Italia vicina al baratro grazie a Ilva, Monte dei Paschi, No Tav e caso Berlusconi

Riusciranno il coniglietto Letta, la fradicia “nuova speranza” del Pd Renzi, la cultura del centrodestra senza popolo a risollevare il Paese?

È profondo il baratro dinnanzi a noi e verso questo abbiamo compiuto qualche passo anche in questi giorni. Innanzitutto c’è il contesto internazionale segnato dallo sbandamento della politica estera americana. E più Washington sarà costretta a trovare compromessi poco graditi con russi, sauditi, israeliani e tedeschi, più cercherà di impedire che altri soggetti – tra i quali una nazione così strategica geopoliticamente ed economicamente come la nostra – possano assumere atteggiamenti troppo autonomi.

D’altra parte lo sbandamento americano influisce anche sugli alleati più stretti e il caso più clamoroso è quello di Londra che cerca in un inedito rapporto con Berlino una leva per affrontare una situazione così cieca nelle prospettive. E pure questa è per noi una cattiva notizia perché l’asse tedesco-britannico renderà ancor meno partecipata una governance europea stretta tra la minimalistica Gran Bretagna e la dirigistica Germania.

Per capire quale possa essere una condizione minima per potere svolgere un ruolo in questo contesto si rifletta sullo spazio che mantiene Madrid: con una base economica più fragile della nostra, con banche ben più conciate delle nostre, con una società assai meno ricca della nostra, la Spagna ha molte più capacità di manovra, di trattativa e d’influenza dell’Italia. Perché lì c’è uno Stato con un suo capo che unisce la nazione senza dover partecipare ai giochetti parlamentari, con i pm che rispondono al Parlamento e sono separati dai giudici, con un chiaro bipolarismo e un reciproco riconoscimento tra avversari (benché – persino un Marco Travaglio può capirlo – l’eredità del franchismo sia per un uomo di sinistra non comparabile con quella del berlusconismo).

Certo anche lì non mancano iniziative destabilizzatrici come il sostegno all’indipendenza della Catalogna dietro alle quali si intravedono manine straniere. Però – almeno per ora – lo Stato spagnolo regge e consente un ben altro ruolo internazionale e dunque nazionale rispetto al nostro.

Basta vedere l’atteggiamento umiliante di Enrico Letta (ubbiditemi se no interviene Bruxelles) per capire le nostre miserabili condizioni e basta leggere le cronache delle ultime settimane per vedere gli effetti che questa condizione di sottosovranità produce: dalla distruzione dell’Ilva all’umiliazione del Monte dei Paschi (mentre una Deutsche Bank non messa molto meglio della nostra banca senese se la può cavare grazie all’appoggio dello Stato, la nostra è trattata a pesci in faccia), alla probabile vendita di Telecom Italia a Telefonica e così via.

Terribile è leggere che chi difendeva l’Alta velocità ha dovuto subire un attentato alla propria fabbrica con metodi da camorristi preoccupanti perché non solo sono avallati da sfasciati eredi del nichilismo sessantottesco come Erri De Luca o Gianni Vattimo, ma giustificati nelle finalità (l’Alta velocità è inutile) anche da un marcio opportunista come Matteo Renzi, passato da laudatore della modernità a inseguitore di grillini.

Pur minime nelle forme colpiscono, poi, le violenze inferte a Luciano Violante, reo di riflettere sui problemi della pacificazione: la violenza è sempre tragica, talvolta diabolica (il Novecento ne è testimone anche nella “civilissima” Europa) talvolta necessaria (contro i tiranni, per la liberazione della propria Patria), è raro però trovarne di così cretina come quelle rivolta contro l’ex magistrato poi dirigente del Partito comunista italiano.

L’assurdo di una sinistra che non tollera Violante
Si può dissentire da sinistra con Violante ma accusare chi ha inventato il meccanismo della giustizia politicizzata di “tradimento”, non comprendere e rispettare – al di là delle valutazioni politiche – il tormento di una persona che prende atto di quello che considera un proprio fallimento fondamentale, è possibile solo se si è dei cretini che adesso magari vedremo in azione anche contro Ilda Boccassini (anche se quest’ultima quando dissente dalla giustizia politicizzata sembra tanto Barbablù che parla a favore della sacralità del vincolo coniugale).

Tutti i segni, piccoli o grandi, di questi giorni – comprese le barbarie di un Luigi Zanda che vuole violentare il regolamento del Senato per colpire Silvio Berlusconi – indicano come più o meno decisamente si marci verso il baratro. Riusciranno il coniglietto Enrico Letta, la fradicia “nuova speranza” del Pd Renzi, la congrega delle anime morte ben rappresentata da Guglielmo Epifani, il popolo del centrodestra senza cultura e la cultura del centrodestra senza popolo a fermare quello che sembra un inevitabile destino? La situazione è tale che senza popolo non ci sarà salvezza, senza visione nazionale non ci sarà salvezza, senza consapevolezza internazionale non ci sarà salvezza. Mettere tutte queste tre palle insieme in buca appare quasi impossibile. Quasi.