La polemica sull’Ice alle Olimpiadi di Milano-Cortina è strumentale e insensata

Di Marco Lombardi
30 Gennaio 2026
La sicurezza dei Giochi è affrontata sulla base di accordi internazionali, contestare la presenza dell'agenzia che lavora da anni nelle rappresentanze diplomatiche Usa è irresponsabile e ha solo fini elettorali
La statua equestre di Vittorio Emanuele II in piazza Duomo, a Milano. Sullo sfondo la scritta che ricorda le Olimpiadi invernali
La statua equestre di Vittorio Emanuele II in piazza Duomo, a Milano (foto Ansa)

I Giochi olimpici, come tutti i grandi eventi soprattutto mediatizzati, sono uno dei rischi maggiori da gestire. Soprattutto in un contesto di diffuso conflitto globale, dove le minacce ibride si manifestano in particolare nelle opportunità. Per questo la sicurezza dei grandi eventi sportivi è da tempo affrontata sulla base di accordi internazionali e di procedure ben rodate, che prevedono il coinvolgimento delle forze nazionali nella “protezione vicina” ma sempre sotto direzione e coordinamento nazionale.

In questo contesto, le recenti polemiche sulla presenza dell’Ice tra i provider di sicurezza Usa è speciosa. Io stesso ho più volte scritto della criticità delle pratiche utilizzate da Ice, in questi mesi, negli Stati Uniti (la United States Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia federale statunitense responsabile del controllo della sicurezza delle dogane e dell’immigrazione è al centro del dibattito per le violenze di Minneapolis). Ma questo nulla ha a che vedere con il ruolo securitativo che Ice è legittimante chiamata a esercitare da parte della autorità da cui dipende. Un ruolo che prevede l’impiego della propria agenzia investigativa, che da anni lavora all’interno delle rappresentanze diplomatiche statunitensi nei vari paesi: nulla a che vedere con la visione mediatizzata di questi giorni.

Agenti federali anti-immigrazione in azione a Minneapolis
Agenti federali anti-immigrazione in azione a Minneapolis (foto Ansa)

La polemica sull’Ice alle Olimpiadi di Milano è politica

La messa in questione della presenza dell’Ice alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 ha senso solo ai fini dello sfruttamento politico che offre, utilizzando la sicurezza come strumento comunicativo di una narrativa ad alta sensibilità. E questo è grave. Perché il rischio aumenta a causa delle irresponsabilità della politica locale.

Le Olimpiadi sono una opportunità e anche un rischio: una opportunità di diffusione del marchio cittadino a livello mondiale; un rischio elevato in termini di sicurezza, durante i Giochi, per la città e i suoi abitanti. Sarebbe pertanto un saggio obiettivo di governo cercare di ridurre le vulnerabilità, affinché gli attori che devono presidiare alla nostra sicurezza si possano concentrare efficacemente sui rischi maggiori. Che sono in aumento. Purtroppo non è così: ancora una volta la questione sicurezza viene sfruttata a fini politici personali da parte dei politicanti che hanno responsabilità di governo, nel comune e nella regione.

L’inutile chiamata in piazza dei cittadini per gridare “no all’Ice!”

Le prese di posizione contro la presenza dell’Ice, come ho sostenuto, sono speciose, comprensibili solo per la volontà di governare la pancia di una opinione pubblica che diventa la “carne da macello” elettorale, mentre aumenta il rischio che diventi concretamente “carne da macello” per gli effetti della mancata sicurezza prodotta da queste politiche. L’inutile chiamata in piazza dei cittadini per urlare ‘no all’Ice” è una turbolenza che aumenta la vulnerabilità complessiva della nostra città, ne aumenta i rischi, ne riduce le capacità di risposta messe in atto dalle nostre forze dell’ordine. Oltre al fatto che avrà l’effetto immediato di veicolare una immagine di Milano caotica e inospitale quando, nella visione generale, le Olimpiadi dovrebbero offrire ospitalità in un luogo pacificato.

A causa dei suoi uomini di governo, Milano non si presenterà così al mondo.
E sarà dunque doppiamente perdente grazie al sabotaggio scientifico che si sta effettuando. D’altra parte, questo olimpico sabotaggio è conseguente la costante politicizzazione dell’agenda della sicurezza milanese, che si è arrotolata attorno a percorsi senza soluzioni pratiche, fornendo costantemente opportunità di narrazione politica, altamente divisive nei confronti della popolazione.

La sicurezza “democratica” a Milano

Ne è un esempio il recente assetto del settore sicurezza di Milano, dove nulla cambia in termini di deleghe che si coprono con la foglia di fico di un paio di tecnici, sferrando il gancio ideologico con la nomina di un “Osservatorio per la promozione di politiche di sicurezza democratica”, che permette di assoldare personaggi ideologicamente affini. Ma che soprattutto, senza alcuna necessità rispetto ai problemi della città, affianca alla “Sicurezza” il bisogno che essa si qualifichi come “Democratica”.

Una scelta in vetero stile sovietico, che non ha senso operativo (ma si inventa un problema di sicurezza per la democrazia) per ottenere un risultato ampiamente divisivo per la popolazione che è portata a schierarsi per una “Sicurezza” rispetto a una “Sicurezza Democratica”, la cui voluta incertezza del termine non può che essere spiegata in termini di qualificazione evocativa di quel termine.

Poliziotti in piazza del Duomo a Milano
Poliziotti in piazza del Duomo a Milano (foto Ansa)

Il vero rischio per la sicurezza cittadina

Male. Anzi peggio. Perché se la sicurezza non viene promossa e condivisa come un valore che unifica, ma che divide, allora si trasforma in un incremento di vulnerabilità che ottiene esattamente l’opposto di quanto dichiara di voler conseguire.
Male. Anzi Peggio. Perché è ormai chiaro che il tema della sicurezza, nei prossimi anni elettorali sarà trattato esclusivamente per la possibilità ideologica e politica di sfruttarlo a proprio vantaggio, in questo modo aumentando i rischi complessivi per la città.

Male. Anzi Peggio. Perché, anche se non era pensabile che ai Giochi fosse riservata la tregua delle armi degli antichi greci, per lo meno ci si poteva aspettare la responsabilità del governo locale nel gestire le Olimpiadi riducendo i rischi e il conflitto interno. Invece di promuoverlo quali Olimpici sabotatori di un’occasione perduta per Milano.
Male. Anzi peggio. Quello che accadrà Milano sarà tutta responsabilità dei politici che governano questa città: costoro sono un rischio per la sicurezza cittadina.

Marco Lombardi è ordinario di Sociologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore dove insegna, tra le altre cose, Cooperazione nelle aree di post conflict e Sicurezza e contrasto al terrorismo. È direttore del centro di ricerca ITSTIME (Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies)

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