Che cosa ci dice (e ci dirà) la finale tra Spagna e Argentina

Di Sandro Bocchio
19 Luglio 2026
Una partita quasi inedita al Mondiale con 8 giocatori del Barcellona e 9 dell'Atletico in campo. Ma non sarà solo Messi contro Yamal
L'attaccante dell'Argentina, Lionel Messi (a sinistra) e l'attaccante della Spagna, Lamine Yamal
A sinistra, Lionel Messi esulta dopo la vittoria dell'Argentina contro l'Inghilterra. A destra, Lamine Yamal dopo il suo gol all'Arabia Saudita nel Mondiale 2026 (foto Ansa)

Se, per una volta, le semifinaliste di un Mondiale hanno rispettato le prime quattro posizioni nel ranking Fifa, ora l’ultimo atto porrà per la prima volta di fronte due squadre campioni in carica (e sanando una situazione rimasta in sospeso). È quanto accadrà domenica al MetLife Stadium in New Jersey, quando Argentina, campione del mondo 2022, e Spagna, campione d’Europa 2024, saranno protagoniste della finale, dopo aver eliminato Inghilterra e Francia. Un confronto che, per l’appunto, porta a compimento quanto avrebbe dovuto andare in scena in quella che, pomposamente, veniva definita la “finalissima”. Ovvero il match tra i vincitori dei tornei continentali di Sud America ed Europa.

Avrebbe dovuto disputarsi il 27 marzo in Qatar. Non se ne fece nulla perché prima l’attacco israelo-statunitense all’Iran di fine febbraio rivoluzionò la vita (non solo sportiva) del Medio Oriente. Poi perché la Federcalcio argentina rifiutò come sede alternativa il Bernabeu di Madrid, ritenendo inopportuno giocare proprio in Spagna. Alla fine si decise di non giocare, ora tocca alla partita conclusiva del Mondiale far sì che il confronto possa avvenire.

Spagna-Argentina, una partita quasi inedita per il Mondiale

E se Argentina-Spagna è un inedito per una finale di Coppa del Mondo, lo è quasi anche per quanto riguarda la stessa manifestazone. Nonostante in tempi recenti le due squadre siano diventate leader del calcio planetario, nel torneo si sono affrontate una volta soltanto nel 1966, quando entrambe erano ancora ben lontane dai livelli attuali. I sudamericani si imposero 2-1 nel match di debutto nella fase a gironi a Birmingham, il 13 luglio. Di tempo ne è passato veramente tanto e oggi parliamo di una Argentina che ha vinto tre tornei (1978, 1982 e 2022) e va a caccia di un secondo titolo consecutivo che la porrebbe al pari del Brasile 1958 e 1962, mentre la Spagna torna in finale dopo il successo del 2010, vantando una supremazia continentale che le ha fatto conquistare l’Europeo nel 2008, nel 2012 e, per l’appunto, 2024.

Spagna-Argentina o Barcellona-Atletico Madrid?

Un confronto che, girato in chiave Liga, vede un faccia a faccia tra Barcellona e Atletico Madrid, con il Real a fare da spettatore. La squadra stellare voluta, secondo abitudine, da Florentino Perez non solo non ha avuto nessun convocato nella Spagna, come mai si era visto, ma non avrà neppure un suo tesserato in finale, dopo che sono franate le speranze di giocarsela di Mbappé e Tchouameni da una parte e Bellingham dall’altra. Il Barcellona ne avrà ben otto a rappresentare la Spagna, mentre l’Atletico ne avrà sei con la maglia dell’Argentina.

Un valore, quello della seconda squadra di Madrid, che sale ancor più se si aggiungono i tre chiamati delle Furie Rosse. Un dato che fa salire a nove i presenti nella finale, rendendo giustizia alla capacità di Diego Simeone e del club di pescare in giro elementi che fanno grandi sia l’Atletico che le proprie Nazionali. Non è un caso che gli argentini siano spinti a scegliere il club allenato da un connazionale quando si tratti di mettersi in evidenza in Europa, tra Giuliano Simeone, figlio del tecnico, e poi Juan Musso, Julian Alvarez, Nico Gonzalez, Thiago Almada e Nahuel Molina. Senza dimenticare Rodrigo De Paul, fermatosi quattro anni all’Atletico prima di volare in Florida all’Inter Miami con Leo Messi.

L’ultimo trionfo di Messi o la consacrazione di Yamal

Messi, per l’appunto. A 39 anni compiuti durante il Mondiale (il 24 giugno), si è regalato una eterna giovinezza che l’ha reso protagonista del torneo, capolista con 8 gol, cui aggiungere quattro assist: gli ultimi due nei sette minuti del finale con cui ha capovolto lo 0-1 dell’Inghilterra. Domenica incrocerà il suo erede designato nel Barcellona, quel Lamine Yamal cui lo lega la storia di una foto: fu scattata per un calendario Unicef del 2007, in cui erano protagonisti giocatori blaugrana e bambini catalani sostenuti dalle iniziative del club. Si vede Messi fare il bagnetto a un neonato di 5 mesi, in uno scatto di Joan Monfort. Il bambino era Lamine Yamal, titolare della numero 10 al Barcellona, che fu dell’argentino, e designato come qualcosa in più di un suo erede.

Visti i numeri del Mondiale, Messi appare intoccabile, poiché Lamine Yamal ha realizzato una sola rete (all’Arabia Saudita) e confezionato nessun assist. Ma questo è anche il frutto del gioco che Luis de la Fuente ha dato alla Spagna, in cui pure le stelle si mettono al servizio del gruppo e in cui il centravanti è uno come Mikel Oyarzabal, poco cool ma tremendamente efficace, come dimostrano le 5 reti messe a segno. Messi ha invece in carico il peso offensivo dell’Argentina di Lionel Scaloni, con la capacità di muoversi a piacere come sa fare solo lui, liberando gli spazi per gli inserimenti mortiferi di centrocampisti quali Fernandez e McAllister. Argentina-Spagna ci dirà (anche) se sarà l’esibizione d’addio del grande campione o la consacrazione planetaria di chi è stato designato a sostituirlo.

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