L’Eritrea celebra 25 anni di indipendenza, ma non c’è niente da festeggiare (né per loro, né per noi)

L’ex colonia italiana è considerata la Corea del Nord africana, retta da un regime brutale che costringe almeno 5 mila persone al mese a scappare. Quasi tutti arrivano in Italia come profughi

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Oggi in Eritrea si celebrano 25 anni di indipendenza. Ma non c’è niente da festeggiare, né per l’ex colonia italiana né per per gli ex colonizzatori. Nonostante l’indipendenza sia stata ufficializzata in seguito a referendum nel 1993, per il paese africano fa fede la data del 24 maggio 1991, quando il Fronte di liberazione del popolo eritreo (Fple) conquistò Asmara, che poi divenne capitale.

L’UNICO PRESIDENTE. Si concludeva così la trentennale guerra di liberazione dall’Etiopia degli eritrei, che dopo la rinuncia obbligata dell’Italia al territorio africano (1947), non accettarono mai la decisione dell’Onu di trasformare l’Eritrea in una semplice provincia etiope. Il generale vittorioso Isaias Afewerki è stato il primo e finora unico presidente del paese. Nominato in modo provvisorio nel 1993, non ha più permesso elezioni o l’esistenza di altre formazioni politiche, eccetto il suo Fronte del popolo per la democrazia e la giustizia. La Costituzione del 1997 prevede il rispetto di tutti i diritti, un sistema multi-partitico e tante altre belle cose, ma non è mai stata implementata.

COREA DEL NORD AFRICANA. Il governo ha previsto grandi festeggiamenti per il 25esimo anniversario, ma la partecipazione popolare sarà fasulla visto che l’Eritrea può essere considerata a tutti gli effetti la Corea del Nord africana. Come spiega bene l’ultimo rapporto dell’Onu, nel paese vige un «pervasivo sistema di sorveglianza e spionaggio che colpisce gli individui dentro e fuori dal paese». Vivendo nella «costante paura» di essere monitorati e temendo di essere «arrestati, torturati, fatti sparire e uccisi», gli eritrei «si autocensurano in molti aspetti della vita». Per chiunque, infatti, «è impossibile sapere quali attività possono essere considerate “devianti” e sanzionabili». Come afferma un testimone: «Quando sono in Eritrea, mi sembra di non potere neanche pensare perché sono spaventato che la gente possa leggere i miei pensieri. E ho paura».

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10 MILA PRIGIONIERI POLITICI. I diritti umani non esistono, libertà di espressione, pensiero e stampa sono negate, così come quella religiosa, i giudici dipendono dal ministero della Difesa e non sono indipendenti. Per qualunque motivo si può essere arrestati o, più semplicemente, si sparisce da un giorno all’altro. Anche chiedere l’elemosina è proibito e la povertà è dilagante. Almeno 10 mila prigionieri politici languono in oltre 300 carceri, dove vengono costantemente torturati e le condizioni di vita sono disumane. Continua il rapporto: «Le celle sono sovrappopolate, il caldo insopportabile, si dorme in mezzo agli escrementi, l’accesso all’aria e alla luce è ridotto al minimo, il cibo è poco e di pessima qualità e questo porta molti a morire di fame». Altri «sono spinti a suicidarsi».

COSCRIZIONE OBBLIGATORIA INDEFINITA. La misura più spietata messa in atto dal regime africano, però, è la coscrizione obbligatoria indefinita che ruba il futuro alla popolazione. Tutti i giovani a partire dai 17 anni, maschi e femmine, sono sottoposti al servizio di leva, che può durare anche 30 anni. La politica è giustificata ufficialmente dalle tensioni con l’Etiopia per i confini, ma la guerra è finita nel 2000. Il risultato è che per la disperazione almeno 60 mila persone ogni anno, 5.000 al mese, scappano dall’Eritrea.

70 MILA IN DUE ANNI. Ed ecco perché neanche l’Italia ha motivo di festeggiare l’indipendenza dell’ex colonia. Solo nel 2015 sono sbarcati in Italia 153.842 migranti, il 9 per cento in meno del 2014, quando erano approdati in 170.100. La maggior parte di questi è costituita da eritrei: sono arrivati in 32.682 nel 2014 e in 38.612 nel 2015, secondo i dati del Viminale: più di 70 mila in due anni.

POLIGAMIA OBBLIGATORIA. A gennaio è circolata una storia sull’Eritrea: a causa della mancanza di giovani, il governo autorizzava la poligamia obbligando tutti gli uomini a sposare almeno due donne. Le donne che si opponevano alle seconde nozze dei mariti dovevano essere arrestate. Ad Asmara è scoppiato uno scandalo, perché la notizia era falsa. Ma tutti i giornali l’hanno riportata per settimane senza battere ciglio. Tenendo conto della follia del regime africano, anche la poligamia obbligatoria era perfettamente plausibile.

Foto Ansa


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