Quale gioco sta facendo la maggioranza sulla legge elettorale

Di Lorenzo Castellani
16 Luglio 2026
Il centrodestra vuole un sistema di voto che presuppone l'inclusione di Futuro Nazionale nella coalizione, ma per molti parlamentari la convenienza sta nel non cambiare le regole. Ecco perché la questione delle preferenze e dei collegi va risolta subito
I banchi del governo alla Camera dei deputati durante i lavori per l'esame della legge elettorale
I banchi del governo alla Camera dei deputati durante i lavori per l'esame della legge elettorale (foto Ansa)

Il centrodestra sta cercando di scrivere una legge elettorale che, di fatto, presuppone l’inclusione di Futuro Nazionale nella coalizione, ma al momento la vera convenienza per molti parlamentari della maggioranza sta forse nel non cambiare le regole e nel giocare fino in fondo con l’attuale sistema e con il voto utile.

Nella proposta della maggioranza – proporzionale corretto con premio di maggioranza – Futuro Nazionale viene pensato come ingranaggio interno al blocco di destra: un pezzo della coalizione che aiuta a superare la soglia necessaria per ottenere il premio e trasformare qualche punto percentuale in decine di seggi aggiuntivi. In uno schema del genere, Vannacci diventa una leva per consolidare il governo, non solo un problema di convivenza: la sua forza elettorale serve a spingere la coalizione oltre la soglia del premio, blindando la maggioranza parlamentare. Ciò presuppone, però, che Vannacci sia accettato da tutti i partiti del centrodestra e non è semplice. Forza Italia ha molte divergenze ideologiche e stilistiche col generale, mentre la Lega teme di essere travolta da Futuro Nazionale.

L’emendamento bocciato sulle preferenze

Se restasse il Rosatellum, il quadro sarebbe completamente diverso, e questo spiega probabilmente perché è stato bocciato l’emendamento sulle preferenze. Nel sistema oggi in vigore, con un terzo di collegi uninominali e due terzi di quota proporzionale, il centrodestra può giocare fino in fondo la carta del voto utile. Vannacci, senza coalizione, non è competitivo nei collegi: può fare bene sul terreno rappresentativo, ma tradurrebbe quel consenso in seggi quasi esclusivamente nella parte proporzionale. La gran parte dei collegi resterebbe in mano al blocco tradizionale di centrodestra, che sfrutterebbe la polarizzazione per presentarsi come unico argine al campo largo.

Da qui le due strade per la maggioranza: o approvare una nuova legge che “mette dentro” Vannacci e lo trasforma in alleato funzionale al premio di maggioranza, oppure difendere l’assetto attuale e usarlo per schiacciarlo nei collegi, recuperando solo i voti di riflusso nel gioco del voto utile. La bocciatura delle preferenze segnala che, almeno per ora, sembra prevalere la seconda logica: la stessa Giorgia Meloni ha forse utilizzato l’emendamento per dire che o la nuova legge va con le preferenze oppure si resta col Rosatellum.
L’idea implicita, nel secondo caso, è che, al momento della scelta, l’elettore di destra rientri comunque nell’alveo della coalizione davanti al rischio di consegnare i collegi al campo largo.

Il centrosinistra e la legge elettorale

Sul versante centrosinistra, invece, la stessa legge attuale impone un compito ben più difficile: per essere competitivi nei collegi, il campo largo deve andare letteralmente “da Renzi a Conte”, cioè costruire una coalizione che tenga insieme il perimetro di Pd, M5s, Alleanza Verdi e Sinistra e una gamba riformista‑moderata ancora da definire e negoziare. L’operazione comporta patti territoriali, rinunce reciproche, accordi sui candidati nei collegi uninominali, e deve superare diffidenze personali e politiche sedimentate da anni di conflitto.

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Con la legge attuale, il centrodestra può permettersi di mantenere Vannacci fuori dalla coalizione e magari recuperarlo in un secondo momento in Parlamento per formare una maggioranza, contando sul fatto che la struttura dei collegi penalizza la dispersione; il centrosinistra è invece costretto a un esercizio di coalizione preventiva per non disperdere il proprio potenziale.

Il gioco della maggioranza

La nuova legge proporzionale con premio ribalterebbe questo schema, trasformando Vannacci da problema esterno a variabile interna della coalizione di destra e spostando la competizione dal terreno dei collegi a quello delle percentuali nazionali e del premio. Il punto politico, allora, è chiarire quale gioco stia realmente facendo la maggioranza. Se il disegno è davvero quello di approvare una nuova legge proporzionale corretta con premio, con Futuro Nazionale incluso nel blocco di governo, la questione delle preferenze e dei collegi va risolta subito, prima che il politicismo mangi la maggioranza e ne logori la credibilità riformatrice.

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