Dopo il referendum è partita la campagna elettorale e la sinistra s’è ricompattata e ringalluzzita. Senza soldi da distribuire, l’esecutivo ha un’altra opzione: tenere fede alla sua (prima) promessa
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Palazzo Chigi, Roma, 20 aprile 2026 (Foto Ansa)
Come era prevedibile, dopo il referendum sulla giustizia è partita la campagna elettorale. Si voterà tra un anno, più o meno. Nel frattempo il centrosinistra si è ringalluzzito per la vittoria del “no”, interpretandola come un messaggio di scontento per l’operato del governo Meloni. La lettura è corretta, ma non del tutto. Nel senso che, certamente, la sinistra ha puntato tutto sul dare un significato politico e non di merito all'appuntamento referendario, ma è anche vero – almeno a stare alle analisi post-voto – che il “no” ha raccolto consensi anche tra elettori di centrodestra, indecisi e non votanti che, in caso di elezioni politiche, potrebbero comportarsi diversamente.
In ogni caso, come si diceva, è partita la campagna elettorale e non c’è giorno che al governo Meloni non sia imputato qualche piccolo disastro o qualche grande pasticcio, al di là anche di alcuni suoi lampanti demeriti. Il governo «galleggia nella “via del mezzo”», ha scritto ieri sul Foglio Giuliano Ferrara, cons...
Contenuto riservato agli abbonati
Light
Il quotidiano online per i nuovi abbonati
Digitale
Il quotidiano online + il mensile digitale
Full
Il quotidiano online + il mensile digitale e cartaceo