Islam e integrazione, dal Belgio un’idea nuova: «Vietare tutti i simboli religiosi»

Deputato dei riformatori rilancia la soluzione laicista: via velo islamico, kippah e croce. «Guai a fare distinzioni, la convivenza passa dalla neutralità assoluta»

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Francia e Belgio non hanno in comune solo attentati, allerta terrorismo e interi quartieri dove comandano gli islamisti. Anche il laicismo è una caratteristica che sempre di più unisce i due paesi. Così, dopo gli sproloqui laicisti dell’Associazione dei sindaci francesi, in seguito alla strage di Parigi anche Bruxelles cerca di non essere da meno.

«VIETARE TUTTI I SIMBOLI RELIGIOSI». Philippe Knaepen, deputato vallone del Movimento riformatore (Mr), primo partito francofono del Belgio, ha dichiarato a Rtbf.be che perché la convivenza abbia successo e tra i cittadini ci sia vera uguaglianza, «è necessario vietare tutti i simboli religiosi nello spazio pubblico». Il deputato è pronto a presentare una mozione in Parlamento: «Il dibattito deve essere aperto. (…) Io credo che la convivenza, domani, passi dalla neutralità assoluta nei luoghi pubblici. Nelle moschee, nei templi, nelle chiese e a casa ognuno faccia quello che vuole».

«NESSUNA DISTINZIONE». Per Knaepen «se si vieta di portare simboli religiosi per strada, non ci saranno più barriere tra le persone. È l’avvenire della nostra società. È questo il motivo per cui lancio questo sasso nello stagno del dibattito». Via dunque il velo islamico, la kippah ebraica e anche la croce cristiana. Inutile chiedere di non generalizzare, argomentando che le religioni non sono tutte uguali, perché il deputato ha una risposta per tutto: «Non bisogna fare nessuna distinzione perché se si comincia a distinguere, si fa un primo passo sbagliato. Quando ero vice borgomastro a Pont-à-Celles, sono rimasto scioccato dal fatto che un funzionario comunale portasse una croce attorno al collo».

NEUTRALITÀ A SENSO UNICO. Spazzare via con un colpo di spugna la storia e la cultura di un paese, chiedendo allo stesso tempo a chi lo abita di censurare una parte fondamentale della propria identità quando si trova in pubblico, è dunque per il Belgio la migliore risposta al terrorismo islamico. Si può vivere insieme solo se si è tutti vuoti, sembra suggerire il deputato, che rivendica la «neutralità assoluta» solo in campo religioso, perché per quanto riguarda aborto, eutanasia, matrimonio gay, fecondazione eterologa, utero in affitto e via dicendo il Belgio è schieratissimo.

«NICHILISMO NON UNISCE». La soluzione prospettata da Knaepen non solo non offre una risposta ai problemi del paese, ma peggiora le cose. «L’integralismo laico è il miglior alleato degli integralisti islamici», ha dichiarato a tempi.it il sacerdote francese Pierre-Hervé Grosjean. «I media si domandano come dei giovani francesi possano partire per la Siria, rischiando la loro vita, a combattere per lo Stato islamico. E non si accorgono che parte della risposta è in questo vuoto spirituale nel quale facciamo crescere i nostri giovani. Chi risponderà alla loro sete di assoluto, al loro bisogno spirituale? Di certo non il nichilismo, la denigrazione permanente delle religioni o l’odio verso la propria cultura e identità. Queste cose, insieme al relativismo morale, non hanno mai portato felicità né costruito una civiltà né tantomeno unificato un paese».

Foto Ansa


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