Mattarella, Segre, Formigoni, Cartabia. Lettere a Tempi

I numeri dell’evasione, la commissione della senatrice e il Te Deum dell’ex governatore lombardo

Roberto Formigoni

Caro direttore, ho letto con interesse il suo articolo, e mi ha colpito l’esattezza dell’evasione denunciata dal presidente Mattarella: 119 miliardi, né uno di più, né uno di meno. Mancano solo gli “spiccioli”, fino ai centesimi. Mi viene una domanda: se fosse veramente possibile calcolare l’evasione con tanta precisione, non dovrebbe essere, conseguentemente, possibile individuare, con altrettanta facilità, chi, come, dove e quando ha evaso tutti quei soldi, e procedere al recupero? Un vecchi proverbio toscano dice che «i bugiardi tiran sempre in caffo», ossia danno sempre numeri dispari. In altre parole, i numeri troppo precisi sono, spesso e volentieri, completamente inventati.
Giulio Dante Guerra

Caro Giulio, non nego di pensarla un po’ come lei. Come diceva il primo ministro britannico Benjamin Disraeli, «ci sono tre generi di bugie: le bugie, le maledette bugie e le statistiche». La stessa cosa si potrebbe dire sui numeri riguardanti l’evasione, come un tempo si diceva del numero degli aborti clandestini.

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Ho letto la vostra lettera aperta inviata alla senatrice Segre. Pur essendo d’accordo che le mozioni parlamentari sono atti politici e che inserire in esse valori sui quali non vi può essere disaccordo si presta a strumentalizzazione, non posso non trasmettervi la mia contrarietà al senso di quanto avete scritto alla senatrice. Non vedo come non abbiate colto in questo momento l’aggravarsi di un clima d’odio e di grave isteria collettiva che si concentra sempre contro gli ebrei e contro coloro che, diversi, finiscono per catalizzare su di sé l’ostilità. Peraltro, come è scritto nella mozione stessa, di tali simili iniziative ve ne sono state anche nel passato. Infine si permetta di ricordare che la tragedia che ha colpito gli ebrei per decenni non si è parlato, tanto era indicibile l’orrore e il grave trauma subito da quelle persone. Vogliamo continuare?
Claudio Baleani

Gentile Claudio, le confido che ho contato fino a dieci prima di risponderle. Avrei molte osservazioni da farle, ma soprassiedo. Le dico solo una cosa. A quella lettera aperta di Peppino Zola, garbata nei toni e puntuale nell’indicare le proprie legittime perplessità (che non riguardano gli ebrei, ma i possibili sconfinamenti della commissione), la senatrice Segre ha risposto personalmente allo scrivente. Lo ha ringraziato (ripeto: lo ha ringraziato) e gli ha assicurato che sarà sua personale premura fare in modo che la commissione non diventi fonte di ulteriori discriminazioni.

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È parecchio tempo che non circolano notizie su di Roberto Formigoni. Spero stia bene e sia riuscito a digerire un po’ il trattamento profondamente ingiusto a cui è stato sottoposto. Se lo sentite, fategli i miei auguri.
Mara Fortugno

Formigoni sta bene e ha scritto il suo Te Deum per Tempi in cui racconta Chi “ringrazia” in questo anno così complesso della sua vita.

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Complimenti a Marta Cartabia, nuovo presidente della Corte Costituzionale. Leggo che è stata «vicina agli ambienti di Cl». Voi che la conoscete, che dite?
Anna Puglisi

Cosa ha fatto in questi anni e anche di recente la Consulta, lo sappiamo bene. Ma non conosciamo personalmente la dottoressa Cartabia, cui facciamo i complimenti e gli auguri di buon lavoro. Francamente, l’espressione «vicina agli ambienti di Cl» non significa nulla, però vediamo che in tutti i ritratti della neopresidente apparsi sui quotidiani torna spesso il refrain. A volte nelle sue varianti «è stata di Cl», «in gioventù ha frequentato…» e altre simili. Ma ci siamo intesi, no? Ci manca poco che scrivano che «è di Cl, ma è intelligente» o «è di Cl, ma è imparziale» e le abbiamo lette tutte. Per quel che ne sappiamo, Cartabia è di Cl. A noi non sembra un problema e non ci fa né caldo né freddo. A noi.

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Caro direttore, per dirla come mi viene, di fronte a cose come quella che capita a Davide Rondoni alla gogna per salvinismo presunto, mi viene da menare le mani – non è una proposta. Poi penso a Zeichen, unico poeta italiano berlusconiano e infine mi viene la solita parafrasi pro-Del Noce di Péguy che parla di Bernard Lazare: «Quando passa il profeta, il popolo cattolico pensa che sia un polemista. Chi sa, magari  un professore di filosofia». Mi scuso per la poca chiarezza ma è l’ira. Nada te turbe.
Rodolfo Granafei

L’amico Rondoni ha le spalle larghe. Non credo proprio che bastino quattro sardine a turbarlo.

Foto Ansa