Non ci salveranno le ronde degli acchiappafascisti

Dal siparietto di Repubblica e Dagospia sul “caso Segre” al rogo della Pecora Elettrica fino alla nonna hater di Mattarella. Chi è che manda in vacca il «dibattito politico e sociale di questi tempi»?

Sarà tutta razzista la gente? Sarà fascista? Sarà cosa, se i buoni di nuovo conio sociale danno i numeri come ai tempi del Minculpop? Ora Piero Colaprico conferma che ogni giorno la senatrice Liliana Segre «riceve in media duecento messaggi d’odio» e Repubblica non si è inventata nessuna emergenza che poi si è avverata quando ha riportato questo numero in un pezzo, firmato da Colaprico stesso, il 26 ottobre.

DA COLAPRICO ALLA SCORTA

Riassunto per dummies di uno sgomentante siparietto tra testate: Colaprico scrive un articolo per denunciare messaggi social, che definire razzisti è un eufemismo, contro la senatrice Liliana Segre, «ogni giorno ne partono duecento». Scrivendolo cita come fonte un rapporto dell’osservatorio antisemita. Nicolò Zuliani su termometropolitico.it fa notare che tali numeri sono stati riportati moltiplicandoli per 365 e addossandoli alla sola senatrice, visto che il rapporto in questione registra, nell’intero anno 2018, 197 episodi di antisemitismo, dei quali 133 (insulti, maldicenze, trivialità indirizzate a molti ebrei famosi come Segre, da Gad Lerner a Lele Fiano, da Sandro Parenzo a Enrico Mentana) afferiscono a internet: «Prima dell’articolo Liliana Segre non riceveva 200 insulti e non aveva bisogno di scorta, adesso è finita alla ribalta e non solo li riceve eccome, è pure diventata un bersaglio per tutti quegli animali analfabeto-psicotici che se sentono profumo di cinepresa non esitano a fare le cose più turpi e immonde col sorrisetto ebete».

REP. E DAGOSPIA DANNO I NUMERI

Dagospia riprende Zuliani. Colaprico invia a Dagospia una smentita di Zuliani riportando un passaggio dall’osservatorio antisemitismo che parla di «centinaia di tweet antisemiti e triviali contro Liliana Segre», fonte: un articolo postato su twitter dal Fatto Quotidiano del 25 ottobre 2018. «Quindi – ribatte Dagospia – l’inchiesta di Repubblica che ha fatto partire la gigantesca mobilitazione politica e giornalistica sull’onda dell’indignazione (…), si basa su un articolo di un anno prima pubblicato dal Fatto Quotidiano? E l’Osservatorio che nel suo indice degli ”atti” antisemiti (ovviamente quelli monitorati, non quelli in senso assoluto) perché parla esplicitamente di Facebook, Twitter, specificando che non ci sono stati atti ”fisici” di violenza o intimidazione?».

«QUALCOSA NON FUNZIONA»

Colaprico fa spallucce, scrive un nuovo articolo su Repubblica per smentire Dagospia e «i giornali di destra» dicendo che i 197 episodi resi pubblici non hanno nulla a che vedere con quanto accade sul web e che «i nostri dati si riferiscono appunto ai messaggi d’odio sui social network: 200 al giorno sono quelli verificati, e anzi potrebbero essere molti di più». E chiude dicendo che se tutto questo, l’allarme antisemitismo crescente in Italia (sic), sembra normale «è evidente che più di qualche cosa non funziona nel dibattito politico e sociale di questi tempi».

IL RAID “FASCISTA” ALLA LIBRERIA

Ha ragione: come si fa a non mandare in vacca la buona causa della lotta all’antisemitismo, al fascismo, al razzismo quando Repubblica titola in prima pagina che la libreria Pecora Elettrica a Roma è stata data alle fiamme due volte in sei mesi perché «è dichiaratamente antifascista»? Ora gli inquirenti stanno battendo la pista del tunisino facente parte di una gang di delinquenti nordafricani: non più una matrice politica quanto legata allo spaccio di droga, ma fa poca differenza dato che, come scriveva Concita de Gregorio il 7 novembre, prima che salissero a quattro i roghi di esercizi pubblici nello spaventoso quartiere Centocelle, non serve vedere le serie tv «per sapere che la criminalità organizzata a Roma va a braccetto con la destra politica».

GIORNALI E MOSCHETTO

Dopo essere stati decretati tutti fascisti dal demenziale fascistometro di Michela Murgia, tutti hater dagli sconclusionati esperimenti sociali dell’Osservatorio italiano sui diritti, tutti abitanti della piramide dell’odio della Commissione Jo Cox presieduta da Laura Boldrini, tutti colpevoli di leso antifascismo dall’Osservatorio sui nuovi fascismi del governatore toscano Enrico Rossi, dopo aver letto la lista di proscrizione di «neofascisti che si stanno riorganizzando» pubblicata su Facebook da Christian Raimo quando Altaforte ha acquistato uno spazio commerciale per promuovere i suoi libri al Salone del Libro, dopo aver visto cioè brandire Costituzione ed elzeviri sui giornali come libro e moschetto ai tempi di Mussolini, crediamo anche noi che qualcosa non funzioni nel dibattito politico e sociale.

IL PACATO SAVIANO

Certo, mica c’entreranno i giornalisti molto per bene e molto responsabili con l’allarme nuova destra e le bombe a orologeria pronte ad esplodere in rete e nei quartieri ghetto degradati ad altissimo tasso di immigrazione, quando ad innescare la demagogia sono sempre loro: «L’odio verso Liliana Segre è responsabilità di Matteo Salvini e Giorgia Meloni», «che avvelenano l’Italia con le loro parole di intolleranza e di odio», «dite “prima gli italiani”, ma di quali italiani parlate? L’obiettivo è non essere come voi. La vostra intolleranza, la vostra totale mancanza di scrupoli, il vostro cinismo hanno reso l’Italia un paese insicuro. La scorta a Liliana Segre è il risultato della vostra irresponsabilità». Meno male che ci sono sempre i buoni, come il pacato Roberto Saviano, a ricordarci quale distanza corra tra gli ideologi dell’odio e l’uso ideologico dell’allarme odiatori.

LA NONNA HATER DI MATTARELLA

O i cattivi, come Eleonora Zanrosso: «Ho quasi 70 anni, faccio parte di quella generazione che non è certo composta da geni della tastiera, ho la terza media, sono istintiva. È stata la mia inesperienza, eravamo tutti su di giri in quel momento». Zanrosso è una distinta signora del quartiere Savena a Bologna che nel 2018 – «periodo molto caldo, in cui gli animi erano surriscaldati da alcuni parlamentari dei Cinque Stelle di cui ero simpatizzante» -, quando il presidente Mattarella ha respinto la nomina come ministro dell’Economia di Paolo Savona, ha inforcato la tastiera e commentato su Facebook: «Ti hanno ammazzato il fratello, cazzo… non ti basta?». Zanrosso è stata indagata, insieme ad altri otto “odiatori” del web (30 sono ancora sotto inchiesta) «per attentato alla libertà, offesa all’onore e al prestigio del presidente della Repubblica, ma anche per istigazione a delinquere», scrive Repubblica. Non somiglierà al Brasile della borgata di Pietralata immortalato a muso duro davanti a Vauro nell’ormai celebre e trashissima puntata di “Dritto e rovescio”, ma è difficile immaginarla appiccare il fuoco a una libreria antifascista al posto di uno spacciatore tunisino.

Foto Ansa