Massacro in Centrafrica. Gli accordi di pace sono già a rischio

Circa 50 persone sono state uccise in attacchi coordinati nel nord-ovest del paese dalla milizia islamista 3R, firmataria degli accordi di pace. Nel sud-ovest è stata invece decapitata una religiosa spagnola, suor Ines

Circa 50 persone sono state massacrate in Centrafrica nell’ultima settimana, la violenza più grave dalla firma degli accordi di pace del 6 febbraio. Responsabile della mattanza è la milizia ribelle 3R, il cui leader, Sidiki Abass, dopo aver siglato gli accordi è diventato consigliere militare speciale del primo ministro. Sidiki è anche responsabile delle unità miste composte da ribelli e soldati dell’esercito centrafricano.

LA VENDETTA DEI 3R

Come riportato dall’Afp, almeno 31 persone sono state uccise in due villaggi attorno alla città di Paoua, nel nord-ovest del paese. I ribelli islamisti 3R avrebbero così vendicato l’uccisione di un musulmano Peul. Contemporaneamente, almeno tre persone sono state uccise in una località vicina, a Bohong, dopo il furto a un altro musulmano di 400 vacche. Altre 15 persone sono state ammazzate a Maikolo, villaggio occupato da tre giorni dai 3R.

La Minusca, la missione Onu in Centrafrica, ha «condannato gli autori di questo attacco terroristico», intimando al leader Sidiki di consegnare immediatamente alla giustizia i responsabili «entro 72 ore» e di smantellare i posti di blocco, costruiti illegalmente nella regione occupata dalla milizia. Altrimenti, sarà lo stesso Sidiki a essere ritenuto responsabile. «La popolazione non ceda alla tentazione della rappresaglia», ha dichiarato Ange Maxime Kazagui, ministro delle Comunicazioni del paese. «Questi atti di barbarie sono inaccettabili in un momento in cui il Centrafrica ha scelto la pace».

GLI ACCORDI DI PACE

Firmati il 6 febbraio dal governo e 14 gruppi armati (che controllano l’80 per cento del territorio) sotto l’egida di Nazioni Unite e Unione Africana, gli accordi di pace prevedono la cessazione delle violenze da parte delle milizie, la formazione di un governo “inclusivo” con membri delle milizie, la nascita di una Commissione per la verità, giustizia, riparazione e riconciliazione; infine, il riconoscimento del ruolo delle milizie nel mantenimento della pace. Leader ribelli che si sono macchiati di enormi crimini in questi anni di guerra civile sono stati nominati a capo della sicurezza in diverse aree, spesso inquietando la popolazione locale che non si fida di loro.

LA DECAPITAZIONE DI SUOR INES

Il 20 maggio è stata anche ritrovata decapitata una religiosa spagnola di 77 anni, della comunità locale delle Figlie di Gesù. Suor Ines Nieves Sancho è stata barbaramente assassinata nel villaggio di Nola, presso Berberati, nel sud-ovest del paese, al confine con il Camerun. Monsignor Juan José Aguirre Muños, vescovo di Bangassou, ha dichiarato a Fides che «potrebbe trattarsi di un omicidio rituale per estrarre organi da usare in riti propiziatori per avere fortuna nella ricerca dei diamanti».

Ieri papa Francesco nel corso dell’udienza generale in piazza San Pietro, ha ricordato la missionaria uccisa: «Vorrei ricordare con voi oggi suor Ines, di 77 anni, educatrice delle ragazze povere da decenni, uccisa barbaramente in Centrafrica proprio nel locale dove insegnava a cucire, una donna in più che dà la vita per Gesù nel servizio dei poveri».