Il Vaticano sfida a calcio le glorie del Borussia. Una partita “organizzata” da Benedetto XVI e ratificata da papa Francesco

Domenica una selezione di dipendenti della Santa Sede volerà in Germania per sfidare le vecchie glorie del Borussia Mönchengladbach, guidate dalla vecchia stella Herbert Wimmer

È una tradizione voluta da Benedetto XVI quella che porterà la Nazionale di calcio del Vaticano in Germania il prossimo 9 e 10 agosto, per giocare contro le vecchie glorie del Borussia Mönchengladbach, squadra del campionato tedesco che può vantare, nel suo palmares, 5 titoli nazionali e due Coppe Uefa. La gara è in programma a Francoforte, alle 13 di domenica, avrà uno scopo benefico ed è il proseguimento di un’iniziativa che iniziò nel 2011 per volere di Joseph Ratzinger (qui la sua analisi sui Mondiali) e che ora è stata accettata anche da papa Francesco.

250px-Herbert_Wimmer_1972«LA CONTINUITÀ». «Ecco il bello: la continuità», ha detto a Radio Vaticana monsignor Gulliermo Karcher, uno degli organizzatori della gara e collaboratore stretto di Bergoglio. «Quando papa Francesco l’ha saputo, non ha fatto che plaudire a questa iniziativa. Conosciamo il suo spirito sportivo. Vorrei sottolineare proprio questa continuità: i due Papi hanno visto in modo chiaro l’importanza dello sport».

LA SQUADRA DEL VATICANO. Così la squadra della Santa Sede volerà in Germania ospite di uno dei più grandi club europei. Contro di loro scenderà in campo la “Hacki Wimmer 6 Friends”, squadra che raccoglie appunto le vecchie glorie del Borussia e che è capitanata da Herbert Wimmer, stella della Germania campione del mondo nel 1974 e cinque volte vincitore del titolo nazionale con la squadra del Basso Reno. A dir la verità la squadra del Vaticano non è una vera e propria nazionale, ma soltanto una rappresentativa, che pesca giocatori tra i dipendenti della Santa Sede, arruolati in squadre amatoriali come la Gendarmeria Vaticana e la Dirtel (delle Poste Vaticane), o provenienti dalla Segreteria di Stato e dalla Guardia Svizzera Pontificia.

«GIOCATORI ECCELLENTI». Inoltre, è una delle poche nazioni al mondo riconosciute che però non possono vantare una selezione riconosciuta dalla Fifa (sono 8 in tutto). «C’è la gioia di sapere che il Vaticano sarà presente nei suoi diversi uffici e dicasteri», commenta ancora monsignor Karcher, « parliamo addirittura della Gendarmeria Vaticana, della Guardia Svizzera Pontificia, della Segreteria di Stato. Una squadra composta da tanti giocatori eccellenti, che rappresentano il mondo vaticano».

IL PAPA E IL CALCIO. Inutile ricordare quanta importanza abbia dato papa Francesco al calcio durante il suo primo anno e mezzo da Pontefice. Tifosissimo degli argentini del San Lorenzo de Almagro, per lui lo sport è molto più di divertimento. È uno strumento di educazione, un luogo dove «si trovano bellezza, gratuità e cameratismo, e se in una partita manca questo manca la forza», come disse lui stesso un anno fa all’udienza con le nazionali di Italia e Argentina che si sfidavano in amichevole a Roma. Un incontro in cui pronunciò il suo invito a rimanere “dilettanti: «Uno sportivo, pur essendo professionista deve restare un dilettante, e quando la fa è utile alla società, costruisce il bene comune». «Quando lo sport viene praticato con lo spirito giusto – conclude monsignor Karcher – diventa una scuola per la disciplina, per il rispetto per chi gioca, con me o contro di me nella squadra dei rivali. Questi sono tutti valori molto evangelici, perché promuovono la crescita della persona, il rispetto per l’altro».