La piazza del 20 giugno e il nocciolo della questione: rispettare la realtà, usare la ragione

Questo è il punto di forza di questa strana gente, che trova il tempo di chiedere, informarsi, capire al di là delle apparenze e del mainstream che tutto ci propina tranne che la pura, rude, semplice narrazione di ciò che c’è

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La manifestazione in piazza San Giovanni a Roma è stata bella, colorata e vivace (e non poteva essere altrimenti, visto il gran  numero di bambini). Altro che “integralisti cattolici”, come ha detto un sottosegretario in vena di battute infelici. Si è visto, o meglio, ri-visto un popolo che solo i media del nostro paese s’ostinano a non voler vedere e raccontare, a meno di ricadere nei soliti stereotipi logori e insensati. Al contrario, in piazza c’era gente che legge, si informa, capisce, ed è disposta a metterci la faccia per difendere ciò in cui crede. Lo faceva prima del Family day del 2007, ha continuato a farlo in questi anni, continuerà dopo il 20 giugno.

Questo è il punto di forza di questa strana gente che trova il tempo di chiedere, informarsi, capire al di là delle apparenze e del mainstream che tutto ci propina tranne che la pura, rude, semplice narrazione di ciò che c’è e ciò che accade. Che un uomo e una donna siano un uomo e una donna è un fatto, non un’opinione. Che le leggi debbano rispettare la realtà e non seguire desideri dettati dall’istinto è una regola della convivenza civile, non un dogma clericale. Che la vita nasca dall’incontro tra diversi è un dato, non un fuggevole pensiero.

E’ stato detto, giustamente, che il 20 giugno è solo la tappa di un percorso. Vero. C’è solo da andare avanti così, continuando a usare gli occhi per vedere e la ragione per capire. E’ stato importante mostrare sul palco che anche rappresentati di altri religioni condividono preoccupazioni e idee di tanti cattolici. E c’è da segnalare anche quel che accade in Francia – la giacobina e libertaria Francia – dove uno sparuto gruppo di intellettuali sta coraggiosamente testimoniando che quel che ci viene oggi presentato come progresso è, in realtà, un ritorno all’età della pietra, dove a farla da padrone è la legge del più forte. Lì, quel che dice la Manif pour tous a proposito dell’abominevole pratica dell’utero in affitto, lo dicono anche l’ateologo Michel Onfray, la femminista Sylviane Agacinski, il no global José Bové. Sono compagni di strada che, a partire da storie molto lontane dal cattolicesimo, arrivano a condividere il punto essenziale di tutta la questione: rispettare la realtà delle cose, usare la ragione per comprenderle.

Foto Ansa

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