«La Cina saccheggia il Centrafrica e i militari arrestano me»

Le due settimane “movimentate” del missionario padre Aurelio Gazzera: la devastazione operata dai cinesi, l’arresto, la rivolta popolare, le accuse del premier («è lui il trafficante d’oro!») e la riconciliazione

Maltrattato, arrestato e addirittura accusato di essere un trafficante d’oro. Sono state a dir poco movimentate le ultime due settimane per padre Aurelio Gazzera, missionario in Centrafrica dal 1992. Dal 2003 il sacerdote appartenente all’ordine dei Carmelitani scalzi vive nella missione di Bozoum e pochi politici possono vantare di aver fatto tanto per il Centrafrica (ancora teatro di scontri e violenze) e per questa cittadina di 20 mila abitanti nel nord-ovest del paese: una chiesa appena ampliata, un complesso scolastico dall’asilo fino al liceo, frequentato da oltre mille alunni, un orfanotrofio, una scuola per il lavoro femminile, una fiera agricola, una falegnameria e una cassa di risparmio e di credito, l’unica della regione e una delle poche in tutto il paese, che ha già duemila clienti e concede microprestiti per aprire attività commerciali e agricole.

LA CINA DEPREDA IL CENTRAFRICA

L’elenco serve solo a spiegare perché, quando il 27 aprile un gruppo di militari lo ha arrestato, una folla di migliaia di persone è corsa verso gli uffici della Brigade Minière per invocarne la liberazione immediata. Ma la storia va raccontata dal principio, da quando circa due mesi fa il governo ha autorizzato una società cinese ad aprire una decina di cantieri per estrarre l’oro nella zona di Bozoum. Dopo diversi sopralluoghi nei pressi del fiume Ouham, padre Gazzera ha scoperto uno scempio: le sponde e il greto devastati, il fiume preziosissimo per la popolazione inquinato, il corso d’acqua deviato, con il rischio di inondazioni durante la stagione delle piogge. Il governo aveva promesso di verificare che i cinesi rispettassero l’ambiente, ma non è stato fatto nulla.

Così il 27 aprile padre Gazzera si è recato nuovamente nei pressi di un cantiere per scattare delle foto ed è stato arrestato da un gruppo di militari. «Mentre a Bozoum non c’è neanche un militare per garantire la sicurezza della popolazione», racconta il missionario a tempi.it, «i cinesi hanno a disposizione 50 militari. Mi hanno sequestrato il cellulare, la macchina fotografica e l’automobile e guidando la mia auto a tutta velocità mi hanno riportato a Bozoum negli uffici della Brigade Minière, che supervisiona le estrazioni minerarie».

L’ARRESTO E LA RIVOLTA POPOLARE

Riconoscendo l’automobile e intuendo che qualcosa non andava, gli abitanti di Bozoum si sono assiepati attorno agli uffici chiedendo la liberazione di padre Gazzera. «I militari non sapevano che cosa fare e alla fine è arrivato il procuratore della Repubblica, che mi ha liberato». Tornato alla missione, che si trova in cima a una collina, non ha avuto neanche il tempo di riposarsi che ha visto una colonna di fumo nero alzarsi dal centro della città. «La gente era agitata e al limite della sopportazione, perché digerisce male la presenza dei cinesi», spiega. «Il governo aveva imposto alla società di estrazione di costruire a Bozoum una scuola, un dispensario e alcuni pozzi. Invece non hanno fatto nulla. I cinesi, che sanno chi corrompere nel governo, si comportano in modo arrogante e nessuno può protestare con le autorità senza essere immediatamente zittito».

Il fumo nero proveniva dalla carcassa bruciata di un’auto della società cinese, «capitata in città al momento sbagliato». Era in corso una manifestazione, barricate dappertutto. «Ho provato a calmare la folla e c’ero quasi riuscito quando è arrivata una macchina carica di militari. Spaventati dalla gente, hanno fatto marcia indietro ma prima di andarsene hanno sparato sulla folla, anche ad altezza d’uomo. Per fortuna che i militari del Centrafrica sono così poco formati che non sanno sparare e sono riusciti a non uccidere nessuno. È stato un miracolo».

LE INCREDIBILI ACCUSE DEL PREMIER

La notizia dell’arresto e della liberazione di padre Gazzera, conosciuto in tutto il paese, ha fatto scalpore. Ne hanno parlato le radio nazionali e la vicenda è arrivata in Parlamento dove è stata posta in proposito una domanda al neopremier Firmin Ngrébada. «Lui ha risposto in modo durissimo, ha negato che ci fossero danni ambientali nella zona e mi ha accusato addirittura di essere un trafficante d’oro, invidioso dell’arrivo dei cinesi perché la loro attività mi avrebbe privato del monopolio del traffico. Io mi sono limitato a negare ma si tratta di accuse gravi che potrebbero pregiudicare la mia presenza in Centrafrica».

Quando il 30 aprile la radio ha ripreso le parole del premier, la popolazione di Bozoum è tornata sul piede di guerra, tentando di assaltare i cantieri dei cinesi. Padre Gazzera è riuscito a fermarli e lunedì si è diretto a Bozoum per incontrare il primo ministro, affiancato dal vescovo di Bouar e dalla principale autorità del paese, il cardinale arcivescovo di Bangui, Dieudonné Nzapalainga. «Di solito uso l’automobile per percorrere i 380 km che separano Bozoum da Bangui, ma volevo evitare i militari perché in ballo ci sono decine di milioni di euro e ci mettono poco a farti fuori».

L’ACCORDO DI PACE NON FUNZIONA

La riunione con i responsabili del governo è andata «abbastanza bene»: il premier alla fine del colloquio ha ritirato le accuse, promettendo di inviare una nuova commissione di controllo a Bozoum per verificare l’operato dei cinesi, per assicurarsi che costruiscano quanto promesso e che assumano «qualche abitante del luogo».

Nonostante le rassicurazioni, padre Gazzera si dice preoccupato: «Questa è gente che non scherza, non si fermano certo davanti a un frate. Sono contento però perché so di aver fatto la cosa giusta e tante persone mi hanno ringraziato. Il problema della corruzione è enorme e le immense risorse del Centrafrica dovrebbero arricchire la gente, non le società straniere. Come Chiesa faremo qualcosa, bisogna partire dall’informazione».

Il nuovo governo è nato a febbraio dopo gli accordi di pace di Khartoum tra le autorità politiche e 14 gruppi armati che ancora controllano circa l’80 per cento del territorio. Nell’esecutivo sono entrati membri delle milizie, i cui leader sono stati posti in diverse parti del Centrafrica a capo delle forze di sicurezza miste che dovrebbero garantire la stabilità. La decisione ha inquietato molti centrafricani, sopratutto nella diocesi di Alindao, e anche padre Gazzera ha molti dubbi: «L’integrazione delle milizie è una cosa gravissima», conclude. «Ma ormai l’accordo è stato fatto e il governo ha dimostrato di rispettarlo, mentre le milizie ancora non hanno fatto i passi giusti. Non ci resta che sperare in un miglioramento. Purtroppo, come dimostra la mia disavventura, il governo non è abituato a ricevere critiche, si sente in diritto di fare ciò che vuole».