Legge “anti moschee”, pasticcio in Lombardia. Non blocca l’estremismo, «limita la libertà religiosa di tutti»

La legge passata in Consiglio regionale doveva prevenire il fondamentalismo nei luoghi di culto. Ma il risultato è completamente diverso. Intervista al consigliere comunale di Milano, Matteo Forte

La chiamano “legge anti moschee”, ma l’appellativo non è del tutto esatto. Dovrebbero piuttosto chiamarla “legge anti culto”, visto che di fatto impone un regime restrittivo nei confronti di tutti gli edifici religiosi, nonostante inizialmente sia nata per regolare la costruzione di moschee a Milano, onde evitare il diffondersi di possibili pratiche estremiste. Passata al Consiglio regionale della Lombardia il 27 gennaio con 43 voti favorevoli e 27 contrari, la legge verrà a breve pubblicata ed entrerà in vigore, nonostante i tanti dubbi espressi da sindaci e Curia.

PREVENIRE IL FONDAMENTALISMO. Per Matteo Forte, consigliere comunale di Milano, «la fretta con la quale è stata redatta, modificata e approvata questa legge è senz’altro conseguenza dei fatti di Parigi – afferma a tempi.it – ma era già nell’aria da prima. Da quando Palazzo Marino ha aperto il bando per l’assegnazione a Milano di tre spazi da destinare a luoghi di culto, comprese le moschee, in zona San Donato, via Padova e all’ex Palasharp, dove ogni venerdì già confluiscono i musulmani di viale Jenner, appartenenti al Caim. Proprio per ostacolare questa specifica moschea auspicata da Davide Piccardo, che guida il Caim, ritenuto spesso luogo in cui si sviluppano fondamentalismi, è partito l’iter della legge regionale».

VINCOLI DI VARIO GENERE. Sono molti gli strumenti che bloccheranno le iniziative dei Comuni. Per erigere una moschea o altri luoghi di culto dovranno prima essere ascoltati i comitati di quartiere, eventualmente potranno essere indetti referendum, ci saranno vincoli urbanistici e bisognerà rispettare una distanza minima dagli altri luoghi di culto, così come costruire parcheggi adiacenti alla chiesa o alla moschea con tanti posti quanti sono quelli all’interno del locale. «Tra le varie indicazioni date dalla legge c’è anche quella che impone sistemi di video sorveglianza nei pressi dei luoghi di culto», continua Forte. «Forse questa è l’unica norma con cui potrei trovarmi d’accordo, visto il triste e crescente fenomeno degli atti sacrileghi e delle scritte che deturpano le chiese di Milano».

«OSTACOLATA LIBERTÀ RELIGIOSA». Il consigliere comunale insiste però sui tanti aspetti negativi: «L’articolo 19 della Costituzione tutela il diritto dell’individuo alla libertà religiosa. Con vincoli urbanistici, la Regione cerca di ostacolare questo diritto. Questa legge è stata fatta in fretta e male, infatti è stata modificata. Nel primo testo si parlava solo di religioni che hanno diretti rapporti con lo Stato sanciti dalla Costituzione, cioè proprio la religione cattolica. È stata poi fatta una modifica e se nel comma 1 dell’articolo 70 si parla della Chiesa, nel comma 2 si citano tutte le altre confessioni». Comunque «grazie a questa legge la moschea in zona Palasharp non potrà sorgere, visto che nelle sue vicinanze c’è un istituto religioso di suore e non c’è l’area sufficiente a costruire i citati parcheggi».