La Cina ha mentito sulle emissioni di Co2 di appena un miliardo di tonnellate

La notizia diffusa dal New York Times rischia di rendere ancora più improbabile il raggiungimento a Parigi, durante la Conferenza sul clima, di un accordo credibile di riduzione delle emissioni

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Cop21, abbiamo un problema: la Cina non la racconta giusta. Il New York Times ha rivelato che Pechino ha bruciato il 17 per cento di carbone in più dal 2000 rispetto a quanto dichiarato. Questo complica di molto le cose in vista della Conferenza sul clima di Parigi, che aprirà il 30 novembre.
L’obiettivo della Cop21 è arrivare a un documento che impegni i 195 paesi della convenzione sui cambiamenti climatici a ridurre le proprie emissioni di Co2 tanto da contenere il riscaldamento globale a 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali. Secondo le stime, non sempre attendibili, per raggiungerlo il mondo si può permettere di emettere solo altri 1200 miliardi di tonnellate di Co2 da qui al 2100.

UN MILIARDO DI TONNELLATE IN PIÙ. La Cina da sola, per fare un esempio, emette 10,4 miliardi di tonnellate di Co2 all’anno e la sua economia è basata per quasi il 90 per cento sui combustibili fossili. Questo almeno è quello che si pensava fino a pochi giorni fa. Perché secondo le nuove statistiche del governo, Pechino produce almeno un miliardo di tonnellate di Co2 in più all’anno (cioè quanto la Germania).

LE PROMESSE. La Cina ha promesso di fermare l’aumento delle emissioni entro il 2030. Quell’anno la produzione totale cinese dovrà anche dipendere per il 20 per cento da fonti di energia pulita. Pechino, cioè, dovrà produrre in soli 15 anni mille gigawatt di energia, cioè il doppio di quanti ne produce ora. Se anche le promesse venissero mantenute (parte di questi obiettivi sono stati inseriti anche nel nuovo piano quinquennale stilato durante il quinto plenum del Comitato centrale del partito comunista) il riscaldamento globale (che è bene ricordarlo, nessuno è ancora riuscito a dimostrare che dipenda dalle attività umane) non crescerebbe di due gradi come desiderato dall’Onu, ma di tre. Almeno. E pur con tutti gli sforzi assicurati dai paesi, le emissioni pro capite scenderebbero di appena il 5 per cento rispetto al 2010.

CREDIBILITÀ. Questo se tutto andasse bene, ma non sta andando tutto bene. Il presidente della Repubblica francese François Hollande pochi giorni fa è volato a Pechino e ha firmato un’intesa importante, convincendo la Cina, il secondo paese che inquina di più al mondo, a rendere l’eventuale accordo di Parigi giuridicamente vincolante e a rivedere gli obiettivi sulle emissioni ogni cinque anni, per poi eventualmente correggere il tiro in corsa. Il segretario del partito comunista Xi Jinping ha detto sì, ma qual è la credibilità di un governo (e di conseguenza di un accordo globale) che bara sulle emissioni da almeno 15 anni? Alla Cop21 l’ardua sentenza.

Foto Ansa


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