La «lezione di letizia» dei cristiani di Aleppo sotto le bombe: «La fede è roccia solida»

«Ognuno di noi è un potenziale martire», racconta padre Abdou, amministratore patriarcale dell’Eparchia maronita di Aleppo. «Ma le chiese sono piene»

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aleppo-siria-chiesa-acnÈ un paradosso quello a cui assiste ogni giorno Abbot Semaan Abou Abdou, amministratore patriarcale dell’Eparchia maronita di Aleppo. Nella seconda città più importante della Siria, i cristiani sono costantemente sotto assedio di ribelli e jihadisti. Pochi giorni fa, una chiesa piena durante la Messa è stata centrata da un colpo di mortaio, eppure «nessuno vuole abbandonare la sua fede, che al contrario sta crescendo».

«DOV’È DIO?». La paura e i conflitti interiori, come spiega il sacerdote ad Aid to the Church in Need, non mancano: «Sono tre le parole che riassumono la guerra in Siria: uccisioni, sfollamenti e distruzione. Tre sono le domande esistenziali: quando finirà la guerra? Che cosa succederà dopo? Chi ci guadagna? Poi ci sono tre domande di fede: dov’è Dio? Perché Dio ci ha abbandonati? Perché Lui non pone fine a questa guerra? Tutti sono confusi, atterriti e si sentono impotenti».

LA PRESENZA DELLA CHIESA. Come raccontato più volte, «manca l’elettricità, manca l’acqua» e la gente muore senza colpa sotto le bombe che cadono in modo indiscriminato. In questa situazione la Chiesa «lavora a livello spirituale e psicologico: si prega ogni giorno, la Messa, il rosario, si celebrano occasioni importanti come il Natale e gli anniversari di matrimonio, organizziamo pranzi comunitari. Diamo ai giovani la possibilità di esprimere ciò che provano e di pregare insieme, di discutere della guerra. Visitiamo gli anziani e aiutiamo i bambini a fare i compiti».

«ROCCIA SOLIDA». La cosa più incredibile è che terrorismo, bombe e minacce dei jihadisti non riescono a scalfire la fede dei cristiani di Aleppo, anzi: «Ciascuno in Aleppo è un martire potenziale, in particolare i cristiani che vengono uccisi solo perché cristiani e non vogliono abbandonare la loro fede e la loro terra», continua padre Abdou. «A volte vedo davvero la fede delle persone cambiare e crescere. La loro fede è roccia solida: vengono in tanti in chiesa e i volti della maggioranza delle persone riflettono una letizia interiore che ti trasporta in territorio divino».

«LEZIONE DI LETIZIA». I cristiani «sono in grado di ringraziare il Signore con tutto il cuore, non si lamentano nonostante la persecuzione, i disagi e le privazioni. Ci sono dei sorrisi sui loro visi. Ringraziano e apprezzano tutto ciò che fai per loro. Il mio popolo, anche i bambini, mi danno una lezione di letizia. In Medio Oriente siamo una minoranza ma non contano i numeri, ciò che è importante è il valore intrinseco e il potere della loro esistenza e la testimonianza della loro presenza attiva».

Foto Acn

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