Lupi e Toti: «Né rabbia grillina né soluzione Macron. Ma un'Italia normale»

Dibattito pubblico a Merate con il coordinatore di Nci e il governatore ligure. «Quel che è accaduto all’Ema è scandaloso»

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Alto e basso: il prossimo board della Bce ma anche la viabilità di Merate. Si è parlato di problemi del territorio, ma anche di scenari internazionali ieri sera a Merate all’incontro pubblico “Il centrodestra al governo nelle regioni del Nord: un modello per l’Italia”. Chiamati a confrontarsi il coordinatore nazionale di Noi con l’Italia, Maurizio Lupi, candidato alla Camera nel collegio, e il governatore della Liguria, Giovanni Toti. A moderare l’incontro c’era Francesco Verderami, notista politico del Corriere della Sera, che ha intervistato i due politici su uno svariato numero di temi. Avrebbe dovuto esserci anche il governatore lombardo Roberto Maroni che, però, all’ultimo, trattenuto a Roma per un’importante incontro sull’autonomia, ha dovuto disdire l’appuntamento.
MENO STATALISMO. Perché alto e basso? Perché al convegno all’auditorium cittadino si è discusso non solo di leggi elettorali, riforme, il post-Draghi («senza un italiano alla Bce – ha detto Verderami – rischiamo di andare incontro a tempi difficili»), il futuro del centrodestra, ma anche di problemi pratici, spicci, concreti, come ad esempio – appunto – la viabilità del centro lecchese, ogni giorno percorsa da tremila auto. E così, sia Lupi sia Toti hanno, da un lato, ammesso le “colpe” della politica (spesso autoreferenziale) e evidenziato i ritardi di un paese che pensa di risolvere tutto o con l’intervento statale o con nuove leggi («anziché farne sempre di nuove, dovremmo razionalizzare quelle vecchie», ha detto Toti), ma, dall’altro, ribadito che senza un’idea precisa di come si può intervenire tutto rimarrà bloccato. «La politica – ha osservato Lupi – deve essere capace di fare un passo indietro. La forza di questo nostro paese è costituita da tanti imprenditori, da tante associazioni, da tante persone che, ogni giorno, si danno da fare per costruire qualcosa. Pensate solo a questa piccola ripresa di cui parlano tutti i giornali. Di chi è il merito? Non certo dello Stato e dei suoi investimenti, ormai fermi, ma della società, della gente che lavora e che si dà da fare. Allora la questione è lasciare che questa società sia libera di fare quel che già fa benissimo da sola. La politica deve fare un passo indietro, lo Stato non si deve sostituire, ma favorire l’espressione di questa libertà».
MACRON O I GRILLINI. Perché una forza come i cinquestelle, che pure ha dimostrato fortissimi limiti nella gestione amministrativa (si pensi solo a Roma o Torino), continua crescere? «O cambiamo o vince il vaffa di Grillo», ha detto Toti. «È dieci giorni che sento parlare di pericolo fascista in Italia. Ma è mai possibile che il dibattito sia monopolizzato da queste tematiche? Perché ogni giorno sento parlare di nuovi diritti e nessuno pensa a garantire quelli esistenti? Anche il centrodestra deve cambiare, cercando di intercettare quel desiderio di cambiamento che si respira nel paese. Altrimenti prevarrà solo lo scontento e la rabbia oppure ci si dovrà accontentare anche qui da noi di una “soluzione Macron”. Che poi, lo dico tra parentesi, non mi pare il massimo. Il presidente francese, campione di europeismo, ha appena fatto una legge molto dura sull’immigrazione e ha chiuso tutte le frontiere con la mia Liguria…».
Del medesimo avviso Lupi, secondo cui esiste una sola regola per ritornare a convincere gli elettori a sposare la proposta politica del centrodestra: «Serve un'”Italia normale”. Lavorare con serietà, senza promettere scorciatoie. Insomma, come sta facendo Toti in Liguria, dove in una regione amministrata per anni dalla sinistra, ha dimostrato che con buone pratiche si ottiene un consenso non basato sugli slogan, ma sul fare. O come accaduto qui in Lombardia, prima con Formigoni e poi con Maroni, dove l’attenzione alla persona, alle famiglie, alle imprese ha pagato e continua a pagare. Tanto è vero che qui gli slogan grillini non attaccano, non hanno presa. E poi tornare a essere protagonisti critici in Europa. Quel che è accaduto all’Ema è scandaloso: l’avessimo fatto noi, i quotidiani europei sarebbero pieni di vignette sui “furbetti italiani”. Non possiamo fare a meno dell’Europa, ma possiamo impegnarci a cambiarla».

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