Mali, Nigeria, Algeria, Libia: l’Africa brucia a un passo dal Mediteranneo (e da noi)

In Nigeria Boko Haram continua a fare attentati, in Mali interviene tutta l’Africa, l’Algeria è stata attaccata, i paesi europei chiedono ai concittadini di andarsene dalla Libia. Dobbiamo preoccuparci?

Mali, Algeria, Libia e Nigeria, per non parlare di Tunisia e Egitto: l’Africa, specie quella del Nord, è in fiamme, attraversata com’è da attentati da parte di gruppi terroristi islamici come Boko Haram, Aqmi, Ansar al-sharia, Ansar Din e jihadisti vari.

NIGERIA. «Se non viene arginato, Boko Haram diventerà una minaccia non solo per la Nigeria, ma per l’Africa occidentale, centrale e ovviamente quella settentrionale». L’allarme è stato lanciato ieri alla Cnn da Goodluck Jonathan, presidente della Nigeria, alle prese dal 2009 con attacchi terroristi non solo a chiese, ma anche a stazioni di polizia ed edifici governativi. La Nigeria, il paese più popoloso dell’Africa, «è pienamente impegnata a collaborare con altri governi amici per assicurarsi che vengano arginati i problemi in Mali» e per questo vi guiderà la missione africana, a cui parteciperà con 900 uomini.

MALI. Non sta meglio, appunto, il Mali. Per impedire che i terroristi islamici, che hanno già conquistato l’intero nord del paese, prendano nelle loro mani anche la capitale e le città del centro e del sud, la Francia è intervenuta con 2.400 soldati sul campo. L’obiettivo è cacciare gli islamisti e Ansar Din dal Mali. Domani «i membri del comitato dei capi di Stato maggiore si incontreranno in una riunione convocata d’urgenza ad Abidjan, in Costa d’Avorio, per fare il punto sul dispiegamento della Missione internazionale di sostegno al Mali (Misma) il cui comando è africano» spiega un comunicato della Cedeao (Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest). L’offensiva francese ha comunque già provocato un attentato terrorista in Algeria, dove i “Fedeli del sangue” guidati da Belmokhtar hanno fatto una rappresaglia sequestrando uno stabilimento della Bp e uccidendo almeno 35 persone.

LIBIA. Anche in Libia la situazione è sempre più difficile. Dopo l’attentato a Bengasi dove ha perso la vita l’ambasciatore Usa, la chiusura delle frontiere con Chad, Niger, Sudan e Algeria per il timore dei terroristi e la dichiarazione del sud del paese come “zona militare“, Olanda, Germania e soprattutto Inghilterra hanno chiesto ai propri connazionali residenti a Bengasi di rientrare in patria. «C’è uno specifico e imminente pericolo di attacco da parte di militanti islamisti dalla vicina Algeria». David Cameron ha anche affermato che Nordafrica è diventato un «magnete per i terroristi». I politici della Libia si sono detti stupiti e hanno tacciato le precauzioni di allarmismo, ma il ministro degli Esteri tedesco Westerwelle ha detto: «L’allarme è stato lanciato a causa di una serie di informazioni. Abbiamo le nostre ragioni ma non voglio entrare nei dettagli per ragioni di sicurezza, che è la cosa più importante». E visto che tutti questi paesi «non sono a 5 mila chilometri di distanza in linea d’aria, in Afghanistan, ma alle porte di casa, a un passo dal Mediterraneo», forse dovremmo cominciare a preoccuparci.