Le sardine fanno le bolle come Cambridge Analytica

I social network hanno distrutto il mondo con le fake news pro Trump, ora lo salveranno grazie alle «migliaia di adesioni» all’ennesimo popolo antifascista. Quando ne usciremo?

Sardine in piazza contro Salvini a Modena

Un utile consiglio di lettura per sardine, altre specie ittiche che proliferano nel mare del web e loro ammiratori, è sicuramente l’intervista realizzata da Massimo Gaggi per Sette del Corriere della Sera a Brittany Kaiser, «l’ex ragazza di Cambridge Analytica», già «direttrice del settore Business della società degli scandali». Per chi non lo ricordasse, Cambridge Analytica è l’impresa che un anno e mezzo fa finì nei guai con l’accusa di aver utilizzato, forse illegalmente, una marea di dati di utenti di Facebook per la campagna elettorale di Donald Trump.

«Più pentita che informatrice (o whistleblower come dicono gli americani), Brittany ha avuto un ruolo fondamentale [insieme alla principale “gola profonda” della vicenda, l’ex dipendente Christopher Wylie, ndr] nel rivelare al mondo, a cominciare dai Parlamenti di Washington e Londra, il modo in cui Cambridge Analytica e la sua società madre, la Scl, sono intervenute nella Brexit, nelle presidenziali americane del 2016, ma anche in tante altre elezioni in giro per il mondo, dalla Nigeria all’Indonesia ai Caraibi».

«MANIPOLAVAMO VOTI E COSCIENZE»

Nella narrazione mediatica predominante, sintetizzata perfettamente già nella titolazione scelta da Sette per l’intervista, a Cambridge Analytica – racconta la Kaiser – «manipolavamo tutto: voti, comportamenti e coscienze». E come sarebbe stato reso possibile questo prodigio? Semplice: grazie ai dati “rubati” agli utenti di Facebook e utilizzati per indirizzare loro fake news e altri messaggi mirati, escogitati appositamente per convincerli a votare Trump. O la Brexit. O comunque i populisti.

Di nuovo, l’intervista va letta tutta perché in realtà, paradossalmente, è una gigantesca conferma di quanto scrivemmo già all’epoca in cui scoppiò il caso: quello montato intorno a Cambridge Analytica e Facebook è soltanto un ridicolo scandaletto per allodole. La privacy e lo strapotere di Mark Zuckerberg e degli altri “signori della rete” sono questioni serie, anzi serissime, perciò a maggior ragione ci vuole un cervello da pesce rosso, o da sardina, per vederci soltanto il pericolo che vinca un Trump, o magari un Salvini. È un approccio peggio che moralista, che per altro lascia intatto il problema di fondo, come vedremo.

LA «BUSSOLA ETICA»

«Avevo bisogno di soldi, poi ho smarrito la mia bussola etica», dice Brittany Kaiser, rivelando in termini perfetti la superficialità del movente di tutta questa mezza panzana.

Tempi lo ha ricordato fino allo sfinimento, e si è letto perfino su Repubblica nei giorni caldi del presunto scandalo: al netto di una possibile trasmissione truffaldina di dati senza il consenso dei titolari (sai che novità, benvenuti in internet), Cambridge Analytica e Facebook non hanno fatto per Trump nulla di diverso da quello che fece a suo tempo lo staff tecnologico di Barack Obama, per altro fra gli applausi adoranti dei media suoi fan, e che continuano a fare una marea di grandi e piccoli pesci del web.

Dice «l’ex ragazza di Cambridge Analytica»:

«Sviluppavamo anche progetti commerciali, non solo politici. Trump era uno dei tanti clienti. Importante, ma uno dei tanti. […]

[Alexander Nix, il boss del gruppo, ndr] parlava spesso e con orgoglio di questo enorme database di Facebook: era il nostro tavolo di lavoro. Non ci vedevamo nulla di illegale».

MERAVIGLIE DEL MARKETING

A parte l’uso di termini minacciosi come «le psy-ops, operazioni psicologiche», Brittany Kaiser descrive come “manipolazione delle coscienze” quella che altrimenti apparirebbe a qualunque lettore come una qualunque tattica di una qualunque campagna elettorale di un qualunque candidato di qualunque paese del mondo:

«Questi sistemi di microtargeting consentono di individuare, tra le persone avverse al tuo candidato, quelle meno impegnate, le più disilluse. In politica sono i swing voters. Nel marketing commerciale sono chiamati brand switchers. Sono i persuadables: ti concentri su di loro, inutile perdere tempo con chi già ha convinzioni forti. Capisci quali sono gli elettori potenziali del tuo avversario e li allontani dalle urne con pressioni psicologiche di vario tipo. Questa è l’arma più potente, la più pericolosa per la democrazia: inviare loro, al momento giusto, messaggi fuorvianti, costruiti per istillare paura e insicurezza. Spesso basta spostare l’1 o il 2 per cento per cambiare l’esito di un voto. Trump ha vinto nei tre Stati decisivi per poche migliaia di voti».

Togliete Trump dal racconto e il racconto diventerà appunto una trita banalità da consulente di marketing, e pure vecchiotta («Le tecniche psicologiche si usavano già prima dell’era di Internet: la Scl le usava fin dagli anni Novanta», aggiunge la Kaiser). Può essere che il rimorso «etico» della «pentita» di Cambridge Analytica nasca dalla “scoperta” di un vecchio trucco del marketing? No, non può essere. L’unica “scoperta” qui è che Trump non è un prodotto qualunque, è il lupo cattivo: «Se sfrutti queste debolezze per vendere prodotti commerciali è un conto. Con la politica le cose cambiano». Perfetto. Perfetto per afflosciare lo panna che l’intervista insiste a montare.

ALGORITMI E HACKER RUSSI

Per quanto riguarda il mondo reale, invece, il punto è che la gente tendenzialmente non è idiota, o almeno non del tutto, non al punto tale da poter teorizzare impunemente che il voto di una nazione democratica sia condizionato in modo determinante dalle “fake news” dei mitologici hacker russi. O da sofisticati algoritmi caduti nelle mani del dottor male. Siamo seri, per favore. È la stessa Brittany Kaiser a prendere a sculacciate Zuckerberg e la sua «fiducia cieca negli algoritmi».

«Sa che, nella sua ricerca automatica di talenti, Facebook si è rivolta anche a me: due settimane fa mi è arrivato un invito a join the team. Buffo no?».

ALZARE LA TEMPERATURA

Comunque, come detto, l’intervista va letta per intero perché è davvero rivelatrice. C’è anche un passaggio che dovrebbero meditare con attenzione tutte le sardine di questo paese e forse ancor più i giornali e i tanti opinionisti che oggi celebrano i sedicenti pescetti in scatola come nuovi eroi risorgimentali. Dice la Kaiser:

«Prima nemmeno sapevo dell’esistenza di società specializzate nel tentativo di alterare la volontà degli elettori. Ma ricordo che, in una delle prime riunioni a cui partecipai, Nix disse: “Noi non siamo una società che vende pubblicità: noi cambiamo i comportamenti della gente”. L’esempio classico che faceva ai clienti era quello del cinema. Se vuoi vendere più Coca-Cola durante uno spettacolo puoi fare una pubblicità martellante, ma funziona di più alzare la temperatura nella sala: alla gente viene sete e beve di più».

IL BACO DEL MILLENNIO

Molto efficace l’esempio della temperatura. Ma anche questa è una tecnica vecchia come il cucco. Sono quasi trent’anni che ci rompono l’anima in Italia con il pericolo del regime diversamente fascista (ieri Berlusconi o Bush, oggi Trump, la Brexit, Salvini e i sovranisti), sono trent’anni che “alzano la temperatura” nella speranza di “cambiare i comportamenti” degli elettori. E sono trent’anni che i presunti “fascisti” vengono deposti nella massima serenità attraverso ordinarie elezioni democratiche, perfino senza l’ausilio dei micidiali hacker russi.

Il vero baco dei casi Cambridge Analytica, dei Mark Zuckerberg, degli amanti delle sardine così come dei Trump e dei Salvini, sta nella percezione ottusa che il mondo stia “sui social” e che basti imparare a cinguettare per sistemare le cose. È questo il problema di fondo, o per lo meno uno dei problemi di fondo. Si rivede ogni santo giorno nelle cronache di quegli acuti osservatori della realtà che dovrebbero essere i grandi media. Le avete lette le sviolinate di Repubblica dello stesso Corriere della Sera sulle epiche gesta delle sardine? Le avete viste le vignette patetiche di Ellekappa sulle sardine create da Dio per cacciare gli squali?

BELLE SPERANZE

Incredibile che la sinistra si sia ridotta a sperare nell’ennesimo «popolo senza bandiere» che organizza flash mob per «contestare la politica dell’odio e l’avanzata leghista». Non può essere vero. «Le sardine tallonano il leader della Lega», «cantano Bella ciao e “chi non salta un fascista è”», «Bonaccini può contare su di loro», «spaventano Salvini», Gentiloni che twitta: «Piovono sardine», il sardino in capo che proclama: «Salvini battuto da due ragazzi con una tastiera nonostante la Bestia». Non si può crederci sul serio.

Davvero, se l’argine a questa nuova edizione del “pericolo fascismo” sono le «migliaia di adesioni sui social» raccolte delle sardine, allora vincono dieci a zero i gattini con Salvini.

POLITICA E HASHTAG

Se la sinistra ha saputo egemonizzare per decenni l’Emilia Romagna (altro che pericolo fascismo: pericolo soviet se mai) è perché ha saputo fare politica, sebbene spesso e volentieri intesa nell’accezione peggiore di occupazione del potere. Il tema è vasto e faticoso, per iniziare può essere utile vedere alla voce corpi intermedi. Ma già solo uscire per strada e imbattersi in qualche persona reale sarebbe qualcosa. In ogni caso, non si va molto lontano con gli hashtag e i like su Facebook e gli allarmi fascismo che raccolgono «migliaia di adesioni sui social».

Come scriveva ieri Antonio Polito proprio sul Corriere, è lecito dubitare che questo ennesimo “girotondo” o “popolo viola” o banco di sardine nato su internet possa spostare anche solo mezzo voto (e tanti saluti allo scandalo Cambridge Analytica). Più probabile che il suo limitarsi a «tifare contro» ottenga l’effetto opposto a quello sperato, come avvenne per Berlusconi.

«Il problema di questi movimenti, che ciclicamente sembrano innovare la politica italiana, è sempre lo stesso: grande capacità di mobilitarsi (e di unirsi) contro, scarsa o nessuna capacità di mobilitarsi (e unirsi) per un programma politico o a difesa di una esperienza di governo. D’altra parte è comprensibile: se oggi si volesse organizzare una manifestazione di sostegno all’azione di Partito democratico e Cinquestelle nel Conte 2, su che cosa ci si potrebbe concentrare? Più facile per tutti, dunque fare l’opposizione a Salvini».

Quando la smetteranno allora, i giornali per primi, Corriere compreso, a guardare il mondo attraverso le condivisioni social, i meetup sfanculanti, le sardine indignate, i referendum online, i “popoli della rete” e le loro fake news antifasciste?

Foto Ansa