Iraq. Baghdad implora un intervento in forze della coalizione contro l’Isis, ma non lo otterrà

Al vertice di Parigi le critiche del premier iracheno Al Abadi all’alleanza internazionale anti-Stato islamico non hanno ottenuto il cambio di strategia sperato

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Articolo tratto dall’Osservatore Romano – Parigi, 3 giugno. La riunione, ieri a Parigi, dei ministri degli Esteri della coalizione internazionale formatasi per contrastare il cosiddetto Stato islmanico (Is) si è conclusa riaffermando il sostegno al Governo iracheno – era presente il primo ministro Haider Al Abadi – ma senza mutamenti di strategia. In particolare, è stato confermato che il contributo militare resterà affidato ai raid aerei e non ci saranno interventi di truppe di terra. Al tempo stesso, la coalizione ha chiesto al Governo iracheno di ricucire le relazioni con le diverse componenti politiche e sociali del Paese.

Al Abadi ha dato assicurazioni in questo senso, ma ha mosso dure critiche all’azione internazionale. In particolare, oltre a lamentare il mancato contrasto dei cosiddetti foreign fighters – i combattenti stranieri che raggiungono le file dell’Is – ha detto che non sono arrivate le forniture d’armi promesse, soprattutto cannoni anticarro e ha aggiunto che sta ancora aspettando il via libera dell’Onu per acquistare armamenti da Iran e Russia. Il segretario di Stato americano, John Kerry, assente per una frattura al femore, ma collegato telefonicamente, ha assicurato che Washington avvierà la consegna di missili anticarro all’Iraq già questa settimana.

Quanto alla Siria, la coalizione ha auspicato «un vero processo politico inclusivo», che porti a un Governo senza l’attuale presidente Bashar Al Assad. Una reazione immediata è giunta dal ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, secondo il quale quella su Al Assad è «un’ossessione che non aiuta la lotta contro il terrorismo».

Un passaggio della dichiarazione conclusiva della riunione a Parigi è stato dedicato alla Libia, uno dei Paesi «colpiti da crisi politica» in cui l’Is «cerca di espandersi». A tal proposito, il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel García-Margallo, ha riferito di una «idea embrionale» lanciata dall’Italia – della quale non si è discusso ma che vede consenziente la Spagna – di azioni anche in tale Paese. Secondo García-Margallo, per dare base legale a tale intervento basterebbe che a sollecitarlo fosse un Governo libico legittimo. In merito, ha ricordato che l’8 giugno l’inviato dell’Onu per la Libia, Bernardino León, presenterà il suo piano per formare un Governo libico di concordia nazionale.

Da parte sua, il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha dichiarato che la coalizione, oltre che dell’Iraq e della Siria, sta incominciando a occuparsi di altri Paesi, tra cui la Libia, «non sul piano militare, ma su quello dei finanziamenti e del contrasto ai foreign fighters».

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