Lupi: “Monti si è ridotto a fare la stampella di Bersani e Vendola”

Intervistato ieri dalla Stampa, Maurizio Lupi spiega cosa non lo convince dell’operazione montiana. E parla anche di Chiesa e Cl

 Ieri sulla Stampa è apparsa un’intervista di Michele Brambilla a Maurizio Lupi, che di seguito riproduciamo.

Dice di sé: «Sono sempre stato considerato montiano. Nel novembre del 2011 sono stato uno di quelli che ha lavorato di più per dar vita al governo tecnico». Che sia cattolico, poi, non ha bisogno di dirlo: è un ciellino di origine controllata. Se due indizi – montiano e cattolico – facessero una prova, ora che il Vaticano ha fatto endorsement per Monti sarebbe scontato vedere Maurizio Lupi nel nuovo centro. Invece no: «La scelta del premier», dice, «non mi convince».

Perché, Lupi?
«Monti poteva dar vita a una grande coalizione. Mi pare che si sia ridotto a fare la stampella a Bersani e Vendola: è un progetto che non condivido. Non mi sembrano una grande novità Casini, Fini e Riccardi».

Anche se la Chiesa sembra dare a Monti la sua benedizione?
«Guardi: anche come cattolico, se scorro l’agenda Monti sono molto preoccupato. Per dirne una: non viene nominata una sola volta la sussidiarietà, che è uno dei cardini della nostra presenza nella società. Le faccio un esempio concreto?».

Siamo qui.
«Abbiamo accettato supinamente la sentenza europea che impone l’Imu anche al non profit. Così in Italia facciamo pagare quella tassa anche, per citare un caso concreto, a chi dà in comodato gratuito un suo immobile per attività di volontariato o assistenza. Io sono d’accordo sul restare in Europa, ma non in un’Europa che non riconosca la specificità italiana».

Eppure il Vaticano è sembrato esplicito, nel dare il proprio appoggio a Monti. Non si è sentito provocato?
«Sono stato educato a tenere in grande considerazione le indicazioni della gerarchia, e l’Osservatore Romano e il cardinal Bagnasco sono sicuramente molto autorevoli. Ma sono stato educato anche a credere che ciascun cattolico che decide di scendere o di salire… – in politica, è il segno della vivacità dell’esperienza cristiana».

Vuol dire che la diversità delle scelte dei cattolici diventa una ricchezza?
«Sì, la diversità che viene dalla libertà. In questi anni ci sono stati cattolici nel Pdl, nel Pd, nella Lega e nell’Udc: scelte diverse, ma tutti uniti sulla difesa dei principi non negoziabili. Mi pare che questa, chiamiamola così, divisione, non abbia impoverito la presenza cristiana in politica».

Secondo lei oggi la Chiesa vuole tornare a una specie di unità dei cattolici?
«Non faccio l’esegeta dei vescovi, ma non credo che Bagnasco, né il Vaticano, arriveranno a dare l’etichetta di “cattolico” a un partito. Mi sembrerebbe una scelta molto riduttiva per la Chiesa italiana».

E se, pur senza etichette, la Chiesa desse indicazioni di voto, più o meno esplicite?
«Non credo neppure che la dichiarazione di stima nei confronti di Monti persona che peraltro stimo anch’io – diventerà un’indicazione di voto. Vorrebbe dire tornare indietro negli anni, a un tempo e una fase completamente diversi della politica italiana».

Senza tornare al mondo della guerra fredda, potrebbe essere anche questa una fase in cui, per la Chiesa, diventa opportuno dare indicazioni di voto, non crede?
«La funzione della Chiesa è quella di educare i credenti a vivere una fede viva, nella libertà e nella responsabilità di ciascuno; a essere strumenti utili perché come richiama Benedetto XVI “l’intelligenza della fede diventi intelligenza della realtà”. L’indicazione di un partito piuttosto che un altro mi sembrerebbe un passo indietro».

Senta, Lupi: come si usa dire, «lei m’insegna» che la Chiesa è maestra di realismo. E il realismo oggi potrebbe indurre a pensare che Silvio Berlusconi, anche per note vicende, non è più presentabile… Non pensa che Oltretevere abbiano fatto anche simili ragionamenti?
«Ognuno di noi commette degli errori che vanno giudicati. Questo vale per me come per Berlusconi. Ma sarebbe sbagliato non vedere anche il molto di buono che è stato fatto. E poi: il Pdl è sì Berlusconi, ma anche la proposta politica che facciamo e la classe dirigente che la traduce: per le cose in cui credo io – sussidiarietà, libertà, famiglia, solidarietà, più società e meno Stato – il Pdl è ancora la cosa migliore. Siamo dieci volte più avanti rispetto all’agenda Monti».

Altri ciellini, come Mario Mauro, la pensano diversamente…
«Anche qui: Cl ci ha educati alla libertà e alla responsabilità personale, sarebbe riduttivo pensare che la sua esperienza debba ricondurre tutti a un partito. Cl è un movimento di educazione alla fede, smettiamo di strumentalizzarlo piegandolo per legittimare scelte che attengono alla nostra responsabilità personale. Io personalmente non voterei mai la fiducia a un governo Vendola-Bersani-Camusso».