L’Ue non armerà i ribelli in Siria. Forse la Libia ha insegnato qualcosa

Il Regno Unito chiede di conservare l’embargo sulle armi solo per il regime di Assad. Ma l’Ue non vuole che in Siria finisca come in Libia.

Ieri il Regno Unito ha chiesto a tutti i ministri degli Esteri dell’Unione Europea di armare i ribelli in Siria. L’Ue ha imposto alla Siria un embargo per quanto riguarda le armi nel maggio del 2011, impedendo i rifornimenti tanto al governo quanto ai ribelli. Ieri, al momento di rinnovare l’embargo, il Regno Unito ha chiesto di esentare i ribelli ma gli altri Stati dell’Unione Europea si sono rifiutati.

L’ERRORE DELLA LIBIA. Il rifiuto alla proposta inglese è stato motivato in questo modo: introdurre altre armi letali per i cittadini in Siria, dove già abbondano, non favorisce la fine del conflitto. Ma il motivo ufficiale potrebbe essere un altro: molti governi, infatti, temono che la Siria finisca come la Libia, dove le armi assicurate ai ribelli dalla Nato sono finite in gran parte a milizie che oggi destabilizzano il paese, da una parte, e vendute ai terroristi islamici che ora combattono in Mali, dall’altra.

REGIME E RIBELLI. L’Europa non vuole ripetere lo stesso errore con la Siria. Anche perché gli estremisti islamici hanno dimostrato di essere una parte importante dei gruppi ribelli che combattono il regime sanguinario di Bashar al-Assad. Se da una parte questi gruppi – provenienti da Libia, Tunisia, Arabia Saudita, Libano, Iraq ed Egitto – destabilizzano il fronte dei ribelli, prendendo spesso di mira semplici cittadini e cristiani, dall’altro sono fondamentali nella lotta ad Assad (appoggiato a sua volta da Iran e Hezbollah) conoscendo molto bene le tecniche di guerriglia. Anche gli Stati Uniti, per lo stesso motivo, sono restii ad armare i ribelli con armi pesanti e hanno impiegato molto tempo prima di riconoscere come interlocutore siriano ufficiale la discussa  “Coalizione dell’opposizione e dei rivoluzionari siriani”.

TRE ANNI DI GUERRA. La guerra civile in Siria, che sta per entrare nel suo terzo anno, ha già causato 70 mila vittime e 700 mila profughi. La popolazione vive «nella paura giorno e notte e ormai siamo assuefatti all’orrore». Alle operazione sanguinarie del regime di Assad si aggiungono quelle dei ribelli. Il cardinale Bechara Boutros Rai, patriarca di Antiochia dei Maroniti, ha detto pochi giorni fa che «chi arma il regime o i ribelli è responsabile di crimini di assassinio e distruzione», consapevole che né il regime di Assad né alcuni gruppi di ribelli risparmiano le vite delle minoranze e dei cristiani.