Manzo (Il Mattino): «Ho trascritto fedelmente l’intervista a Esposito. Non c’è stato nessun agguato»

Intervista esclusiva al giornalista del Mattino, che per la prima volta parla del suo dialogo col giudice che ha condannato Berlusconi. E di certe “sensazioni”

«Abbiamo valutato tutto, ogni reazione possibile, con il direttore Alessandro Barbano. Poi la decisione di pubblicare l’intervista con il rigore della trascrizione fedele delle parole del presidente Esposito. Non farlo sarebbe stata un autocensura clamorosa fondata più sulle prevedibili reazioni che sulle parole dell’alto magistrato. E nata così un’operazione esclusivamente giornalistica».
Antonio Manzo, inviato del quotidiano Il Mattino, racconta in esclusiva a Tempi (il testo integrale sul prossimo numero del settimanale in edicola giovedì) i retroscena dell’intervista al presidente di Cassazione dopo la condanna di Berlusconi per il processo Mediaset. Ieri la Procura generale della Cassazione ha acquisito nella sede del quotidiano napoletano la registrazione integrale dell’intervista.

MA QUALE AGGUATO. Manzo racconta a Tempi di «essere stato chiamato da Esposito», «nemmeno un’ora dopo la lettura della sentenza Mediaset. Perché l’abbia fatto non lo so». Fra i due esistevano «rapporti sono sempre stati improntati ad una reciproca correttezza, lo intervistai anche il giorno dopo un’altra sentenza importante, quella che spedì in galera Totò Cuffaro… Non mi pare che allora successe questo pandemonio».
Manzo conferma di non aver “messo in bocca” al giudice parole che non ha pronunciato e che «dopo esserci sentiti la sera della sentenza, allorché tentai subito di tirar fuori una notizia, Esposito mi disse che al momento non poteva parlare ma che se l’avessi richiamato dopo qualche giorno mi avrebbe rilasciato un’intervista». Quindi nessun agguato? «Ma quale agguato! – reagisce Manzo – Pensa che dovette ricordarmelo il direttore Barbano. Fu lui a dirmi, “ehi, cosa aspetti a chiamare Esposito?”. Chiamai. Il resto è cronaca».

L’INTERVISTA AL FATTO. Rispetto alle accuse di essere un filoberlusconiano che ha voluto fare un “favore” al Cavaliere con un’intervista-trappola, Manzo rispedisce al mittente ogni accusa: «C’è un’abitudine un po’ becera che tende a screditare tutti coloro che fanno il nostro mestiere senza la pretesa di possedere la verità in tasca e senza la prosopopea di chi ritiene che il giornalismo sia militanza dalla parte della “giusta causa”. Non mi ha mai convinto la narrazione berlusconiana. Ma nemmeno l’antiberlusconismo è la mia tazza di tè. Ho avuto la fortuna di frequentare un’altra scuola. Quella delle notizie. Punto. Boia e lacché sono altri mestieri».
Al massimo, parla di sensazioni, per aver bruciato sul tempo i colleghi del Fatto Quotidiano e di Repubblica: «È una sensazione. Non ho le prove, naturalmente. Però, se non ricordo male, già il 4 agosto, cioè due giorni prima della sua uscita con noi, Esposito rilasciò un’intervista al Fatto Quotidiano per smentire i particolari di una cena a Verona raccontata il giorno prima sul Giornale da Stefano Lorenzetto, il collega che in quella cena sedeva allo stesso tavolo del nostro giudice…».

I NASTRI SONO A DISPOSIZIONE. Per questo ogni parola dell’intervista è rivendicata da Manzo, «dalla prima all’ultima parola»: «Esposito ha detto esattamente le cose che hai letto nell’intervista. I nastri sono a disposizione, le quasi mitiche copie dei fax reciproci pure. Quando l’autorità giudiziaria ce li chiederà, se ce li chiederà, li metteremo a disposizione» (come, appunto, accaduto ieri, ndr).
È un mese che tutti i colleghi cercano Manzo. Perché ha voluto parlare solo con Tempi? «Così, per istinto, vi leggo, mi piacete».