Libia, figlio di Gheddafi: «Subito elezioni ma vincerà mio padre» – Rassegna stampa/1

Saif Al Islam propone un compromesso tra la cacciata di suo padre e la persecuzione dei ribelli: «Elezioni. Entro tre mesi. La garanzia della loro trasparenza potrebbe essere la presenza di osservatori internazionali. Accettiamo l’Ue, l’Ua, l’Onu e la Nato. Ma la maggioranza dei libici sta con mio padre»

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Intervistato dal Corriere della Sera Saif Al Islam, figlio del rais libico Muammar Gheddafi, propone come compromesso tra la cacciata dalla Libia di suo padre e la persecuzione dei ribelli delle “«elezioni. Si potrebbero tenere entro tre mesi. Al massimo a fine anno. E la garanzia della loro trasparenza potrebbe essere la presenza di osservatori internazionali. Non ci formalizziamo su quali. Accettiamo l’Unione Europea, l’Unione Africana, le Nazioni Unite, la stessa Nato. L’importante è che lo scrutinio sia pulito, che non ci siano sospetti di brogli. E allora tutto il mondo scoprirà quanto Gheddafi è ancora popolare nel suo paese. Non ho alcun dubbio: la stragrande maggioranza dei libici sta con mio padre e vede i ribelli come fanatici integralisti islamici, terroristi sobillati dall’estero»” (Corriere, p. 18).

Dopo aver criticato il capo politico e quello militare dei ribelli, «uomini della vecchia nomenklatura, gente che è saltata sul carro delle rivolte all’ultimo minuto», si dice pronto a farsi da parte nel caso le elezioni venissero vinte dai ribelli di Bengasi, ma è sicuro che non succederà mai: “«Sono però certo della nostra vittoria. Sui poco più di cinque milioni di libici, almeno i due milioni residenti a Tripoli stanno con noi e anche a Bengasi godiamo della maggioranza»” (Corriere, p. 19).

Gheddafi in nessun caso se ne andrebbe dal paese, «qui è nato e qui intende morire ed essere sepolto, accanto ai suoi cari». Interrogato su quale dei governi stranieri potrebbe aiutare la Libia ad andare al voto, Saif risponde: “«La Francia. Abbiamo già avuto abbocchi con Parigi, ma per ora senza seguito. Comunque, sono loro che impongono la politica del governo di Benagasi. E’ stato Nicolas Sarkozy a volere più di tutti l’intervento Nato. Dunque a loro il compito di cercare una via d’uscita il meno cruenta possibile»” (Corriere, p. 19).

Il figlio di Gheddafi attacca anche duramente Berlusconi e l’Italia: «Da quello che possiamo capire qui a Tripoli, il vostro premier è in difficoltà, pare inevitabile la sua prossima sconfitta elettorale. Bene. Non possiamo che gioirne. Lui e il ministro degli Esteri Frattini si sono comportati in modo abominevole con noi. (…) Apprezziamo le critiche alla guerra e contro la Nato avanzate dalla Lega. Guardiamo con interesse ai vostri partiti della sinistra».

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