«L'Unione Europea potrebbe aver firmato la condanna a morte di Asia Bibi»

La Commissione Europea ha rinnovato un’importante accordo commerciale con il Pakistan, nonostante avesse promesso di non farlo senza la liberazione di Asia Bibi.

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«L’Unione Europea potrebbe aver firmato la condanna a morte di Asia Bibi». Non ha usato giri di parole Wilson Chowdry, leader della British Pakistani Christians Association (Bpca), che si batte per i diritti umani dei cristiani in Pakistan e nel mondo, prendendo la parola a Bruxelles l’11 aprile e organizzando una protesta fuori dal Parlamento Europeo il 13 aprile.
L’UE PER ASIA BIBI. Il presidente della Bpca è intervenuto a un convegno sulla libertà religiosa, organizzato dagli eurodeputati, per denunciare le sorprendenti decisioni prese di recente dall’Unione Europea. L’inviato speciale di Bruxelles per la promozione della libertà religiosa e di credo al di fuori dell’UE, Jan Figel, aveva infatti raccolto applausi in tutto il mondo quando, l’1 febbraio 2018, aveva avvisato così il Pakistan: «Grazie all’Italia che ha fatto pressione per legare il caso di Asia Bibi a quello del rinnovo della convenzione GSP+, il primo ministro del Pakistan è stato avvisato che il rinnovo sarà soggetto al rilascio di Asia Bibi».

COMMERCIO AGEVOLATO. La questione per il Pakistan è serissima. La Repubblica islamica aderisce dal 2013 allo schema GSP+ dell’Unione Europea, regime che agevola i paesi in via di sviluppo nei suoi rapporti commerciali con Bruxelles e che permette a Islamabad di esportare qualsiasi merce nell’Unione Europea senza dover pagare dazi o a tariffe iper-agevolate. Grazie a questa possibilità, l’Ue è diventata il principale importatore di merci pakistane e Islamabad ha incrementato del 53,6% il suo export verso Bruxelles per un valore di oltre 6 miliardi di euro.

IL DIETROFRONT. Bruxelles aveva posto come condizione per rinnovare le agevolazioni il raggiungimento da parte del Pakistan di importanti progressi in diversi ambiti: diritti delle donne, omicidi extragiudiziali, rapimenti, libertà di parola, cambiamenti climatici e, appunto, il rilascio di Asia Bibi. Nonostante il caso della madre cattolica, ingiustamente condannata a morte per blasfemia e in attesa da anni della sentenza definitiva della Corte Suprema, non sia stato risolto, il 20 febbraio la Commissione Europea ha annunciato il rinnovo delle agevolazioni per il Pakistan.
Anche il governo pakistano è rimasto sorpreso, se è vero quello che ha scritto il quotidiano locale Tribune pochi giorni fa: «Il Pakistan è stato fortunato. Nonostante la mancanza di progressi sui temi indicati dall’Unione Europea», la convenzione è stata rinnovata per altri due anni.
«L’UE È COMPLICE». «Com’è possibile?», ha domandato Chowdry intervenendo al convegno sulla libertà religiosa, dove tra i relatori c’era anche Jan Figel. «L’intolleranza in Pakistan è aumentata, gli atei e i cristiani vengono uccisi nelle università e nelle scuole da studenti e professori. Diciannove persone si trovano nel braccio della morte per la legge sulla blasfemia, che continua a essere letale». Se Asia Bibi verrà impiccata per le pressioni degli estremisti, ha aggiunto, «si potrebbe facilmente dire che l’Unione Europea sarà stata involontariamente complice della sua morte. Prego che lei non sappia mai di essere stata tradita in questo modo. Jan Figel aveva pronunciato parole bellissime e il fatto che non abbia condannato la decisione della Commissione Europea significa forse che la sua passione per la giustizia non è altro che un insieme di parole vuote».
PAROLE VUOTE. «Mi piacerebbe che l’Unione Europea avesse più principi», si è limitato a rispondere Figel, mentre un altro relatore al tavolo del convegno ha aggiunto: «Nonostante l’importanza di essere diplomatici, dovremmo dire che non accettiamo violazioni della libertà religiosa». Parole che si perderanno negli archivi di Bruxelles, mentre Asia Bibi continua a soffrire in carcere per una condanna ingiusta, rischiando l’impiccagione, e l’Unione Europea fa orecchie da mercante per rimpinguare le casse dell’Unione.

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