Last week, next week

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Giancarlo Caselli La scorsa settimana l’annuncio della nomina al Dipartimento di amministrazione penitenziaria di Giancarlo Caselli ha fatto molto rumore.

Tra i commentatori dell’avvenimento, nessuno ha riflettuto come il cambio di incarico di Caselli sia simmetrico a quello avvenuto qualche mese fa per il generale dei Ros Mario Mori: via dalla prima linea, un posto prestigioso ma defilato, con prospettive di carriera non interrotte. Se il destino di Caselli fosse stato veramente segnato anche dall’esigenza di dare una risposta al nervosismo dei Ros, questa tutto sommato non sarebbe una cattiva notizia: la libertà di una società è fatta anche da contrappesi e che ve ne siano allo strapotere di certe procure non è un male. Certo farebbe piacere che, oltre ai Carabinieri, anche le assemblee elettive riuscissero ad esercitare in pieno un proprio ruolo autonomo dai pm militanti. Così oltre ad essere un po’ più liberi, saremmo anche un po’ più democratici.

Luigi Manconi Anche la prossima settimana sarà segnata dal tormentato protagonismo di Luigi Manconi sui legami tra guerra e governo. Manconi è stato un politico prezioso per il nostro paese: sotto la sua guida i Verdi hanno contribuito a mitigare certe arroganze, si pensi a quelle di tipo giustizialista, non estranee ad ampi settori del centrosinistra. Però su un tema così radicale come la pace e la guerra, sul dilemma tra scelte di realismo politico o di testimonianza, la via delle mezze misure non convince. Ben altro livello politico (e morale) esprimono alcuni Verdi europei, già leader del ’68, come Joschka Fischer e Daniel Cohn-Bendit. Si condividano o no le loro posizioni, in queste si scorge una forte etica della responsabilità. Si potrebbe osservare che Manconi è un ottimo secondo e per le grandi scelte ci vogliono i primi. Peccato che l’unico sessantottino capace di assumersi grandi responsabilità politiche sulla base di opposizioni morali sia oggi in carcere. Parliamo di Adriano Sofri.

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