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I jihadisti francesi dello Stato Islamico invitano i connazionali a tagliare la testa «ai nemici dell’islam»

novembre 20, 2014 Redazione

Ennesimo video di miliziani che bruciano i passaporti e invitano i connazionali a uccidere gli infedeli. Ecco perché in Francia cresce l’allarme

Cresce l’allarme in Francia per la paura di attacchi terroristici dei militanti dello Stato islamico. Soprattutto dopo che sono stati identificati due cittadini transalpini nel video della decollazione di Peter Kassig. Nel video qui sotto, pubblicato tramite Al Hayat, lo Stato islamico ha promosso l’ennesimo atto di propaganda contro la Francia. Vi si mostrano alcuni uomini che bruciano i propri passaporti francesi e incitano i connazionali che vivono nel paese europeo a tagliare la testa ai «nemici dell’islam», a «sputare loro in faccia e passare sopra il loro corpo con le vostre macchine».

Tempi.it vi ha già parlato del fenomeno dei combattenti jihadisti che parlano un perfetto francese. Qualche tempo fa abbiamo pubblicato un video che mostra due bambini di Raqqa (Siria), intervistati da un uomo che si rivolge a loro in francese e arabo. I due piccoli raccontano di provenire da «Strasburgo» e «Tolosa». Il bambino da Strasburgo, su richiesta, lancia un messaggio a tutti i connazionali: «È meglio che veniate qui in Siria perché dove siete voi, in Francia, siete sfortunati. Voi infatti siete in un paese di infedeli, noi in uno di mujaheddin. Qui siamo a Raqqa, qui c’è la guerra. Qui i bambini non frignano con i genitori. Venite a vedere come funziona qui, finocchi».

In un altro video, che abbiamo sempre pubblicato tempo fa, vi abbiamo mostrato la “passeggiata” di una donna ricoperta col niqab a Raqqa. La donna, accompagnando il bimbo al parco col kalashnikov sulla spalla, a un certo punto si recava in un internet point riservato alle donne. Anche in quel caso, il filmato mostrava alcune ragazze che discutevano in perfetto francese con le proprie famiglie d’origine: «Non tornerò mamma. Te lo dico chiaramente: non ho rischiato per venire fin qui e poi tornare a casa. Non tornerò mai più perché sto bene qui».

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10 Commenti

  1. Giancarlo says:

    Chi siete voi a parlare a nome dell’islam? Dio da voi chiamato nella vostra lingua non sarà mai dalla vostra parte non siete degni di appartenere alla religione Abramitica

    • Raider says:

      Non siamo degni di parlare in nome di quello che è vostro o suo, certo, ma nessuno pretende di farlo. O non siamo degni di parlare? Siamo ancora in un Paese libero, qui. E già ci si vuole vietare di parlare a nome di altri che noi stessi? E in nome di quale “religione abramitica”, questa delicatezza e “suscettibilità”, sosteneva un sostenitore di una causa alla Giancarlo? Quella “di pace”? Quella annunciata da un profeta armato che incaricò i suoi successori non dicendogli “andate e predicate”, ma di sottomettere il mondo a Allah, compresi i cosiddetti “fratelli in Abramo”? O se non fu lui a dargli un così celeste mandato di “pace” che s’è visto, chi è stato? Agirono di loro iniziativa? Disattesero le parole del profeta e del Corano? Ah, saperlo!

      • vivian says:

        raider ma giancarlo non si riferisce a noi o a tempi ma a quelli dell’isis credo… infatti ha detto Dio da voi chiamato nella vostra lingua credo che volesse dire noi lo chiamiamo Dio noi cristiani italiani gli arabi in quel modo lì ma quelli dell’isis non son degni di pronunciare il nome del Signore perchè non sarà mai dalla loro parte , invece loro si fanno portavoce di Dio addirittura credo che si riferisca a questo . Certo a me non piace proprio quella religione la ritengo falsa ma non se la stava prendendo con noi rileggendo risulta questo

    • EquesFidus says:

      Infatti non credo in Abramo, ma in Gesù Cristo, Unigenito Figlio di Dio. Hasta la vista, troll!

  2. Hunting Tont says:

    @Giancarlo :

    Benvenuto a Hollywood : tu assieme al papà di Lara Croft qua sotto potrete esercitarvi a chi la spara più grossa :-))

    • Raider says:

      L’umorismo tonteggiante è così sfuggente che va cacciarsi nelle battute a vuoto da solo.

    • Raider says:

      Siccome vedo che il mistificatore ha cambiato nickname ma non il vizio di dire scemenze, i film hollywoodiani che è solito recitarsi da solo non lo esimono, visto che ci tiene a mostrarsi più spiritoso di quanto non gli riesca, dal prendere seriamente almeno le sue sparate: quindi, alle domande che facevo prima a uno della sua stessa filmologia a sfondo mitologico, perché non prova a rispondere lui, che più che quella del cacciatore fa la figura del cacciaballista? Non ha che sollevare gli occhi, se non l’ingegno che non ha, fino al post immediatamente sopra a quello in cui ha fatto il cretino come al solito: se non è in grado di rispondere da solo né di procurarsi citazioni non virgoletatte nemmeno per domande che gli sembrano così da poco, non provi a fare battute cui non gli basta il cervello: se proprio vuole fare ridere, gli basta essere se stesso, anche sotto falso nickname: e le risate che merita gli saranno garantite dalla prima all’ultima.
      Se, però, dovesse defilarsi sostenendo che lui non è il Leo che attribuisce, come altre cose, il suo debole per Hollywood al prossimo, allora gli dovrebbe essere tanto più facile rispondere a domande che, da esperto in tontaggine quale si ritiene, è più facile fingere di sottovalutare di quanto non sia dargli le risposte che, sicuramente, lui conoscerà.

  3. Leo. says:

    Questo Giancarlo cripto-sionista è più taroccato del fumo tarocco “scoperto” e poi ritrattato della rotschildiana Reuters nel 2006 per fare vedere quanto sono cattivi e falsi gli arabi.

    • Raider says:

      Il taroccatore dà del tarocco a uno meno tarocco di lui. Facile cavarsela con le paranoie, per cui chi non è il mistificatore autorizzato è più fasullo di lui, un agente del sionismo/yinonismo, come minimo; più difficile è rispondere alle domande cui i due che si scambiano le stesse battute si guardano bene dal trovare qualcosa da replicare. Perché non la trovano. E allora, danno sfogo alla paranoia cui si dedicano così sfrenatamente.

      • Raider says:

        Che un mistificatore a tutte lettere possa denunciare un falso, uno che, non potendo contestare documenti ufficiali, tenta di screditare, accusandola di essere ebrea, chi dà contezza dell’autenticità di essi conclamata dagli archivi che li custodiscono, fa venire in mente che il mistificatore potrebbe aver dimenticato le virgolette a casa di qualche anti-semita più di lui. Il problema, con i mistificatori più o meno attempati, non sono le virgolette dimenticate di proposito, ma le parentesi con cui vorrebbero tappare i vuoti logici. Il presunto falso falsamente svelato avrebbe avuto comunque, come effetto collaterale non meno indesiderato di altri, di dare maggiore risalto a attacchi di cui i destinatari e i loro vicini di abitazione erano (come sono) preavvertiti, mirando a ridurre il rischio di danni collaterali. La tecnologia dei video-telefonini è stata sperimentata per primo dall’esercito israeliano, che combatte in aree fittamente abitate, proprio per evitare o ridurre al minimo il rischio di colpire nel mucchio.
        Al contrario, i gruppi terroristici islamici, che ricorrono a missioni suicide proprio per fare strage di civili, non si sono mai fatti scrupolo di colpire i civili nemici, come da norma coranica rivendicata da un imam inglese all’indomani degi attentati alla metropolitana di Londra del 2007 (per cui da nessuna autorità del Pese che lo ospitava il sant’uomo venne chiamato a rendere a conto: immaginate fosse stato cattolico che sarebbe successo!); e le falsificazioni di morti da esibire di fronte alle telecamere di tutto il mondo sono note. Quanto ai morti sbagliati, è istruttivo il caso dei due soldati israeliani caduti in mani palestinesi e linciati dalla folla di fronte alle telecamere della tv italiana: illuminante “incidente diplomatico” brillantemente risolto all’italiana, con tutte le scuse pietite ai gruppi terroristici, che, per quanto “in sonno”, bensì pronti a attivarsi, sono anche da noi, per avere ripreso e trasmesso l’accaduto: e portando come prova della buonafede degli operatori Rai la nota vicinanza alle posizioni palestinesi dell’ente radiotelevisivo di Stato. Un caso da manuale del potere di condizionamento – già, dei media.

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