Le banche popolari destinano «fino al 90 per cento della raccolta all’economia reale»

Si è svolto ieri il convegno in onore del professore Sergio De Angeli dal titolo «Credito popolare e crisi dei sistemi finanziari: quali soluzioni virtuose?», svoltosi presso la sede dell’Università Cattolica di Milano. Presidente dell’Istituto centrale delle banche popolari italiane, Giovanni De Censi: «Le banche non sono tutti uguali»

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«Il prestito triennale della Bce avvenuto il 22 dicembre ad un tasso del 1 per cento associato alla garanzia statale sulle obbligazioni bancarie, è stato fondamentale per la sopravvivenza del sistema creditizio». Le parole sono del presidente dell’Istituto centrale delle banche popolari italiane e presidente del Credito Valtellinese, Giovanni De Censi, che ieri ha partecipato al convegno in onore del professore Sergio De Angeli dal titolo «Credito popolare e crisi dei sistemi finanziari: quali soluzioni virtuose?» svoltosi presso la sede dell’Università Cattolica di Milano.
All’evento, coordinato dal prof. Marco Oriani, è intervenuto anche il presidente del Banco Popolare, Carlo Fratta Pasini che ha messo in rilievo il ruolo delle banche popolari nel territorio. «Nella media nazionale, le banche destinano il 50 per cento della loro raccolta all’economia reale. Per le banche popolari la percentuale è molto più alta con valori che oscillano tra il 70 per cento e delle punte del 90 per cento». De Angeli ha ricordato inoltre che «il peso delle banche popolari sull’intero sistema bancario corrisponde al 20 per cento del totale attivo».

Il presidente del Banco Popolare spiega che le percentuali appena riportate sono l’esito di particolari modelli di governance. In poche parole nelle banche popolari ci si indebita di meno per ottenere risorse e l’approccio ai derivati è limitato. Il dato negativo di questi modelli è che la redditività generata non è paragonabile ai numeri delle grandi banche. La conseguenza per Carlo Fratta Pasini è sintetizzabile nelle parole di Giovanni De Censi: «Le banche non sono tutte uguali». Le regole approvate dalle autorità europee strozzano le banche popolari italiane. «Le norme devono essere fatte di tecnica e di politica, devono quindi tenere in considerazione gli aspetti qualitativi e non solo i riferimenti quantitativi». Cosa fanno le banche dei capitali raccolti? Vengono utilizzati per sostenere l’economia reale? Con che peso? Queste domande dovrebbero caratterizzare maggiormente il giudizio degli organi di vigilanza nei confronti delle aziende di credito.
 
Dello stesso parere è anche De Censi: «Non bisogna soffermarsi troppo sui vincoli normativi, bisogna aver coraggio. Viviamo in un mondo dove ogni giorno c’è una normativa nuova da seguire, ma dobbiamo avere il coraggio di non perdere la nostra identità, che in sintesi può essere tradotto con questo semplice esempio: non tagliare un fido accordato ad un’impresa in difficoltà».
Twitter: @giardser

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