Meeting Rimini 2013. Chi risponde all'”emergenza uomo”? Un volto, i volti della speranza

Dalla Veronica di Manoppello a Chesterton a Testori. Da John Waters alle migliaia di sconosciuti martiri cristiani. Uomini e donne che sono come sentinelle di verità

tempi-meeting-rimini-speciale-copertinaComincerà tra una settimana la XXXIV edizione del Meeting di Rimini, che quest’anno si svolgerà dal 18 al 24 agosto. Pubblichiamo l’editoriale di Luigi Amicone per lo speciale di Tempi dedicato alla manifestazione.

Ad ogni edizione i soliti spettacolari numeri da grande agenzia di incontri. Media di 800 mila presenze, partecipanti di 20 nazioni, 4 mila volontari, 130 incontri, 250 relatori, 8 mostre, 35 spettacoli, 10 eventi sportivi, 170 mila metri quadrati allestiti, mille operatori dell’informazione accreditati, 200 partner e sponsor. Numeri che è sempre doveroso ricordare perché – piaccia o non piaccia – misurano la qualità sociale (e in un certo senso anche imprenditoriale) che ha questo convegno di popolo, unico in Italia e, forse, al mondo.

Quest’anno parrebbe l’Europa l’oggetto principe della kermesse, con una originale esposizione che sarà inaugurata da Enrico Letta e dalla schiera di ministri al seguito. Eppure, di questa edizione numero 34, il punto da sottolineare è un altro. Il punto è il titolo, “Emergenza uomo”, che è insieme segnale di pericolo e di tentata riscossa. Dove sta il pericolo tutti lo sappiamo. Dal lavoro ai legami affettivi. Dall’economia di crisi alla crisi delle relazioni. Dai fuochi di guerra nel Mediterraneo alla tempesta che scuote la solidarietà europea. È un tempo così. Un tempo dove le “rivoluzioni” non rispondono all’urgenza da cui pure sono scaturite. A un certo punto sbandano, le rivoluzioni. E non rispondono più ai comandi di chi pure le ha promosse. È un tempo in cui si fa presto a dire “vento di cambiamento”, “facce nuove”. E non succede niente. Anzi la sfiducia cresce. Insoddisfazione. Lamento. Impotenza. Confusione. Sono queste le stelle che brillano nei cieli d’Europa.

meeting«Una cosina da nulla»
Così, nonostante l’impresa titanica di istituzioni, commissari e banchieri di offrire risorse e indicazioni di speranza all’uomo europeo, niente è più raro nella casa comune che il Meeting vede estesa da Lisbona agli Urali, che «questa piccola speranza». Come direbbe Péguy, «questa cosina da nulla» che procede da fede e carità. E qui sta il punto: cos’è infatti l’uomo senza fiducia e amore? Scrivendo alla moglie in epoca molto simile alla nostra di conquiste scientifiche e rivoluzioni economiche, Karl Marx descrive gli idoli del suo e nostro tempo come «fatti apposta per renderci tutti piccoli e deboli e lamentosi e irresoluti». «Ma l’amore – prosegue Marx – l’amore non per l’uomo di Feuerbach, non per il metabolismo di Moleschott, non per il proletariato, bensì l’amore per l’amata, per te, fa dell’uomo veramente un uomo». Oggi che il positivismo torna a trionfare e che tutti i diritti positivi sono realizzabili (pensiamo al controsenso del cosiddetto “matrimonio gay”), il male di vivere è lo stesso, se non maggiore, del tempo in cui le donne non avevano neanche il diritto di voto e l’omosessualità era tabù. Oggi che anche l’amore è diventato un “diritto” che razza di “amore” c’è nel mondo? Infelicità di un mondo che sogna di essere amato per denuncia e vendicato per sentenza. Tutta questa utopia, tutta questa confusa forza impersonale che ci procura infelicità in nome dell’amore è come se non avesse un volto.

Nella Lumen Fidei di Joseph e Francesco leggiamo anche questo: «Martin Buber citava questa definizione dell’idolatria offerta dal rabbino di Kock: vi è idolatria “quando un volto si rivolge riverente a un volto che non è un volto”». Ecco, il centro di questo Meeting è, invece un volto. Il Volto. E i volti che da Lui discendono. La Veronica di Manoppello, dalla storia epica e misteriosa che affonda nei secoli e che papa Ratzinger ha riconosciuto, davanti al quale il Papa si è inginocchiato nel suo pellegrinaggio in Abruzzo. Volto che nella più bella delle mostre allestite al Meeting viene ora indicato a tutto il popolo. E poi i volti di Chesterton e di Testori. Di Shahbaz e delle migliaia di sconosciuti martiri cristiani di questo terribile presente del mondo. I volti di Paul Bhatti, John Waters e di tutti quegli uomini e donne che sono come sentinelle della verità. E perciò testimoni della verità. Non gente di chiesa. Ma Chiesa. Cioè popolo che ha un volto. Perciò c’è speranza per ogni uomo. Perché c’è un posto, la Chiesa, che «è la portatrice storica dello sguardo plenario di Cristo sul mondo». Buon Meeting.