«Io, neo-preside lombarda in pectore (forse), vi racconto l’ennesima puntata della tragedia “concorsone”»

I 355 dirigenti che hanno vinto il concorsone sono in ballo da tre anni a causa di corsi e ricorsi. Una di loro, Ersilia Conte, racconta a tempi.it l’ennesimo rinvio: «È peggio di una barzelletta»

Venerdì 7 marzo, dalle 8.30 si sono radunate davanti a Palazzo Lombardia 355 persone, tutti elegantemente vestiti e discretamente emozionati, come il primo giorno di scuola. Alle 9.30 la distinta folla ha varcato l’ingresso della Sala Biagi. I 355 sono i nuovi dirigenti scolastici lombardi che, dopo varie vicissitudini, sono risultati vincitori del “concorsone” in seguito alla sentenza del Consiglio di Stato del 4 giugno 2013. La folla di neo-presidi si dev’essere sentita come tanti alunni al primo giorno di scuola, perché quella mattina del 7 marzo, finalmente, dopo due anni, avrebbero dovuto firmare il nuovo contratto da dirigenti scolastici a tempo indeterminato.
Quando invece davanti a loro si è presentato il provveditore scolastico della Lombardia, Francesco De Sanctis, si sono beccati una doccia gelata. «Ci hanno fatto firmare, ma ci hanno detto che fino a settembre non potremo di fatto lavorare» spiega a tempi.it una dei neo-presidi (forse), Ersilia Conte, docente di Chimica in due scuole di Brescia, l’Istituto Camillo Golgi e l’Itis di Brescia.

Non siete voi i vincitori del concorsone annullato?
Sì, siamo i vincitori, anche se il Consiglio di Stato non ha annullato il concorso ma semplicemente ha sentenziato di re-imbustare le prove e di farle ricorreggere con criteri diversi. È stata una vicenda molto complessa.

Provi a spiegarla.
Dopo la nuova correzione imposta dal Consiglio di Stato sono state ripescate 210 persone tra coloro che avevano partecipato agli scritti, tra cui molti dei dirigenti che avevano presentato ricorso al Tar per il primo concorsone. Ci sono anche state 96 persone tra i precedenti vincitori che con le nuove correzioni sono stati bocciati. I 210 hanno fatto l’orale, altre 310 persone lo avevano già sostenuto dopo il primo concorsone: un 20 per cento fisiologico è stato bocciato e così ci siamo ritrovati in 355. La graduatoria è stata pubblicata il 25 febbraio 2014 sul sito del Miur Lombardia. Sempre sul sito, il 5 marzo ci hanno inviato una convocazione per la mattina del 7 marzo quando avremmo dovuto firmare il contratto di lavoro e quello con la nuova destinazione.

E poi?
La sera del 6 marzo, a poche ore dall’incontro con il provveditore, ci hanno comunicato finalmente la sede in cui saremmo andati a lavorare. Ed eccoci arrivati a quella fatidica mattina: quando siamo arrivati a Palazzo Lombardia eravamo certi che il 10 marzo avremmo preso servizio, invece il provveditore scolastico della Lombardia De Sanctis aveva ricevuto nella tarda serata del 6 marzo una nota del ministero dell’Istruzione che imponeva di non farci prendere servizio in nome della continuità scolastica. De Sanctis ci ha spiegato che ci avrebbe fatto firmare il contratto a tempo indeterminato, ma non quello di “presa di servizio” su cui è indicata la nostra sede. Quindi di fatto siamo dirigenti nominati senza stipendio.

Sembra una barzelletta.
Molto peggio di una barzelletta. Noi tutto questo lo abbiamo già vissuto il 28 agosto 2011, quando ci è stato detto che il concorso che avevamo vinto era stato bloccato per il ricorso al Tar.

Avete parlato con il ministero dell’Istruzione?
Sì. Due giorni fa alcuni nostri rappresentanti sono stati al ministero, mentre ieri sono andati i sindacati, anche perché questa nuova situazione ha già provocato circa 30 ricorsi. Al ministero ci hanno detto che stanno valutando il da farsi. Tutti noi siamo consapevoli che la continuità didattica potrebbe venire a mancare, ma almeno se noi entrassimo in servizio i ricorsi al Tar verrebbero meno, per cui almeno non ci sarebbe il rischio di rifare tutto.

Sta dicendo che c’è il rischio che annullino di nuovo il concorsone?
Sì, questa spada di Damocle c’è eccome. Il Tar entrerà nel merito di una prima tranche dei nuovi ricorsi il prossimo 1 luglio e i giudici dovranno valutare aspetti delicati, come la vicenda dei 90 promossi poi bocciati e delle nuove griglie di valutazione. È possibile che questi elementi spingano i giudici anche a cancellare il concorso. Le domande che sorgono sono tante: è tutto cattiva amministrazione? C’è in ballo qualcos’altro? Ci sono delle pressioni particolari su questi posti lavori? Perché tutti noi ci stiamo chiedendo dove stia il punto di quest’ultima vicenda imbarazzante. Nelle clausole del contratto che abbiamo firmato c’è proprio scritto che se viene annullato il concorso viene annullata anche l’assunzione. Insomma restiamo con il fiato sospeso. Noi abbiamo tenuto un profilo rispettoso e basso, però è diventato tutto molto logorante, anche dal punto di vista umano. Posso raccontarle qualche esperienza?

tarPrego.
Io giovedì – come d’altra parte gli altri 345 futuri presidi – avevo salutato i miei allievi e i miei ex colleghi, avevamo fatto una festa d’addio. Immaginabile quindi con che faccia lunedì sono dovuta rientrare a scuola dicendo: “Scusatemi, sono ancora qui”. Uno dei presidi delle due scuole in cui lavoro è reggente a sua volta anche in altri istituti. E anche lui venerdì 7 marzo aveva salutato alcuni allievi e insegnanti, dicendo che sarebbe arrivato un nuovo preside. Pensi, c’è stato persino uno dei neo-presidi che è entrato in graduatoria all’ultimo momento, per una rinuncia. La sera del 6 marzo questa persona ha scoperto che era stato nominato e la mattina dopo si è sentito dire che era ancora tutto bloccato.

Il tema della continuità però è serio. Ormai siamo a metà dell’anno scolastico.
Comprendiamo benissimo. Ma, almeno in teoria, il dirigente non è solo un timbra-carte, è una vera e propria guida in ogni comunità scolastica. È chiaro che molti degli attuali presidi costretti alla reggenza di più scuole, non per colpa loro ma per la necessità di correre dall’uno all’altro istituto, non hanno potuto essere “leader educativi”. Nella quotidianità di una scuola questo è avvertito come un problema, perché i docenti hanno bisogno di confrontarsi. Servirebbe un respiro più ampio sulla scuola.