I jihadisti francesi dello Stato Islamico invitano i connazionali a tagliare la testa «ai nemici dell’islam»

Ennesimo video di miliziani che bruciano i passaporti e invitano i connazionali a uccidere gli infedeli. Ecco perché in Francia cresce l’allarme

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Cresce l’allarme in Francia per la paura di attacchi terroristici dei militanti dello Stato islamico. Soprattutto dopo che sono stati identificati due cittadini transalpini nel video della decollazione di Peter Kassig. Nel video qui sotto, pubblicato tramite Al Hayat, lo Stato islamico ha promosso l’ennesimo atto di propaganda contro la Francia. Vi si mostrano alcuni uomini che bruciano i propri passaporti francesi e incitano i connazionali che vivono nel paese europeo a tagliare la testa ai «nemici dell’islam», a «sputare loro in faccia e passare sopra il loro corpo con le vostre macchine».

Tempi.it vi ha già parlato del fenomeno dei combattenti jihadisti che parlano un perfetto francese. Qualche tempo fa abbiamo pubblicato un video che mostra due bambini di Raqqa (Siria), intervistati da un uomo che si rivolge a loro in francese e arabo. I due piccoli raccontano di provenire da «Strasburgo» e «Tolosa». Il bambino da Strasburgo, su richiesta, lancia un messaggio a tutti i connazionali: «È meglio che veniate qui in Siria perché dove siete voi, in Francia, siete sfortunati. Voi infatti siete in un paese di infedeli, noi in uno di mujaheddin. Qui siamo a Raqqa, qui c’è la guerra. Qui i bambini non frignano con i genitori. Venite a vedere come funziona qui, finocchi».

In un altro video, che abbiamo sempre pubblicato tempo fa, vi abbiamo mostrato la “passeggiata” di una donna ricoperta col niqab a Raqqa. La donna, accompagnando il bimbo al parco col kalashnikov sulla spalla, a un certo punto si recava in un internet point riservato alle donne. Anche in quel caso, il filmato mostrava alcune ragazze che discutevano in perfetto francese con le proprie famiglie d’origine: «Non tornerò mamma. Te lo dico chiaramente: non ho rischiato per venire fin qui e poi tornare a casa. Non tornerò mai più perché sto bene qui».

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