Italia. «Le conseguenze della denatalità sono più forti oggi rispetto alla Prima guerra mondiale»

Desolante il nuovo rapporto Istat sul bilancio demografico del 2014: 503 mila nascite (12 mila in meno rispetto al 2013) e 598 mila decessi. Neanche gli immigrati bastano più

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In oltre 150 anni di unità nazionale non c’era mai stato un bilancio demografico così negativo. Nel 2014 l’Italia ha registrato un nuovo “record” di denatalità: secondo l’Istat l’anno scorso ci sono stati 503 mila nascite (12 mila in meno rispetto al 2013) e 598 mila decessi. Solo nel 1917-1918 il bilancio era stato ancora peggiore, con la differenza che in quel biennio si è combattuta la Prima guerra mondiale.

IMMIGRAZIONE NON BASTA. Anche l’anno scorso, è stato importante il contributo della popolazione straniera, che rappresenta il 7,7 per cento circa della popolazione italiana ma a cui si deve la nascita di 75 mila bambini, ben il 15 per cento del totale. Anche l’immigrazione, però, non è più sufficiente a salvare l’Italia dal crollo demografico: nel 2013 erano 78 mila i nati da coppie straniere, 80 mila nel 2012. Anche i figli degli immigrati, dunque, sono in costante calo in linea con il trend nazionale. «Gli stranieri sono diventati come noi», spiega ad Avvenire Alessandro Rosina, ordinario di Demografia all’Università Cattolica di Milano. «Se possibile, oggi, per loro trovare un impiego e comprare casa è ancora più difficile rispetto a una coppia italiana».

PEGGIO DEL 1915-18. Il declino, dunque, continua senza sosta. È dal 1977 che in Italia il numero medio di figli per donna è inferiore ai 2, soglia minima per mantenere il livello della popolazione. L’età media è salita a 44,4 anni e gli over 65 (21,7%) battono nettamente gli under 15 (13,8%). Ma il problema più grave, al di là dei numeri, è un altro: «Le conseguenze della denatalità sono più forti oggi rispetto al 1915-18», continua Rosina. «Dopo le grandi epidemie e i conflitti mondiali, infatti, si registrava almeno una reazione popolare forte, in termini di ricostruzione e di speranza verso il futuro. Gli ultimi dati Istat invece confermano che è in atto un ridimensionamento continuo e strutturale e che quella capacità di reazione, purtroppo, non c’è più».

NIENTE FIGLI, NIENTE CRESCITA. Anche se il «numero desiderato di figli» non è mai sceso sotto le due unità, «la crisi economica ha interrotto tutto». Si parte ancora «con attese elevate» al momento di formare una famiglia, «poi il confronto con le difficoltà legate al percorso della vita adulta blocca tutto». E purtroppo, «senza più figli, si pregiudica per il paese anche la possibilità di avere una crescita sostenibile».

«SITUAZIONE DRAMMATICA». La soluzione? Sempre la stessa, che viene ripetuta da anni: servono «politiche» a favore della famiglia «che aiutino i nostri giovani a realizzare i loro obiettivi di vita». Il premier Matteo Renzi dovrebbe pensarci bene, perché «la situazione è drammatica ed è sotto gli occhi di tutti».

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