Le Olimpiadi del milanese smarrito

Di Caterina Giojelli
06 Febbraio 2026
Dal panico per le scuole chiuse "dentro la circonvalla" al trekking di diciotto ore consigliato dal New York Times, la città inaugura i Giochi nell’unico modo che conosce: in sbattimento autoferrotranviario
I preparativi per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 all’Arco della pace, Milano
I preparativi per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 all’Arco della pace, Milano (foto Ansa)

Ma cosa sono, le Olimpiadi o la fase 2? Il milanese smarrito ha trascorso la vigilia dei Giochi in un dormiveglia da trauma post-lockdown, declinato in puro sbattimento autoferrotranviario. Si scrive “infomobilità”, si legge “sequestro di traffico, scuole, negozi, balconi, pedoni”.

I MEZZI VANNO. SÌ, MA DOVE? Ogni mattina, nell’ultima settimana, il milanese smarrito si sveglia sapendo di dover affrontare interminabili match di smartworking sì/no con i colleghi giargiana di Rho e Carate Brianza (che si muovono rigorosamente in treno o motorino). Ad ogni candido «oh ma i mezzi vanno?», il milanese risponde con la precisione del cecchino: sì ma giovedì dalle 17 alle 20 la Metro 1 non ferma a Duomo e San Babila, a Duomo non si cambia tra Metro 1 e Metro 3, a San Babila è aperta la Metro 4 ma non si cambia con la Metro 1, la Metro 5 salta Cenisio e Monumentale. Il tram 2 dalle 13 non passa tra via Cusani e Porta Genova, il 3 non tra Duomo e piazza Sant’Eustorgio, il 10 non tra piazza Gramsci e piazzale Cimitero Monumentale…

Segue l’elenco dei martiri: deviazioni di 12 e 22, fermate soppresse dei tram 14, 16, 19 e dei bus 43, 57, 70, 78. Il milanese sa che siamo solo all’antipasto dell’infomobilità. E che ad ogni giargianata, «beh, tutto chiaro, no?», dovrà annuire, «certo, come per i tram diretti a Greco che dopo Domodossola seguono lo stesso percorso ma al contrario fino a via Venti Settembre». E ringraziare, per sopraggiunto deficit di attenzione, di non dover rendicontare anche le deviazioni delle linee verso San Donato, che nell’immaginario meneghino è già oltre il Vallo di Adriano.

MA IO HO PILATES. Il milanese smarrito sa che rispondere a «giovedì e venerdì quindi tutti al lavoro?» non è facile come dire «consulta la guida alla staffetta del tedoforo» a chi si chiede se riuscirà a fare pilates o una risonanza o la cena per la famiglia il giorno della cerimonia d’inaugurazione. Giovedì e venerdì al lavoro? Di base sì, a meno che tu non sia un automunito che vive o lavora in zona Fabbrica del Vapore (giovedì uguale “cenone del Cio”) dalle 14 alle 23 nelle vie chiuse al traffico, o ti muova a piedi nelle zone chiuse all’accesso pedonale. Idem dalle ore 21 del 5 febbraio alle ore 2 del 7 febbraio in Zona San Siro, o dalle ore 7 del 5 febbraio alle 23:59 del 22 febbraio a Milano Santa Giulia. O se il 6 febbraio devi accedere dalle 14 alle 21 alla zona Scala/Palazzo Reale o sostarci dalle 7, o camminare intorno, dentro o sopra il Duomo dalle 14 alle 24…

Per conoscere precisamente le vie chiuse e i divieti di sosta, è possibile consultare le 15 mila agili agili battute sul sito del Comune e scaricare le numero 9 mappe e le 6 ordinanze che vi permetteranno di rispondere in modo preciso, e perciò milanese, alla domanda: «Ma riesco a fare pilates?». Spoiler: no.

SCUOLE APERTE, SÌ, NO, UN PO’. Dal 28 gennaio nelle chat di classe di 150 mila famiglie milanesi rimbalzano le circolari: il tema è l’ordinanza prefettizia che dispone la chiusura degli istituti situati all’interno della “circonvalla” esterna. Quella della 90/91. Panico. Molte scuole sono dentro ma hanno l’ingresso fuori. Altre un plesso dentro e uno fuori. Si parte con “scuola chiusa”, segue rettifica “scuola aperta”, poi “una sede aperta e una chiusa”, poi “aperta ma si esce prima”, dopodiché largo alla creatività: “Le lezioni del plesso interno si terranno nel vicino plesso esterno. In orari diversi”. Sollevazione popolare: «E il lavoro? E chi non fa smartworking? E chi non ha i nonni? E chi ce li ha ma in zona rossa e coi tram deviati?».

La tensione aumenta quando le mamme-busy aggiungono pepe all’atmosfera da Dealey Plaza mentre passa l’auto di JFK: «Niente voli! Dalle 16 del 4 febbraio c’è il divieto di sorvolo aereo privato e di droni su tutto il Comune di Milano», «Anche ad Assago e Rho», «chiusi anche gli aeroporti di Linate e Bresso». Nella chat dell’Inter l’amico che vive appiccicato a San Siro e alla cerimonia inaugurale – post cocktail con Mattarella a Palazzo Reale e merenda in Triennale con i ministri dello Sport – mette il carico da Novanta: «Manco la sizza sul balcone posso fumare». Qualcuno inoltra un articolo sui tiratori scelti in arrivo da Roma.

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MA DOVE SI GIOCA? E QUANDO SI GIOCA? Il milanese apre il file “sport” solo dopo aver chiuso quello “lavoro”, “scuola”, “infomobilità” e “passaggio della torcia”. L’unica cosa che ha capito il milanese basic è che qui ci sono hockey e pattinaggio, hockey soprattutto: non c’è ultrà di Inter e Milan come si deve che non abbia urlato «Forza Saima Oleee». Next level: sapere che il primo si “gioca” in quel deserto dei tartari che è Santa Giulia e l’altro ad Assago (concorre al 10 l’aggiunta con sicumera che al Forum “c’è anche lo short track”). Next level, i distinguo con scatto d’orgoglio campanilista: sì ma il pattinaggio di velocità è a Rho, mica ad Assago.

Il resto è ostaggio di quelli con la seconda casa: finalmente quelli che vanno in vacanza a Predazzo «dove fanno il salto» si sentono cool come gli snobboni di Cortina, arena di bob, slittini e curling soprattutto. Quelli con l’appa a Bormio si sentono tutti scialpinisti, a Livigno (che poi non è mai Livigno ma “frazione di”) tutti freestyler e snobordisti, anche se ci vanno solo per fare la benza o comprare profumi esenti Iva. Milanesi dislocati a Tesero o Rasun di Sotto non pervenuti. I troppi con la seconda casa tra Gressoney e Champoluc muti. Del resto, tolto lo sci – sport più praticato a Milano dopo l’aperitivo -, per molti milanesi quelle invernali restano un po’ le Olimpiadi dei povery, non sanno un tubo del programma ma venderebbero un rene per seguire le Atp a Santa Giulia e si dedicano alle questioni importanti: e se esonda il Seveso? Ma soprattutto: dove sono finiti tutti gli zingari? Il premio critica va al passante intervistato da Today: «Olimpiadi invernali a Milano? Ma se a Milano non nevica!».

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CHI VA IN PRESSA, INCIAMPA. Ricordatelo al corrispondente del New York Times, autore di un pezzo sul rischio incubo logistico (“Trekking tra le sedi olimpiche invernali italiane? Meglio non avere fretta”) che ha fatto gridare a tutte le testate “Il Nyt attacca Milano Cortina”. In realtà il pezzo è milanesissimo: tra sindaci e parroci che inaugurano tunnel, operai che posano cemento, spostano coni arancioni e innalzano cartelli stradali, il nostro ha ascoltato il primo cittadino di Cortina affermare entusiasta che «Posso guardare il curling qui e poi andare a Predazzo per vedere il salto per due giorni, poi a Milano posso vedere l’hockey», magnificando l’occasione di prendere un autobus per Mestre, un treno per Milano e poi in qualche modo arrivare fino a «come si chiama, Livigno».

E che ha fatto il poveretto, vero giargiana d’oltralpe – tra l’altro dopo essere rimasto bloccato su una strada ghiacciata e salvato da una campionessa di curling? Ha scaricato l’app ufficiale dei Giochi che spiega come spostarsi. Secondo la quale «il “percorso migliore” dagli eventi di curling di Cortina alle gare di snowboard di Livigno è camminare otto minuti, prendere la navetta TC-CO-AS per 3 ore e 3 minuti fino a Venezia; prendere il treno ad alta velocità per 2 ore e 15 minuti fino alla stazione centrale di Milano, prendere il treno regionale per 2 ore e 39 minuti fino a Tirano; poi camminare fino alla stazione degli autobus, prendere l’autobus per 50 minuti; quindi cambiare con un altro autobus per altre nove fermate e un’altra ora e 12 minuti. Il tempo di percorrenza stimato è di 18 ore e 6 minuti». Non sarà eccitante come prendersi l’escherichia coli nella Senna alle Olimpiadi “nobili”, ma per l’entrata in sbattimento da infomobilità forse dovremmo dargli la città onoraria.

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1 commento

  1. MARIA CONSUELO CRISTOFORI

    Articolo stupendo, la Grande Caterina non si smentisce mai! Un po’ di gioia in un mondo difficile!

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