L’Isis attacca il Papa per la visita in Iraq: «Vuole una nuova crociata»

In un editoriale sulla rivista Al-Naba i terroristi minacciano i cristiani: «Distruggeremo molto presto le croci delle loro chiese un’altra volta»

L'editoriale della rivista dell'Isis Al-Naba contro il Papa in Iraq

All’Isis non è piaciuta affatto la storica visita di papa Francesco in Iraq. «Distruggeremo molto presto le croci delle chiese irachene come abbiamo fatto la prima volta, con il permesso di Allah». Così i jihadisti dello Stato islamico hanno reagito, attaccando i cristiani e il Pontefice in un editoriale pubblicato sul numero 277 del settimanale Al-Naba, uscito l’11 marzo e tradotto pochi giorni fa dal sito Church Militant.

Il Papa vuole «una nuova crociata»

I terroristi islamici hanno accusato il Papa di voler guidare una nuova «crociata». Il suo scopo sarebbe quello di «rimuovere la sharia di Allah da questa terra e stabilire al suo posto la sua religione politeista». Un esempio, a detta dell’Isis, di questo intento di Francesco è la sua preghiera tra le rovine della Città vecchia di Mosul, dove «ha eretto la sua croce profana».

Che ai jihadisti non sia piaciuta la coraggiosa preghiera del Papa è comprensibile. La croce incriminata, infatti, è stata realizzata da padre Thabet Yousif con il legno della panche della chiesa di san Addai a Karamles bruciata dallo Stato islamico nell’agosto 2014, dopo la conquista della città insieme a tutta la Piana di Ninive. Quando il sacerdote caldeo rinnovò la chiesa, «rendendola ancora più bella», non buttò a memoria delle sofferenze dei cristiani quelle panche, trasformando in occasione delal visita del Papa il legno carbonizzato in un segno di vittoria e rinascita.

L’Isis deplora il dialogo con gli sciiti

L’Isis ha definito il Papa nell’editoriale il «tiranno idolatra dei cristiani». E lo ha accusato soprattutto per la preghiera interreligiosa a Ur dei caldei, il luogo dove si pensa vivesse Abramo. È pregando che, secondo i jihadisti, il Papa avrebbe «propagato le sue nuove idee crociate tra i musulmani dell’Iraq, che negli ultimi 20 anni è stato teatro di una guerra estenuante tra i musulmani e i politeisti».

Ai terroristi non è andata giù inoltre la definizione di Abramo come «padre dei credenti». Secondo il Corano, infatti, «Abramo non era né ebreo né cristiano, ma musulmano. E non era un idolatra». L’Isis ha anche criticato l’incontro tra il Papa e il grande ayatollah sciita Ali Al Sistani, considerato anch’egli dagli islamisti sunniti un idolatra. Dopo aver ricordato che anche Gesù era un profeta di Allah e che il viaggio del Papa potrebbe avere soltanto non meglio precisati «scopi economici», l’editoriale si conclude con una «supplica affinché la visita del tiranno idolatra cristiano sia la sua ultima visita in un paese musulmano e affinché Allah ci permetta di prevalere su di lui [il Papa] e tutti i suoi seguaci».

Il coraggioso viaggio in Iraq

È interessante notare come i jihadisti abbiano accusato il Papa di incitare i musulmani a «rimuovere la sharia di Allah da questa terra». In realtà, sono i musulmani iracheni stessi, molto spesso, a non invocarla più dopo aver vissuto sotto di essa durante gli anni del Califfato. «Quando i jihadisti arrivarono nel 2014, i musulmani li accolsero a braccia aperte perché pensavano che li avrebbero liberati dal governo sciita», ha testimoniato a tempi.it fra Yaacoub Hasso, uno dei monaci che vivono nel monastero di San Behnam, che si trova nella cittadina interamente islamica Khidr, a pochi chilometri da Qaraqosh. «Erano felici, ma poi l’Isis cominciò a uccidere tutti quelli che non la pensavano come loro, a imporre la sharia e a riscuotere le tasse. In città non c’era più cibo, non c’era l’elettricità, non c’era il riscaldamento. Alla fine, nessuno li voleva più. Dopo aver assaporato che cosa significa vivere sotto la sharia, nessuno adesso la invoca più».

Se l’editoriale è la dimostrazione che il viaggio del Papa è stato coraggioso, e che l’esercito iracheno ha saputo mantenere la sicurezza durante la visita, l’annuncio di nuovi attacchi contro le chiese irachene non può che essere fonte di preoccupazione per i cristiani. Che sul tema della sicurezza, del resto, non si sono mai fatti illusioni: «L’Isis sarà anche stato sconfitto militarmente», dichiara un giovane padre di famiglia cristiano di Qaraqosh a Tempi, «ma la loro mentalità è viva. Sappiamo che torneranno, non so se tra tre o quattro anni, se con lo stesso nome o un altro. E se lo Stato non fa qualcosa per difenderci sono sicuro che, magari non io, ma i miei figli vedranno il giorno in cui i terroristi ci cacceranno per sempre da questa terra».

Sul prossimo numero di Tempi, che in occasione della visita del Papa ha realizzato un viaggio tra i cristiani della Piana di Ninive, dopo gli articoli e i video già pubblicati sul sito, uscirà un grande reportage con storie e testimonianze inedite sulla condizione dei cristiani perseguitati in Iraq.

@LeoneGrotti