La paura della libertà che accade a scuola

Il caso della scuola “per ricchi” di Roma ci mostra che oggi si parla di tutto tranne che del merito delle questioni

Primo giorno di scuola

La descrizione della popolazione scolastica dellIstituto comprensivo di via Trionfale a Roma ha fatto molto discutere. Ed oggi, spesso, si discute tanto quando si è capito poco. La descrizione di un contesto sociale non è una scelta “discriminatoria” della popolazione scolastica, ma, appunto la descrizione di un contesto in cui lavorare. La domanda che dovrebbe suscitare è: “Come la scuola risponde a questo contesto sociale? Come cambia la didattica, il rapporto con le famiglie, la scelta degli insegnanti per valorizzare, in ogni contesto, i punti di forza e lavorare per la crescita di ogni ragazzo?”.

Ma ormai abbiamo paura di dire come la realtà è, accontentandoci di dire “come dovrebbe essere”, secondo qualche idea superficiale e politicamente corretta. Ma nella vita e nella scuola non si può barare.

Uno studio recente del prof. Tommaso Agasisti, del Mip Politecnico di Milano, presentato al recente School Choice and Reform Conference di Fort Lauderdale, ha preso in esame le scuole primarie statali della città di Milano ed ha analizzato i motivi di chi decide di non scegliere la scuola sotto casa, ma di optare per un istituto diverso. Il risultato è solo in parte sorprendente: sono famiglie di ceto medio o elevato che effettuano una scelta diversa, da quella della “scuola sotto casa”, sia perché possono permettersi i costi dei trasporti, sia perché possono accedere a maggiori informazioni e valutazioni sulle diverse opzioni. Il criterio maggiormente utilizzato è quello dell’alta presenza o meno di “immigrati” –  siano essi stranieri o italiani di seconda generazione – ritenuto un elemento “squalificante” l’offerta didattica. Quasi nessuno guarda ai risultati scolastici, alla capacità del personale, delle strutture o dell’offerta formativa. 

Lo scandalo destato dalla descrizione pubblicata sul sito dell’Istituto di via Trionfale a Roma ci fa capire ancora una volta che quando si parla di scuola si fa di tutto per non entrare nel merito, per tenersi lontani da argomenti difficili e scomodi, come l’autonomia, la possibilità di scegliere docenti, di valutare la qualità e il lavoro, di premiare l’eccellenza – non tanto nel senso del successo universitario dei propri studenti, quanto nella capacità di far crescere tutti indirizzando ciascuno per la strada per la quale è chiamato.

Ma la politica, la società e i media preferiscono rimanere sulla superficie, per paura di quello che troverebbero guardando le cose come sono.

Come ha scritto Daniele Gomarasca, coordinatore didattico della scuola “La Zolla” di Milano, nel fare a insegnanti genitori e studenti gli auguri per il nuovo anno, «una buona scuola, un buon insegnante, un buon insegnamento, può essere immerso in una realtà cupa quanto vogliamo, ma troverà sempre un modo sia per raffigurare il mondo, per conoscerlo, sia per mettere in luce le possibilità di abitarlo in maniera viva e umana, cioè pienamente libera. Più forte della tirannia degli umori e delle voglie, più forte dei malumori reali e virtuali in cui ci lasciamo assorbire (ormai adusi a quelle lamentele che raggelano), più forte delle schermaglie da gioco delle parti tra adulti e giovani (per cui non ci si capisce più, non ci si può più parlare…), a scuola seguita ancora ad accadere l’incontro di almeno due libertà che si muovono, si sostengono, si tirano reciprocamente ad afferrare e affermare la profondità delle cose e, con essa, il meglio di ciascuno».

Foto Ansa