La Lombardia è proprio un disastro: i dati di Banca d’Italia lo confermano

Banca d’Italia ha pubblicato i bollettini economici che fotografano la situazione dei conti regione per regione. Il Pil pro capite lombardo è superiore anche alla media europea.

Non tutte le regioni sono uguali. Non è la solita frase di circostanza, ma per non essere qualunquisti ci vogliono dati e numeri. E come si quantificano le disuguaglianze tra regioni? Quanto produce la Lombardia? E la Sicilia? A quanto ammonta la spesa sanitaria nel Lazio? A queste domande viene incontro Banca d’Italia, che in questi giorni ha pubblicato i bollettini economici che fotografano la situazione dei conti regione per regione. Nell’osservare alcuni valori assoluti il ritornello “c’è un nord produttivo e un sud spendaccione” non è affatto un teorema demagogico, ma una realtà.

Primo capitolo. Valore aggiunto di beni e servizi. Regione Lombardia registra una situazione così strutturata:

Bisogna aggiungere che all’interno della voce dei servizi risiedono le attività legate all’amministrazione pubblica, istruzione e sanità che ammontano a 40.864 milioni di euro, circa il 14,2 per cento sul totale.

Gli stessi parametri possono essere presi in un’altra regione di alta densità di popolazione come la Sicilia.

Anche in questo caso bisogna rilevare che tra i servizi prodotti, la quota relativa al pubblico, istruzione e sanità è di 25.136 milioni di euro, ovvero il 33,2 per cento sul totale: più del doppio della quota lombarda.

Un’altra regione da prendere come riferimento può essere il Lazio dove la situazione è questa.

Qui l’incidenza dei servizi pubblici sul totale del valore aggiunto regionale è del 24,92 per cento: 37.462 milioni di euro.

La Lombardia spicca anche nei confronti dell’Europa: i dati Eurostat mettono in evidenza il Pil pro capite lombardo con la media europea. Il primo è misurato in 32.850 euro, il secondo in 28,087 euro.
Sul lato occupazionale i dati forniti dall’Istat e ripresi da Banca d’Italia illustrano questa situazione.

Più si scende a sud e più la situazione si complica. Sul lato delle spese i numeri si invertono perché i valori crescono nelle regioni meno virtuose e in particolare per il capitolo della spesa sanitaria. I dati non forniscono elementi di natura qualitativa come il livello di efficienza dei servizi offerti, ma delineano in qualche modo l’utilizzo delle risorse effettuato.

Con i suoi 10 milioni di abitanti, la regione governata da Roberto Formigoni ha una spesa sanitaria al di sotto della media, ma un dato che fornisce un livello di efficienza delle strutture riguarda il numero delle strutture di ricovero per milione di abitanti. Balza subito all’occhio come il sistema lombardo registri un valore ben al di sotto della media italiana, mentre la Sicilia e il Lazio hanno un numero di ospedali che fanno pensare a una gestione meno attenta della cosa pubblica.