Il principe sul bob e il “miracolo sul ghiaccio”. Dieci storie dalle Olimpiadi invernali
Una storia che prende le mosse centodue anni fa e neanche come Olimpiadi. Nel 1924 appuntamento a Chamonix, in Francia, per la “Settimana internazionale degli sport invernali” che in seguito, visto il successo, è indicata come la prima edizione dei Giochi invernali. Fino al 1992 vanno a braccetto con quelli estivi, poi la decisione di sfalsarsi, per dar loro ulteriore visibilità. Una indipendenza che parte dal 1994 a Lillehammer, in Norvegia, dove l’Italia conquista la medaglia d’oro nella 4×10 di fondo battendo in volata i padroni di casa davanti a 150mila spettatori, re Harald compreso: come sconfiggere il Brasile in una finale Mondiale di calcio al Maracana. Ecco dieci appunti sulla storia dei Giochi invernali, assolutamente personali.
Dal re al principe. Se re Harald era in tribuna a tifare per i suoi fondisti, Alberto II di Monaco è sceso direttamente in pista. Quella del bob. Grande appassionato di sport, che promuove in diverse forme, il principe ha fatto parte dell’equipaggio monegasco in cinque edizioni, da Calgary 1988 a Salt Lake City 2002, dividendosi tra bob a 2 e bob a 4. Il 25esimo posto al debutto è il risultato migliore.

Caraibi ghiacciati. Alberto II non era l’unica presenza straordinaria a Calgary nel bob. In Canada esordisce anche la Giamaica in una specialità quanto mai lontana dalla storia caraibica. L’ispirazione arriva dalle popolari gare di carretti a spinta e l’avventura è finanziata da due imprenditori statunitensi. Nascono gli equipaggi di bob a 2, che si classifica 30esimo, e a 4, che si ribalta nella terza manche. Una storia che la Disney rende ancor più popolare con il film Cool runnings.
Il nobile fa da sé. Il nome completo è Hubertus Rudolph von Fürstenberg-von Hohenlohe-Langenburg, figlio di un nobile spagnolo e di Ira von Fürstenberg, volto popolare del jet set italiano anni Sessanta-Settanta. Lui vorrebbe partecipare ai Giochi, l’Austria non se lo fila. Allora nel 1981 fonda la Federazione sciistica messicana, di cui è a lungo è il solo atleta. Prende parte a sei Olimpiadi dal 1984 al 2914 (quando ha 55 anni). Fa parte della lunga schiera di atleti destinati a un momento di gloria e a distacchi enormi. A Pechino 2022 Benjamin Alexander (Giamaica) giunge 45esimo a 1’09″17 dal vincitore Marco Odermatt, mentre Yohan Goutt Gonçalves (Timor Est) finisce 45esimo in slalom a 40″58 da Clément Noel.
Gli altri cadono, io vinco. La medaglia più inattesa – un tormentone per la Gialappa’s Band – è quella di Steven Bradabury a Salt Lake City. Specialista dello short track, è vittima di due gravissimi infortuni: 111 punti alla gamba destra e 18 mesi di riabilitazione per uno scontro in gara, quindi una frattura al collo. Nel 2002 entra in semifinale per la squalifica del canadese Marc Gagnon. In semifinale è ultimo all’ultimo giro, tre avversari cadono e lui passa. In finale è ancora ultimo all’ultimo giro, questa volta cadono in quattro (tra cui il favorito, l’idolo di casa Apolo Ohno) e conquista l’oro, il primo per l’Australia e per un atleta dell’emisfero sud.
Due specialità, due ori. Ester Ledecka detiene un record che sarà complicato superare: vincere due ori nella stessa Olimpiade e in due specialità differenti. La ceca ci riesce nel 2018 a Pyeongchang, in Corea del Sud. Il 17 febbraio è prima nel SuperG per un centesimo davanti all’austriaca Anna Veith, sette giorni dopo domina lo slalom gigante parallelo di snowboard.
Giochi d’autunno… Prima di Chamonix 1924 c’era stata una singolare presenza di giochi invernali a Londra 1908: sei discipline messe in calendario a ottobre, distanti da quelle estive. Tra queste il pattinaggio di figura, dove è protagonista l’inglese Madge Syers che – all’epoca – gareggiava anche contro gli uomini per una lacuna nel regolamento (seconda al Mondiale 1902). A Londra conquista il terzo posto nella gara a coppie con il marito e il primo in quella del singolo donne: nessuna medaglia per lei, non erano ancora state introdotte. Il pattinaggio tornerà ad Anversa 1920, insieme con l’hockey su ghiaccio, ancora in una edizione stiva.
Il “Miracolo sul ghiaccio”. A proposito di hockey su ghiaccio. Usa-Urss a Lake Placid 1980 entra di diritto tra le sfide olimpiche dei Giochi: come Ungheria-Urss di pallanuoto a Melbourne 1956 e come Usa-Urss a Monaco 1972 nel basket. Le Olimpiadi sono ancora formalmente riservate ai dilettanti. Formalmente perché in Unione Sovietica il dilettantismo stato è professionismo a 360°, mentre la squadra statunitense è composta da universitari e dilettanti veri. L’amichevole per Giochi del 9 febbraio finisce 10-3 per l’Urss e il 22 febbraio, giorno del confronto nel girone per le medaglie, si attende lo stesso esito. I giovani statunitensi vincono invece 4-3, in quello che viene definito il “Miracolo sul ghiaccio”, e chiuderanno con l’oro.

Una e mai più. Il primo oro olimpico italiano arriva in una specialità allora inesistente dalle nostre parti. Il merito è di Nino Bibbia che, originario della Valtellina, emigra a Sankt Moritz, dove è popolarissimo lo skeleton: ci si mette a pancia in giù con la testa avanti su uno slittino e ci si butta dal Cresta Run, la pista naturale creata per isolare i turisti inglesi che imperversavano sulle strade della località svizzera, infastidendo gli abitanti. Bibbia arriva davanti a tutti nell’edizione del 1948, la sola medaglia azzurra in una specialità che – per pericolosità e assenza di piste adeguate – torna ai Giochi nel 2002.
Il Mondiale fantasma. Cortina avrebbe dovuto ospitare i Giochi nel 1944: non fu possibile a causa della Seconda guerra mondiale, che aveva già cancellato quelli del 1940. Li avrebbe ottenuti per il 1956. Nel 1941, in pieno conflitto, organizza però un Mondiale, cui prendono parte solo atleti italiani e tedeschi. Non sarà mai riconosciuto a livello ufficiale.
Speranze azzurre. Milano Cortina 2026 ha in calendario sedici discipline, la novità è rappresentata dallo sci alpinismo: ci si arrampica in vetta con le pelli sotto gli sci e poi si scende in maniera classica. C’è molta curiosità. Come c’è molta curiosità intorno all’Italia, non solo come Paese ospitante. Tolti hockey su ghiaccio e salto con gli sci, abbiamo lecite speranze di medaglia dappertutto. A Pechino 2022 ne abbiamo conquistate 17 (due ori, sette argenti e otto bronzi), il record è Lillehammer con 20 (rispettivamente, sette, cinque e otto).
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