Inter, Mazzarri si presenta: «Non temo il confronto con Mourinho»

Primo giorno in nerazzurro per l’allenatore toscano: «I successi partono dalla cura dei dettagli, dal lavoro e dal sacrificio». A lui il compito di rilanciare il club di Moratti: «A questa squadra serve autostima».

Spigliato e diretto. Arriva puntuale alla conferenza stampa di presentazione Walter Mazzarri. Ha voglia di iniziare il suo lavoro all’Inter, in fretta, dettando subito le linee guida del suo lavoro in casa nerazzurra. Da una parte gli umori freschi di una nuova avventura che è appena agli inizi, cui Mazzarri ha detto sì affascinato dalla stima offerta dal presidente Moratti. Dall’altra i metodi e la filosofia di un allenatore ormai navigato, che in 10 anni di Serie A è sempre riuscito a dare alle sue squadre un’anima chiara. «I successi partono dalla cura dei dettagli, del lavoro e del sacrificio», si è presentato il toscano. «Sono considerato un tattico, cerco di dare un’impronta ben definita alle mie squadre. Nel calcio attuale bisogna essere preparatissimi a livello fisico e mentale. Per me l’allenamento è sacro, e non si salta».

«SERVE AUTOSTIMA». La ricetta pare quella che serve proprio all’Inter, reduce da una stagione buia. Le 16 sconfitte dell’era Stramaccioni non paiono però essere un dramma per il nuovo allenatore: «La rosa dell’Inter non può essere quella che ha finito lo scorso anno. Il valore tecnico di chi c’era è è sicuramente superiore a quello visto. Non so perché le cose siano andate così, non c’ero. Ora però ho il dovere di apparecchiare tutti i ragazzi di cui la società mi metterà a disposizione dall’8 luglio». Per poi aggiungere: «Bisogna lavorare su convincimento e autostima. Le negatività si sono accumulate, gli infortuni… l’annata è andata sempre peggio. La prima cosa che dovremo fare tutti è cercare di dare un’organizzazione che tuteli e faccia sentire sicuri i giocatori, proprio x guadagnare l’autostima».

VIA DA NAPOLI. Nelle sue risposte Mazzarri ha spiegato anche cosa lo ha portato a lasciare il Napoli, facendo una scelta «maturata come ben sapete all’inizio dell’ultimo anno, quando rifiutai il rinnovo del contratto. Pensavo che avrei lasciato Napoli per mancanza di stimoli». Poi arrivò l’avvicinamento dell’Inter: «Da quel momento in poi potevo rimanere fermo, se non ci fosse stata una richiesta che potesse darmi grossi stimoli. Il presidente Moratti mi ha voluto incontrare, mi è piaciuto tutto, mi sono sentito pronto e carico per cominciare questo percorso con l’Inter». E il pensiero va anche al vecchio presidente, Aurelio De Laurentiis: «Non voglio che si parli di tradimento. Lui fa spesso battute, a volte vengono bene altre meno. Sono stati anni bellissimi, ho ricevuto tanto e ho dato tanto». Poi una piccola gaffe sulla fine dell’avventura partenopea: «Come tutti i matrimoni c’è un inizio e una fine (risate; ndr)… la battuta mi è venuta male».

IL PARAGONE CON MOU. Inevitabile poi dover rispondere a chi gli chiede se ha paura di essere paragonato a José Mourinho, l’eroe del Triplete che sempre torna nei cuori dei tifosi: «Non ho mai pensato ai confronti, un allenatore è come un artista, a se stante. Io credo di avere una caratteristica: spero che il meglio debba ancora venire. E voglio lasciare il segno. Per quanto riguarda Mourinho, ho stima di lui perché è un allenatore vincente e ha fatto bene dove è andato. C’è stata qualche scaramuccia, ma la stima non cambia». E a chi gli chiede come si definirebbe, lui risponde riallacciandosi a ciò che ha spinto la scelta della dirigenza nerazzurra: «Credo di essere un allenatore accentratore, punto di riferimento di tutti i collaboratori che la società mi mette a disposizione. Mi piace assumermi le responsabilità di ogni componente dell’azienda. E ho avuto la sensazione che Moratti cercasse queste caratteristiche».