Letta da Napolitano. Renzi lavora al totoministri

Mentre a Palazzo Chigi si respira aria di malinconia, il segretario Pd lavora per scegliere i 12 componenti del suo esecutivo, mediando tra l’esigenza di novità e gli equilibri politici

Alle 13 (anziché alle 16 come inizialmente annunciato) Enrico Letta, premier uscente, farà la sua dolorosa salita al Colle, per rassegnare le dimissioni nelle mani del presidente Napolitano. Alla stessa ora Matteo Renzi sarà ancora impegnato a compilare le caselle della nuova squadra di governo con cui intende «portare fuori dalla palude l’Italia».

L’ULTIMO CDM. Per il sindaco di Firenze «Questo è un momento delicato, ma uno dei più belli per me in questi anni». C’è grande malinconia nella squadra di governo invece: stamattina è in corso l’ultimo Cdm, voluto appositamente da Letta per salutare e ringraziare tutta la squadra dell’esecutivo. Ieri i ministri del Nuovo centrodestra e Angelino Alfano avevano raggiunto il premier nel tardo pomeriggio, subito dopo la fine della diretta streaming del Pd, per attestargli solidarietà (ribadita poi anche pubblicamente da Alfano alla stampa: «Letta merita maggiore apprezzamento di quello che gli ha dedicato il suo partito»)

TOTOMINISTRI. Intanto iniziano a circolare i nomi per il toto ministri, una lista di 50 nomi per quella che secondo il segretario dovrebbe essere però una squadra molto snella di 12-13 ministeri al massimo. Renzi adesso ha un compito arduo, mediare tra l’esigenza di dare una brusca accellerataa allo sviluppo e all’economia, come vorrebbe, e allo stesso tempo mantenendo gli equilibri politici che consentano di governare. Uno dei posti dato da tutti per certo è quello del vicepremier, che rimarrebbe il segretario del Ncd Angelino Alfano, così come sempre più accreditato come sottosegretario alla presidenza del consiglio (il ruolo del braccio destro del premier) c’è Graziano Delrio, renziano della primissima ora (che però è nel toto ministri anche per l’Interno, un ministero ovviamente di gran peso e prestigio).

ECONOMIA E LAVORO. Le poltrone dove si affollano gran parte dei nomi sono quelle dell’Economia e del Lavoro, con candidati spesso “intercambiabili”. A viale dell’Astronomia successori di Saccomanni potrebbero essere Lucrezia Reichlin (economista che ha lavorato alla Bce e oggi in forse come vicegovernatrice della Bank of England e discendente da una famiglia che è un pezzo di storia della sinistra), ma c’è in corsa anche l’ex ministro del governo Monti, Fabrizio Barca, o un pezzo da 90 come l’attuale presidente Istat (ex consulente della Banca mondiale, della Bce e vicesegretario dell’Ocse) Pier Carlo Padoan. Secondo alcuni in corsa sarebbe anche l’economista Tito Boeri, che però è dato anche con percentuali sempre più alte come titolare del dicastero del Lavoro, sia perché la sua ricetta economica corrisponde a quella di Renzi, sia perché questo ministero dovrebbe a questo punto assumere un ruolo più cruciale. In lizza per questa poltrona ci sarebbero anche l’attuale responsabile del Lavoro nella segreteria renziana, Marianna Madia e – sempre con minori quotazioni – l’ex segretario Pd ed ex leader Cgil Guglielmo Epifani.

DALLA GIUSTIZIA ALL’ISTRUZIONE. Rimane uno per il momento il nome del candidato alla Giustizia, l’attuale vicepresidente del Csm (che comunque è ormai alla fine del suo mandato) Michele Vietti. Data per certa la sostituzione di Maria Chiara Carrozza all’Istruzione, forse con Stefania Giannini di Scelta civica. Sempre più accreditato per lo Sviluppo economico il nome dell’amministratore delegato di Luxotica (renziano da sempre) Andrea Guerra. Un altro nome certo è quello dell’Agricoltura che dovrebbe andare al patron di Eataly Oscar Farinetti, ed è sicura anche l’inclusione nella squadra di Governo di Maria Elena Boschi, che viene data alle Riforme. Alla Cultura era dato per scontato il nome di Alessandro Baricco, ma ora allo scrittore si affiancano altri nomi, che potrebbero portare a Renzi un rapporto più disteso con l’ala left del Pd, cioé il “giovane turco” Matteo Orfini o addirittura Gianni Cuperlo. I Rapporti con il Parlmento potrebbero passare da Dario Franceschini al renziano vicepresidente della Camera Roberto Giachetti.

I MINISTRI DI NCD. Rimarrebbero al loro posto tutti i ministri di Ncd, ad eccezione di Gaetano Quagliariello. Beatrice Lorenzin rimarrebber alla Sanità, per Maurizio Lupi potrebbe intravedersi una separazione del suo ministero: i Trasporti rimarrebbero a lui, mentre alle Infrastrutture potrebbero essere in corsa il sindaco di Bari Michele Emiliano (che molto si era speso per il sindaco di Firenze alle ultime primarie). Altri nomi della vecchia squadra di Letta confermati sarebbero quello di Emma Bonino agli Esteri e quello di Andrea Orlando all’Ambiente.