Tanti auguri Facebook, ci hai fregati tutti

Il social network di Mark Zuckerberg c’è da tre lustri. Da Obama a Trump, il segreto di un imprenditore che è riuscito a venderci un prodotto facendoci credere che sia gratis

Oggi Facebook compie quindici anni. Tanti auguri a un’impresa commerciale di successo lanciata tre lustri fa da un ragazzino oggi miliardario, Mark Zuckerberg. Di lui è stato ormai detto e scritto di tutto, inutile dilungarsi su dati biografici quando anche un film sulla sua vita è già stato mandato in sala. Come ha rilevato il Foglio settimana scorsa, è più interessante chiedersi come mai, sebbene una settimana sì e l’altra pure scoppino scandali intorno alla sua creatura, tutto pare non intaccarne la reputazione. O meglio: la reputazione è andata a ramengo da un pezzo, eppure nessuno vuole più farne a meno.

OBAMA-ZUCKERBERG COPPIA DI FATTO

C’è stato un tempo in cui Mark Zuckerberg era l’alter ego di Barack Obama, entrambi icone del cambiamento, della speranza, di un diverso modo di intendere il mondo. Il primo era l’immagine dell’imprenditore del futuro, tutto idee e pasta mandorlata, lontano anni luce dai trafficoni che inquinano, rovinano il paesaggio e toccano il sedere alla segretaria. Solo sogni e sogni cristallini che rendono la gente migliore. Giovane, smart e allineato a tutti i temi in voga al mainstream più banalotto, faceva spesso coppia fissa col secondo. Il secondo, primo presidente nero a stelle e strisce, telegenico, uomo d’élite ma popolare, era riuscito a farci dimenticare gli anni bui del brutale cowboy texano che andava in giro a spararacchiare missili scud sui bambini innocenti.

Nuovi, pacifici, buoni. Obama e Zuckerberg erano fatti l’uno per l’altro, due facce della stessa medaglia, una coppia di fatto che vendeva la stessa idea di un mondo da premio Nobel preventivo cui affidare ogni nostra speranza (Hope). Obama era il portabandiera e Zuckerberg il suo corifeo.

POI È ARRIVATO TRUMP

Poi è arrivato The Donald. Un tizio impresentabile, un bullo con un ciuffo da schiaffi ha usato la stessa arma messa a disposizione di Obama ma questa volta per battere i campioni del Mondo Nuovo. Quando se ne sono accorti, i liberal hanno scoperto che quelle stesse “notizie” che fino al giorno prima avevano fatto la loro fortuna, ora erano delle “fake news”. Zuckerberg ha passato un brutto quarto d’ora. Un quarto d’ora durato tutto il 2018.

E così è dovuto correre ai ripari, garantendo che avrebbe preso provvedimenti, evitato che Facebook potesse diventare strumento di propaganda, non sia mai, magari nelle mani di quel comunista di Putin, al bando le fake news! Di fatto continuando a giocare sul misunderstanding che aveva generato un alone di purezza e innocenza intorno al suo prodotto. Qualcuno ha anche fatto finta di credergli, ma la verità che nessuno vuole ammettere è che ci siamo sbagliati prima: quando ci siamo raccontati la “favola” di Facebook strumento neutrale, anzi “portatore di democrazia nel mondo”.

LA FAVOLA CHE NESSUNO VOLEVA ROVINARE

Balle: è un’impresa commerciale, punto. Una strepitosa macchina per far soldi, punto. E, infatti, quando Zuckerberg sottoscriveva ogni tipo di accordo con la Cina pur di mandare avanti il suo business, tutti tacevano per non infrangere il sogno di un mondo migliore. Con Trump la sbornia è finita e Zuckerberg è passato sul banco degli imputati, dalla parte sbagliata della storia, come fosse un collaborazionista delle forze del male. Tutto il caso Facebook-Cambridge Analytica, da questo punto di vista, è stata una spettacolare nemesi di quel che tutti sapevano, ma nessuno voleva vedere.

IL MIGLIOR COMMERCIANTE DEL MONDO

E la verità è che nei confronti di Facebook tutti vogliono continuare a non vedere. Ogni mese negli Stati Uniti qualche giornale rivela che l’azienda combina pasticci con la privacy degli utenti, si scoprono falle nella sicurezza, si pubblicano dati riservati. Eppure Facebook non risente di tutto ciò, anzi. Settimana scorsa l’azienda californiana ha presentato la sua trimestrale da cui risultano entrate in crescita del 30 per cento. Dal che si deduce che, pioggia o sole, Obama o Trump, Zuckerberg ci ha fregati tutti dimostrandosi non un campione democratico (come pensavano i liberal), ma il più astuto commerciante dell’era moderna: ha fatto in modo che il suo prodotto diventasse indispensabile e ce lo ha venduto facendoci credere che fosse gratis. Ma come recitava una copertina di Tempi dell’anno scorso, “Se tutto è gratis, il prodotto sei tu”.

Foto Ansa