Maya Angelou, icona liberal del mondo americano ma non solo: «Non abortire fu la scelta migliore della mia vita»

Tranviera, cameriera, ballerina, cantante, scrittrice: Maya Angelou è morta a 86 anni, nella vita ha fatto di tutto ma la cosa migliore fu «tenere quel bambino» a 16 anni

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È morta nei giorni scorsi a 86 anni una delle donne più conosciute degli Stati Uniti d’America: la poetessa, attrice e ballerina Maya Angelou, icona del mondo liberal, nata nel 1928 a Saint Louis in Missouri. Cresciuta nei sobborghi afroamericani, ha lavorato come tranviera e girato fra bar e locali prestando servizio come cameriera, cantante e ballerina.
Diventata famosa, è stata evocata ogni volta che c’era da sponsorizzare la lotta contro la povertà, i diritti civili, la razza, la parità della donna. E fu immortalata al fianco di Malcolm X, Martin Luther King, Hillary Clinton e Barack Obama, che di lei ha detto: «È stata una delle luci più splendenti dei nostri tempi».

PROTEGGERE LA VITA. Angelou, in realtà, non è così facilmente inquadrabile. Nel 2013, in un’intervista rilasciata al Time, la scrittrice difese il diritto al porto d’armi, parlando con disinvoltura di quando impugnò la pistola in casa sua urlando contro i ladri e mettendoli in fuga. E anche se la sinistra non ama parlarne, Angelou nel 1990 si schierò a difesa della vita a 360 gradi: «Noi abbiamo il dovere di proteggere la vita, che oggi è minacciata dalla guerra, dall’aborto, dalla povertà, dal razzismo, dalla corsa alle armi, dalla pena di morte e dall’eutanasia».

«C’ERA QUALCUNO DENTRO DI ME». In un racconto autobiografico apparso nel 2001 sulla rivista Family Circle, Angelou racconta poi di «quando avevo 16 anni e un ragazzo al liceo mi suscitò interesse, così feci sesso con lui – solo una volta». Ma quando uscì dalla stanza, Angelou si scoprì delusa: «È tutto qui quello che c’è in questo (il sesso)? Mio Dio, non lo farò mai più!». Ancora ragazzina, scoprì di essere incinta: «Andai dal ragazzo e gli chiesi aiuto, ma lui disse che non era il suo bambino. Ebbi paura, ero a pezzi. Allora, se avevi i soldi c’erano alcune ragazze che abortivano, ma io non potevo nemmeno pensare a un’idea simile. Oh, no. No. Sapevo che c’era qualcuno dentro di me. Così decisi di tenere il bambino».

«NON HA SENSO ROVINARE TRE VITE». Molto importante fu l’appoggio della madre: «Non dimenticherò mai quello che disse: “Ora dimmi, ami questo ragazzo?” Dissi di no. “Lui ti Ama?”. Dissi di no. “Comunque non ha senso rovinare tre vite. Avremo il nostro bambino!”». Scrive Angelou: «Vi assicuro che la decisione migliore che abbia mai preso fu tenere quel bambino! Sì, assolutamente. Guy fu una delizia sin dall’inizio, così buono, così luminoso, non riesco a immaginare la mia vita senza di lui».

LA GRAZIA DI UN FIGLIO. La scrittrice non fu mai lasciata sola: «A 17 anni trovai lavoro come cuoca e poi come cameriera in una discoteca. Affittai una stanza con un angolo cottura», ma la madre le disse: «“Ricordati di questo: puoi sempre tornare a casa”. Tenne la porta sempre aperta. E ogni volta che la vita mi feriva, andavo a casa per un paio di settimane».
Angelou non si è mai pentita della sua scelta, per cui ha dovuto «lottare, certo», ma «Guy era circondato dall’amore, dall’allegria e da un sacco di buona lettura e poesia. Mio figlio ha tirato fuori il meglio di me e ha reso grande la mia vita. Qualunque cosa gli sia mancata, oggi è un grande padre. Una volta gli chiesero cosa volesse dire crescere all’ombra di Maya Angelou e lui disse: “Ho sempre pensato di essere cresciuto nella sua luce”. Anni dopo mi sposai, volevo altri figli, ma non riuscivo a concepire. Non è meraviglioso avere avuto un figlio a 16 anni? Dio grazie!».

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