, ma non tutte le sue promesse. Nel lato positivo della lavagna mettiamo la stabilità, che è un valore. A settembre, batterà il record di longevità della storia repubblicana. C’è la politica estera, corretta e rispettosa delle nostre alleanze, complessivamente leale verso i partner e prudente quando c’era da essere prudenti. C’è stato anche un superamento dell’ostilità iniziale verso l’Unione Europea. Si è dato sostegno all’Ucraina, nonostante la Lega avesse una posizione diversa. Il rapporto con gli Stati Uniti è stato complicato, soprattutto dall’avvento di Donald Trump. Meloni è riuscita a mantenere una distanza dalle parti meno accettabili di Trump, ma al tempo stesso ha mantenuto il legame tradizionale con gli Stati Uniti.

Ci sono state tensioni fra il presidente americano e la premier, soprattutto negli ultimi mesi.
Come è giusto che sia. Non condivido l’idea che Meloni sia stata subordinata a Trump. Credo sia stata rispettosa del legame con gli Stati Uniti. Quando Trump è andato oltre il limite ha saputo prendere le distanze senza intaccare la partnership.
Le principali frizioni sono arrivate con la guerra di Stati Uniti e Israele all’Iran degli ayatollah.
In questo, Meloni ha assunto una posizione più vicina all’Europa. Non quella estrema della Spagna, punto di riferimento del centrosinistra, ma quella di Francia, Germania e Regno Unito. L’Italia non aveva nessuna intenzione di essere coinvolta in questa guerra. Il governo ha rifiutato di approvare l’uso delle basi americane sul suo territorio per una partecipazione, seppur indiretta, al conflitto, mantenendo però un atteggiamento di collaborazione con gli Stati Uniti per quanto riguarda lo sminamento dello stretto di Hormuz, che ovviamente potrebbe avvenire soltanto quando ci fosse una tregua consolidata. Adesso non è possibile.
Nessun rimpasto di governo dal 2022. In concreto, quale vantaggio apporta la stabilità?
Lo spread è molto basso. Anche questo è un punto importante a favore del governo Meloni. I conti pubblici sono stati mantenuti bene. L’Italia ha mancato il limite del 3 per cento di deficit di pochissimo. Siamo usciti dalla procedura di infrazione, sfiorando questo risultato da un punto di partenza dove la distanza era molto più marcata.
Punti negativi di questi quattro anni per la maggioranza?
Grandi riforme non ce ne sono state. La principale era quella della magistratura ed è fallita con il risultato del referendum. Questa è la sconfitta più grande.
Il governo ha sbagliato qualcosa sul referendum?
Non era facile evitare che si avesse l’impressione di uno scontro mortale tra il governo e la magistratura. A mio avviso, la cosa andava gestita meglio.
L’Anm, il sindacato dei magistrati, ha cercato questo tipo di scontro.
Certo, ma andava messo in conto. Invece di prendere l’Anm di punta come il toro con il torero, andava cercata un’altra soluzione. Non era facile, ma così un referendum che poteva essere vinto da chi voleva la conferma della riforma è stato perso. Questo risultato va messo nella parte negativa della lavagna.
Quale potrebbe essere lo scenario dell’ultimo anno di legislatura?
La questione iraniana si proietta sul futuro come un’incognita. C’è incertezza sulla questione energetica. In questo momento, l’energia è un problema. Il prezzo del petrolio, la benzina cara, mettono a rischio la tenuta dei conti. È un passaggio delicato. Ci sarà il problema di trovare le risorse per ridare slancio all’economia ed evitare la recessione. Non mi fossilizzerei su una riforma elettorale fatta a colpi di maggioranza. Penso che crei più problemi al governo di quanti ne risolva.
Come vede la Lega, deteriorata dagli abbandoni, e Forza Italia, con le recenti nomine di Stefania Craxi e Enrico Costa a capigruppo di Senato e Camera decise da Marina Berlusconi?
Il problema di Matteo Salvini, oggi, è il generale Roberto Vannacci. La Lega non ha dato segnali di ripresa elettorale e Salvini deve confrontarsi con il generale per non perdere i voti della destra più dura. Per quanto riguarda Forza Italia, anche per recuperare spazio di manovra, il peso della famiglia Berlusconi è tornato a farsi sentire.
L’opposizione?
Mi pare che proponga poco e viva giorno per giorno. Se l’opposizione ha il compito di trasmettere la sua visione del paese e del quadro internazionale diversi da quelli della maggioranza, dovrebbe spiegare in cosa consiste tutto questo. Finora, non si è capito bene. Sembra invece che viva di polemiche quotidiane per un risalto mediatico e che, nella sostanza, non ci siano proposte di ampio respiro. Se il centrodestra ha mantenuto qualche promessa, il centrosinistra non le sta neanche facendo.

Il futuro del campo largo?
Quello che manca è cosa pensa di fare su tutti i grandi temi rispetto ai quali il prossimo governo dovrà confrontarsi. Non si espone né sulla politica estera, né sulle questioni economiche. È strano che il presidente dei 5 Stelle, Giuseppe Conte, grande azionista del campo largo, dica “siamo in ascolto” alla base per sapere quali sono le priorità per il Paese. Credo che l’opposizione viva di tattica. Occorrerebbe invece una grande strategia.
Alcuni esponenti dell’opposizione stanno aspettando le possibili primarie?
Il tema delle primarie, che il Pd di Elly Schlein non vuole, blocca e inquina un po’ tutto il dibattito a sinistra. Forse sarà così finché non sarà sciolta la questione di chi sarà il candidato premier o di come si arriva alla scelta, se con le primarie o in base al bacino elettorale del partito.
La segretaria del Pd cosa dovrebbe fare, idealmente, secondo lei?
Dovrebbe spiegare qual è la sua idea del Paese nei prossimi cinque anni. Più o meno abbiamo capito in che cosa ritiene che il centrodestra abbia sbagliato, ma non sappiamo che cosa lei intenda fare a differenza del centrodestra per dare una prospettiva all’Italia. Secondo me, non basta dire “vogliamo ridurre le liste d’attesa degli ospedali” o “vogliamo introdurre il salario minimo”. Schlein ha il problema di dare un’immagine unitaria di un centrosinistra lacerato. Un problema che Conte non ha.
Come si sta muovendo il leader dei 5 Stelle?
Conte ha assunto una posizione molto incisiva, populista, che punta o a un accordo per avere una grande rilevanza in futuro o alle primarie. È vero che il Pd ha quasi il doppio dei voti dei 5 Stelle, ma è anche vero che Conte è abile nella capacità di colpire mediaticamente. Può sperare che in caso di primarie la vittoria vada a lui.
I centristi?
Credo che Matteo Renzi giochi di sponda per rientrare in parlamento con un drappello di suoi e avere forse un ruolo in una futura maggioranza. Ma non è in grado di spostare gli equilibri del centrosinistra, che si determineranno nel rapporto di conflittualità o di accordo tra Schlein e Conte. Carlo Calenda non mi sembra destinato al campo largo. Dipende dalla legge elettorale. O sarà solo a presidiare la posizione di centro o troverà un accordo con il centrodestra.
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