Il Tar e il voto in Piemonte. L’Italia è in mano a una minoranza di sfascisti e di azzeccagarbugli

Non si lascia ai tribunali l’onere di decidere chi deve governare un paese, una regione, un comune. Non si lascia ai magistrati il potere di scrivere le leggi elettorali e quello di fucilare il primo degli eletti

Siamo in regime di colpo di stato permanente. Questo e solo questo significa la sentenza del Tar Piemonte che dopo quasi quattro anni annulla il voto delle regionali a causa di firme falsificate in sede di presentazione della lista Pensionati. Perché dovrebbe essere annullato il voto di 27 mila cittadini? Gli autori del falso sono già stati individuati e giustamente condannati in sede giudiziaria. Ma i 27 mila voti sono veri. Autentica e libera è stata l’espressione della volontà dei cittadini. Dunque?

Dunque un’ennesima sentenza ciceronica, nel senso di Cicerone: «Il massimo del diritto è il massimo dell’ingiustizia». Dunque la verità è che lo Stato italiano è al capolinea, la democrazia è sospesa, le libertà sono appese a un’amministrazione della legge che, grazie un’interpretazione della stessa in maniera più o meno elastica (dimmi di che partito sei e di quale consiglio regionale, banca, associazione, gruppo industriale fai parte e ti dirò che sentenza avrai), decidono tutta la vita della società, della politica e dell’impresa in Italia.

E L’Ilva. E Finmeccanica. E il calcio. E la legge 40. E le coppie gay. E la marijuana. E le moschee. E Dolce&Gabbana. E le P2, le P3, le P36. E i Di Pietro, e i De Magistris, e gli Ingroia. Siamo sempre lì: hai voglia tu italiano a eleggere governi, parlamenti, consigli regionali e comunali. Comandano loro. Funzionari statali che il 27 del mese ricevono lauti stipendi e, cadesse il mondo, venisse una crisi che non dà più lavoro a nessuno, loro ottengono i loro begli scatti di carriera e anzianità, a prescindere da ogni valutazione di merito e di qualità. Funzionari che non rispondono a nessuno. Che non sono controllati da nessuno. Che sono impiegati in Torri Statali in cui non è consentita nessuna trasparenza né alcuna vigilanza da parte di organi e istituzioni rappresentative.

Quanto al merito della vicenda non si capisce perché, stando così le cose in Piemonte (e, vedi caso Formigoni, in Lombardia), perché i Tar di tutte le altre regioni, come denunciato per tempo dai radicali, non vanno a verificare le firme che hanno prodotto consigli regionali, comunali e provinciali. Infatti, come scrissero i radicali in un dossier presentato proprio alla vigilia delle regionali del 2010, le leggi che regolano la presentazione delle liste sono farraginose, sono compromesse da procedure opache e producono falsi di vario genere. Ovunque.

È proprio così, come scrivono i pannelliani: «L’onere della raccolta firme, nato per arginare le candidature temerarie e le liste senza rappresentatività, è diventato uno strumento per impedire l’accesso alle elezioni di quelle forze politiche che vivono fuori dal recinto partitocratico. In Inghilterra, ad esempio, si paga una semplice cauzione».

Ma se è così, non si lascia ai tribunali l’onere di decidere chi deve governare un paese, una regione, un comune. Non si lascia ai magistrati il potere di scrivere le leggi elettorali e quello di fucilare il primo degli eletti che ha un colore politico che non garba a lorsignori. Il potere di determinare le politiche industriali e quelle sull’immigrazione. Il potere di stabilire i protocolli clinici e perfino il potere di come si deve parlare al telefono se si vuole continuare a giocare a calcio.

Se per vent’anni è stato così, bisogna fare in modo che non sia più così. Si devono cambiare le leggi, si devono fare le riforme, si deve avere un parlamento e governi che legiferino e governino sul serio. E forse, come ha suggerito Romano Prodi, se si vuole combinare qualcosa in un paese paralizzato da una minoranza di sfascisti e di azzeccagarbugli, bisogna anche abolire i Tar.

Presidente Napolitano, non è forse per questo che l’Italia non conosce da vent’anni né stabilità, né benessere, né pacificazione nazionale? Non è per questo che affondiamo e non c’è verso di risalire la china, perché appena appena si stabilizza una situazione, c’è subito una sentenza che riapre il circo del caos?

La vogliono fare o no questa benedetta riforma della giustizia? L’alternativa non c’è. Perché gli italiani possono votare tutti i Renzi e i Berlusconi e i Grillo che vogliono. Ma se al dunque, sopra il nostro voto e dietro a qualsiasi leader, è appostato sempre e comunque un magistrato che non potrà mai essere né controllato né sanzionato per i suoi errori o invasioni di campo (in ambiti spettanti agli altri poteri), in realtà gli italiani votano uno, nessuno… e centomila casi giudiziari che, da vent’anni a questa parte, non hanno solo distrutto lo stato di diritto, ma hanno azzerato ogni possibilità di stabilità e di ripartenza operosa in ogni comparto.