Libia. Islamisti introducono nelle scuole di Tripoli corsi di jihad e caccia agli infedeli

I “ribelli” di Alba libica fanno «propaganda e indottrinamento islamico». Uomini e donne possono andare al parco solo in giorni diversi

Come farà l’inviato dell’Onu Bernardino Léon a mettere d’accordo in Libia il governo laico di Tobruk con gli islamisti di Tripoli per formare un esecutivo di unità nazionale? La sfida sembra sempre più ardua, soprattutto se si guarda a quello che Alba libica sta facendo a Tripoli.
Gli studi islamici sono sempre stati una parte importante dei programmi scolastici in Libia. Ma da una settimana agli studenti a partire dalle medie verrà anche insegnato il valore del jihad, così come l’importanza di punire coloro che scelgono di non seguire l’islam.

«INDOTTRINAMENTO ISLAMICO». La notizia circolata su internet, e confermata per presa visione dal Libya Herald, è stata definita da molti residenti come «propaganda e indottrinamento islamico». Non solo. Nelle scuole di Tripoli non si insegnerà più la lingua francese e saranno interrotti i corsi di educazione civica.
Non si può dire che gli islamisti di Alba libica siano uguali ai tagliagole dello Stato islamico, ma la prima cosa che ha fatto l’Isis quando ha preso il controllo di Derna, è stato proibire i corsi di lingue diverse dall’arabo. Le somiglianze tra i due programmi sono decisamente inquietanti.

UOMINI E DONNE DIVISI. I cambiamenti non sono finiti qui. Alcuni docenti dell’università di Tripoli hanno riferito di una comunicazione che si sono visti arrivare di recente: presto donne e uomini saranno costretti a frequentare separatamente. Mai più classi miste, dunque. Questa è una misura che è stata già imposta per le visite al parco della frequentatissima strada Al-Shat. Da quando sono arrivati gli islamisti, il parco è aperto per due giorni a settimana alle donne e agli uomini nei restanti giorni.

INTERVENTO ARMATO. Difficile che l’Europa riesca a trovare con un simile governo un accordo per fermare i barconi di disperati che salpano dalle sponde libiche, vicino alla capitale. E forse anche per questo l’Italia presenterà il 18 maggio al Consiglio di sicurezza dell’Onu una bozza di risoluzione che consentirà interventi, da valutare caso per caso, sulle coste libiche. Lo scopo è l’affondamento dei barconi con l’uso della forza marittima e aerea, elicotteri o droni. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni si è augurato che la risoluzione «venga approvata nel giro di una decina di giorni».

Foto Ansa