L’accordo di Aquisgrana tra Merkel e Macron è una photo-opportunity

La firma del trattato è puramente a uso di politica interna per Macron e Merkel, due leader indeboliti che avevano bisogno di rifarsi l’immagine

Su, adesso non esageriamo: il trattato di cooperazione franco-tedesco di Aquisgrana non è il certificato di morte dell’Unione Europea. Anzitutto perché l’Unione Europea non è mai nata, e chi non è nato non può morire. E poi perché gli impegni programmatici contenuti nell’accordo non valgono la carta su cui sono scritti, tranne quello che prefigura calci negli stinchi all’industria militare italiana. Ma veramente voi ce la vedete Parigi spendersi per un seggio permanente tedesco nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, quando non più tardi del novembre scorso il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz aveva auspicato che la Francia cedesse il suo seggio permanente a un rappresentante della Ue? La verità è che la firma del trattato è puramente a uso di politica interna per Macron e Merkel, due leader indeboliti che avevano bisogno di una photo-opportunity per recuperare un po’ di immagine e possibilmente un po’ di consensi in patria. Recitare la parte della coppia inossidabile in pubblico quando nella realtà il rapporto è logorato è la classica strategia di tutti quei ménages i cui componenti hanno bisogno di una facciata pubblica di rispettabilità per poter meglio perseguire i loro separati interessi individuali. Sempre tale genere di coppie trova qualcuno disposto a fare da testimone interessato alla cerimonia di rinnovo delle promesse matrimoniali: a certificare che la cooperazione franco-tedesca si rafforza nell’interesse dell’integrazione europea era presente Jean-Claude Juncker, che ha non tanto metaforicamente baciato sia la sposa che lo sposo e ripetuto la classica balla che l’amicizia franco-tedesca è garanzia di pace in Europa. Nella realtà, fuori dagli slogan, la garanzia di pace in Europa è assicurata dal fatto che la Germania non ha alcuna intenzione di fare la guerra ai francesi o ad altri europei dopo avere perso le due ultime guerre ed essersi ritrovata con forze armate inferiori per mezzi a quelle di Francia, Regno Unito e Russia, che la Francia non ha alcun territorio irredento da recuperare all’interno dei confini tedeschi e soprattutto che 27 paesi europei fanno parte della Nato, l’alleanza militare fra gli Stati Uniti e l’Europa concepita, come ammise il suo primo segretario, il britannico Lord Hastings Ismay, per «tenere gli americani dentro, i russi fuori e i tedeschi sotto».

COSA VOGLIONO GERMANIA E FRANCIA

Chi oggi si stupisce della disinvoltura con cui i leader di Francia e Germania firmano accordi che sembrano mettere in secondo piano i loro impegni con l’Unione Europea vive sotto la cappa della consolante narrazione secondo cui a volere l’Europa unita sono stati i tre statisti Schumann, Adenauer e De Gasperi, consapevoli che senza integrazione europea gli stati sarebbero tornati a farsi la guerra fra di loro o avrebbero perso la loro ritrovata libertà per il risorgere dei vecchi totalitarismi o per il sopravvento di quello comunista. Non è andata così: la Cee poi Ue è nata per volontà di Washington, che fin dall’inizio l’ha legata a sé; essa rappresenta lo stadio superiore di un processo iniziato con il piano Marshall e proseguito con la creazione della Nato nel 1949. La Ue è un prodotto della Guerra fredda fra Usa e Unione Sovietica. E fin dall’inizio Francia e Germania non la considerano l’orizzonte finale in cui comporsi come il Texas e la California si compongono negli Stati Uniti d’America, ma più semplicemente come lo strumento per la proiezione internazionale della propria potenza nazionale. Che per la Germania è potenza economica, quella militare essendole vietata non solo fino a ieri ma anche nel prevedibile futuro, per la Francia è potenza politica globale, come si vede dal suo attaccamento alla sua force de frappe atomica indipendente dalla Nato e dalla sua politica neo-coloniale in Africa.

GILET GIALLI

Il massimo di intesa fra Germania e Francia si è avuta al tempo in cui i due paesi riuscivano a concludere scambi ritenuti reciprocamente vantaggiosi: Mitterrand diede semaforo verde alla riunificazione tedesca in cambio dell’impegno tedesco ad abbandonare il marco e partecipare a una valuta comune europea. Doveva essere la mossa che permetteva di contenere l’egemonia finanziaria tedesca in Europa: le cose sono andate poi molto diversamente da quello che si immaginava, ma al momento tutti ne uscirono soddisfatti, Mitterrand e Kohl sembravano davvero due fratelli. Oggi quella franco-tedesca è una coppia scoppiata per il semplice motivo che Berlino dice sempre “no” alle proposte francesi, a volte fingendo di dire “sì”. Il 22 gennaio nel corso di un convegno organizzato dall’Ispi a Milano sul tema “Essere Germania vuol sempre dire Europa?” l’ambasciatore tedesco in Italia Viktor Elbling ha risposto alle consuete obiezioni sulla ritrosia tedesca rispetto all’integrazione europea economico-finanziaria: «Non è che non siamo favorevoli all’integrazione economico-finanziaria, compresa la comune garanzia sul debito, ma prima occorre un riallineamento dei deficit e dei debiti nazionali». È la stessissima cosa che Angela Merkel ha risposto alle richieste di Emmanuel Macron di maggiore integrazione fiscale, di bilancio, di politiche economiche, ecc. Ed è una presa in giro, perché dopo la crisi finanziaria mondiale del 2007/8 le distanze fra la Germania e gli altri paesi dell’euro non hanno fatto che allargarsi: nel 2010 il debito pubblico tedesco era pari all’80 per cento del Pil, oggi è pari al 63,9 per cento; invece quello francese è salito dall’81,6 per cento del 2010 al 99 per cento di oggi. È chiaro che per chiudere una forbice che si sta allargando occorrerebbe rivedere l’architettura dell’euro, e soprattutto fare in modo che la Germania non continui a realizzare record storici di attivo della bilancia dei pagamenti con l’estero di anno in anno, in violazione delle regole europee. Ma la Germania da questo orecchio non ci sente, perché lo status quo le va benissimo. Macron ha provato a conquistare la fiducia tedesca facendo qualche passo nella direzione dell’ordoliberismo che Berlino propone al mondo intero come ricetta per aumentare la crescita economica e diminuire il debito. Ha avviato privatizzazioni, tagliato spesa pubblica, introdotto nuove tasse: è successo quello che è sotto gli occhi di tutti, la Francia gli si è ribellata per interposti gilet gialli, e il massimo che Berlino fa per dargli una mano è di chiamare i fotografi ad Aquisgrana per la firma di un trattato che è solo un aggiornamento di quello firmato nel 1963.

PRIORITÀ DIVERSE

Francia e Germania sono lontanissime per quanto riguarda le priorità nell’ambito delle politiche di sicurezza e quindi di strategia militare. Spiega Pierre-Emanuel Thomann, esperto di politica internazionale francese: «Benché Francia e Germania siano attive in tutte le differenti iniziative in corso per rafforzare la cooperazione per la difesa in Europa, le loro priorità sono differenti. Il presidente francese sta promuovendo operazioni militari congiunte nella regione mediterranea, nel Medio Oriente e in Africa e sta cercando il supporto di altri europei. Per i francesi le minacce arrivano dal fianco meridionale, col terrorismo islamista. Per loro il fianco orientale dell’Europa è di importanza secondaria. La Germania, al contrario, è preoccupata principalmente dalla sicurezza del fianco orientale. Per la Germania, che è stata sempre parte della struttura militare integrata della Nato (la Francia lo è solo dal 2009 – ndr), l’esercito europeo dovrebbe essere un pilastro dell’Alleanza Atlantica. I tedeschi sono fondamentalmente in sinergia con l’interesse geopolitico degli Usa a contenere la Russia. È per questa ragione che la Germania dà priorità all’attuale e già strutturata Pesco (Struttura Permanente di Cooperazione) fra gli stati membri dell’Unione Europea nel campo della difesa e della sicurezza, al fine di implementare progetti comuni in sinergia con le priorità della Nato. I tedeschi intendono porsi come paese di riferimento all’interno della Nato per l’integrazione delle forze armate dei paesi dell’Europa centrale e orientale, insieme agli Stati Uniti.. La Germania è scettica rispetto all’idea di Emmanuel Macron di un’Iniziativa di intervento europea, perché sarebbe autonoma sia dall’Unione Europea che dalla Nato. Anche se forniscono qualche sostegno, i tedeschi non desiderano essere risucchiati in operazioni che percepiscono come coperture degli interessi francesi nel Mediterraneo e in Africa».

CONTENERE LA RUSSIA

Anche se Obama faceva spiare il cellulare di Angela Merkel e Donald Trump tratta in modo brusco la cancelliera e minaccia di togliere l’ombrello protettivo americano se Berlino non aumenta la spesa militare (leggi: se non compra più armi americane), gli Usa non rinunceranno mai alla loro influenza politico-militare sulla Germania: è indispensabile per contenere la Russia. E questo alla Germania sta bene: Berlino non vuole altro che continuare a incrementare i suoi già splendidi parametri economici e macroeconomici, lasciando agli Usa l’onore e l’onere dell’egemonia politica. Francesi ed europei tutti se ne facciano una ragione.

Foto Ansa